Franco Oppini e lo scopo del cinema nella società contemporanea



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Esordisce nel ’71 con un ruolo comico ne “I gatti di vicolo miracoli”, continua poi la brillante carriera tra teatro, cinema e piccolo schermo. Si tratta di Franco Oppini, oggi prestigioso giurato per il festival cinematografico made in Irpinia

 

Se è vero che il cinema è definibile come la “settima arte”, lo è anche la sua definizione come “prodotto”. Ci troviamo dunque di fronte a un soggetto dalla natura ossimorica: in quanto l’arte concerne la nostra parte emotiva – un film, infatti, prima di tutto ci emoziona – mentre un prodottoFranco Oppini commerciale riguarda l’aspetto diametralmente opposto, prevede un investimento e un guadagno economico, un film può costare molto ai suoi produttori, che si augurano il successo ai botteghini.

Dunque qual è lo scopo prioritario che il cinema, in particolare quello italiano, ha nella società contemporanea? Quale della sua duplice natura pesa maggiormente e dunque prevale?

Abbiamo rivolto il difficile quesito a chi di cinema se ne intende, a un personaggio che sin dal suo esordio negli anni ’70 è parte di questo mondo. Si tratta di Franco Oppini, incontrato nella speciale cornice dell’Ariano International Film Festival 2016, dove riveste il ruolo di presidente della giuria.

“Il cinema ha purtroppo uno scopo commerciale – ci dice – ma in mezzo c’è la qualità, che affiora nonostante tutto, perché il cinema è un’arte in cui non puoi fare a meno di esprimere te stesso. È un’industria che sta vivendo anche una crisi, quindi c’è ancora di più questo divario tra la qualità e il commerciale, perché chiaramente si cerca di vendere, invece quando un’industria è fiorente si vende ma si fanno anche delle altre cose[…]. In questo contesto, l’Ariano International Film Festival ha un doppio valore, perché qui c’è solo la qualità, non essendo film destinati alle sale,Franco Oppini al commercio[…] qui si fa il vero cinema, che poi potrebbe fare da base a quello commerciale[…].”

Oppini ci parla con assoluto disinganno, evidenziando infatti il peso del guadagno che grava sulle scelte di ogni produttore, ma mostrandoci la soluzione. Iniziative come il festival cinematografico arianese ne rappresentano una, poiché è qui che la passione prevale sugli interessi economici. Dobbiamo quindi augurarci che le istituzioni facciano da spalla a tali eventi, che promuovono la cultura e accendono i riflettori sul nostro territorio. Inoltre, è necessaria una forte educazione alla cultura, cosicché il pubblico sappia discernere autonomamente tra un prodotto di qualità e un altro che la sacrifica per il profitto.

Tutto ciò potrebbe creare insomma un sapere libero dalle leggi di mercato.

 

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