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    Elio Graziano, ex proprietario Isochimica, si è spento ad 85 anni

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    È morto in ospedale Elio Graziano, ex proprietario dell’Isochimica, principale imputato nel maxi processo in corso sulla fabbrica dei veleni

    È morto in ospedale l’ex presidente dell’Avellino Calcio Elio Graziano, ex proprietario dell’Isochimica, principale imputato nel maxi processo in corso sulla fabbrica dei veleni per i reati di omicidio plurimo colposo e lesioni colpose. Aveva 85 anni, era originario di Fisciano (Salerno): nei giorni scorsi era stato ricoverato d’urgenza presso il reparto di terapia intensiva dell’ospedale Moscati di Avellino per una grave broncopatia e per problemi cardiaci.
    Figlio di un ferroviere, dopo la maturità classica, Graziano entra nelle ferrovie dello Stato. La passione per la chimica lo porta ben presto ad abbandonare il posto d’impiegato statale. S’iscrive prima all’Università di Bologna e dopo, a Parigi, alla Sorbona. Quando ritorna, ha una laurea honoris causa in ingegneria chimica. Continua gli studi e lavora alla formula di un solvente che rimuove le particelle elettrostatiche dalle pareti dei treni. Questa scoperta sarà la sua fortuna. Fonda il gruppo Idaff-Icg, che fattura 230 miliardi di lire l’anno, fatturato che in gran parte arriva da commissioni pubbliche del ministero dei trasporti.
    Nel 1983 fonda l’Isochimica, la fabbrica di Pianodardine dove per anni sono state coibentate le carrozze ferroviarie: si eliminava l’amianto senza alcuna protezione per i circa 300 giovani operai.
    Lui ai sindacati che protestavano in quegli anni rispondeva: “La Coca Cola fa più male dell’amianto“, ma poi molti ex operai si sono ammalati di asbestosi e sono morti.

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    Tonnellate di scorie di amianto sono state smaltite nel piazzale della fabbrica, sito tra i più inquinati della Campania, dove ora è finalmente iniziato il piano di bonifica. Graziano ha sempre respinto le accuse: di recente in una lettera, in merito all’inchiesta per le morti di amianto, si definiva una “vittima di terroristi che argutamente hanno voluto creare il panico nell’area dell’Isochimica”.

    Elio Graziano è stato anche titolare dell’Idaff di Fisciano dove veniva prodotto un detersivo il “Dyal“, marchio che campeggiò per alcuni anni sulle magliette dell’Avellino in A. Anche nello stabilimento salernitano sarebbero stati interrati cubi di cemento-amianto come accertato dall’inchiesta della Procura di Nocera.
    Certo perché smaltire regolarmente l’amianto sarebbe costato troppo e allora si pensò bene di far pagare questo prezzo così alto a tutti gli operai che sotterravano manualmente le polveri mortali nei luoghi limitrofi senza alcuna protezione. Complici il comune, l’ufficiale sanitario, le Ferrovie dello StatoElio Graziano e tutti quegli organismi che allora avrebbero dovuto vigilare o fermare tutto e non lo fecero.
    L’imprenditore fu anche personaggio chiave dello scandalo delle “Lenzuola d’oro” che nel 1988 travolse anche i vertici di Ferrovie dello Stato, in un giro di tangenti per la fornitura di biancheria in tessuto non tessuto per le carrozze notturne. Graziano è stato protagonista anche nel calcio negli anni Ottanta (esattamente dal 1985 al 1987) alla guida dell’Avellino in serie A. I tifosi lo chiamavano “papà Elio” per la sua generosità: regalava biglietti per lo stadio ma anche piccole somme di denaro ai tifosi che lo acclamavano.

    Di certo ad acclamarlo non potevano esserci gli operai dell’Ex Isochimica e le loro famiglie, di certo non coloro che sapevano e hanno taciuto. Scoibentare 20 mila tonnellate di amianto per conto delle ferrovie dello stato è stato sì un’operazione da record per l’imprenditore, un obiettivo raggiunto sulla pelle di giovani operai che non sono riusciti ad avere la sua fortuna e vivere così a lungo.

     

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