giovedì - 6 Maggio 2021

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    Eremita, i colori della Street Art per far risplendere le periferie

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    Le città grigie risplendono attraverso i colori e la creatività di chi fa della propria arte una passione: vi presentiamo Eremita, autore del murales “La Luce e la Montagna” di San Tommaso

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    Davide Brioschi in arte Eremita, writter atripaldese di grande Talento dipinge in strada dal 1998, anni in cui frequenta il corso di grafica pubblicitaria  e fotografia all’Istituto d’Arte di Avellino.

    Successivamente amplia il proprio percorso cominciato in strada, ed evolve lo stile che lo caratterizza. Passa dai primi lettering in wild style, strettamente legati al fenomeno del writing e dei graffiti, con figure a volte iperrealistiche realizzati prettamente a spray con un forte impatto chiaroscurale a soggetti più importanti.

    Molti dei suoi lavori attuali infatti, sono incentrati su tematiche ambientali o sociali. 

    eremita
    “L’Estasi di Dafne”

    Nel 2015 la sua prima facciata dipinta viene ospitata a Salerno. Si tratta dell’ “L’estasi di Dafne”, un formato di sette metri per quindici, presentato durante la rassegna “Muri d’Autore”.

    Collabora inoltre con grandi marchi come Unicum Zwack e Ikea. 

    Avellino. Zon ha incontrato Eremita in occasione della nuova opera apparsa qualche settimana fa a rione San Tommaso.

    La Luce e la Montagna questo è il titolo del murales che spicca per i suoi colori in una zona periferica e degradata.

    Spesso i graffiti su muro sono considerati sinonimo di inciviltà, ma Eremita è l’esempio di come l’arte può far risplendere sotto una nuova luce le periferie abbandonate ed essere motivo di vanto per i cittadini.

    I colori che splendono sulle facciate dei palazzi sovrastano il grigiore urbano, l’inquinamento e la frenesia della società.

    Come è nata l’idea de “La Luce e la Montagna”? 

    eremita
    “La Luce e la Montagna”

    Molto dipende da come mi sento nel momento in cui devo concepire un’immagine. Inizialmente sono spinto da un’intuizione, poi man mano cerco di fare chiarezza. Ora può sembrarti un tecnicismo, ma negli ultimi anni nei miei pezzi, l’intento è stato di unire le concezioni del primo graffitismo a tecniche classiche come l’incisione o l’illustrazione sempre cercando di esprimere il mio punto di vista su determinate questioni, rivolte al sociale o al rapporto dell’uomo con l’ambiente. 

    Ne sono venuti fuori dei lavori molto comunicativi e stilisticamente ibridi in cui mi rivedo molto. Ultimamente invece sto cercando di perfezionare processi creativi passati e ho ricominciato  a utilizzare anche la fotografia come strumento di studio prima di definire un Murale. In questo caso ho composto un set fotografico davvero rudimentale, prendendo come soggetti Teresa, la mia compagna e me.

    Il resto è scritto nell’immagine a voi l’interpretazione.

    Perché proprio il rione San Tommaso?

    A San Tommaso c’è un’energia diversa rispetto al resto della città, la gente ha sempre gradito, è sempre stata molto affettuosa e interessata a questo genere di azioni. Ritorno a San Tommaso ogni qualvolta devo spingere la sfida un passo più in là. La sfida non è solo dominare superfici anonime e farlo senza mezzi o con strumenti improvvisati, ma è soprattutto partire dalla periferia e riuscire a comunicare la tua azione, il tuo pensiero, al resto del mondo, attraverso i media, attraverso la rete o semplicemente attraverso chi si reca  in quei luoghi spinto dalla curiosità. Significa porre l’attenzione su un quartiere altrimenti dimenticato. Equivale a dire: Ok, vuoi vedere la tanto acclamata Street Art?  Fai un salto dove prima non saresti passato. Per molti sono luoghi da cui fuggire. Per me è il luogo perfetto da cui cominciare.

    Proprio per seguire questa linea di pensiero, a breve seguirà una seconda opera in Via Colombo targata “Eremita”.

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