domenica - 5 Luglio 2020

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    Ester Zito: no alla “fuga di cervelli”, sì all’estero

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    La ricercatrice Telethon avellinese Ester Zito, spiega perché uno studente debba preventivare un percorso post dottorato all’estero

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    Ester Zito ha 38 anni ed è una ricercatrice Telethon. Laureata in Chimica e tecnologie farmaceutiche all’Università “Federico II” di Napoli e ha conseguito il PhD presso l’Istituto Telethon di genetica e medicina di Napoli.

    Ester è una ragazza avellinese e per studio ha viaggiato molto. Dopo il dottorato di ricerca ha continuato il suo lavoro da ricercatrice negli Usa all’Università di New York, e poi in Inghilterra all‘Università di Cambridge, successivamente è rientrata in Italia grazie al programma carriere di Telethon, diventando ricercatore dell’Istituto Telethon Dulbecco presso l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano.

    ester-zitoLa giovane avellinese non ci sta ad essere classificata come un “cervello in fuga”,  rilasciando varie interviste ai giornali irpini, ricorda come si possa svolgere in modo diligente e dignitoso il proprio lavoro, senza scadere nella frustrazione legata alla precarietà quasi fisiologica in Italia.

    «Il lavoro da ricercatrice è un mestiere non semplice che mal si concilia con la vita privata. Ma come lo è in Italia, lo è nel resto del mondo. Ed è una scelta. Telethon è un istituto che supporta molto i lavoratori, anche economicamente, basti pensare che i laboratori sono quasi del tutto autofinanziati», spiega Ester alla redazione di Orticalab durante la sua intervista.

    Molto spesso quando si parla di ricerca, ricercatore e ricercatrice ci si affida facilmente ad espressioni come “cervelli in fuga” , “talenti costretti ad emigrare”. Ma il mondo delle ricerca ha le sue regole che sono le stesse per tutti i Paesi del mondo: «In Italia c’è molta improvvisazione e non si ha chiaro cosa significhi fare ricerca: non è un lavoro fisso, bisogna reinventarsi continuamente, accettare i trasferimenti come parte integrante di un percorso di formazione che non dovrebbe creare frustrazione, ma essere accettato come parte del meccanismo naturale».

    Ricercatrice Ester ZitoLa giovane ricercatrice spiega la grande importanza per lo studente di proseguire un percorso post dottorato all’estero, studiare in nuove realtà è fondamentale se si vuole acquisire nuove conoscenze, «è impensabile ambire ad un ruolo da dirigente restando nello stesso ambiente nel quale ci si è formati, semplicemente perché si tende a confermare solo le tesi dei propri professori o responsabili senza impegnarsi in progetti propri. Gli studi all’estero invece donano proprio gli strumenti necessari a raggiungimento di questo obiettivo».

    Le ricercatrici e gli studenti possono trovare lavoro anche in Italia, il nostro Paese è in grado di offrire il giusto riconoscimento grazie ad istituti come Telethon che premiano i talenti e gli studi: «Capita di avvicinarsi al mondo della ricerca anche per soddisfare quello spirito filantropico che alberga in chi magari non è riuscito in una carriera in medicina o simili. Il contatto con i pazienti è frequente e fornisce una motivazione molto forte. Ma qui si ha la consapevolezza che i fondi sono ben impiegati, che non ci sono sprechi e che si lavora per delle persone, per i loro bisogni. Si lavora per figli e genitori in apprensione. E forse da madre oggi riesco a provare ancor di più questa empatia. Anche se la motivazione per il mio lavoro non è mai mancata».

    Quello di Ester è un messaggio importante, oggi insieme al suo gruppo di ricerca, studia i meccanismi molecolari alla base di diverse patologie genetiche dei muscoli, come la distrofia muscolare da spina rigida e altre miopatie.

    Ecco una vecchia intervista della ricercatrice Avellinese a Londra.

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