martedì - 27 Ottobre 2020

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    Giovani in fuga dall’Irpinia: in un anno ne vanno via in 2mila

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    Un territorio bello ma amaro: l’ Irpinia si impoverisce ulteriormente lasciando andar via nel corso del 2016 ben 2mila abitanti. A fuggire sono soprattutto i giovani che vanno ad investire lontano le loro energie e competenze

    L’ Irpinia, una terra meravigliosa ma che non riesce a trattenere i suoi figli. La Fondazione Migrantes ha da poco diffuso, come fa ogni anno, il reportItaliani nel Mondo” con i numeri e le statistiche relativi all’emigrazione dall’Italia verso l’estero in riferimento all’anno 2016. I dati sono globalmente demoralizzanti e a dir poco drammatici quelli che più ci toccano da vicino in quanto analizzano il fenomeno nei paesi della provincia di Avellino.

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    Le cifre sono incontrovertibili: in un anno è come se un intero paese fosse scomparso essendo andati via dall’Irpinia circa 2mila abitanti (per avere un metro di paragone si pensi che tanti sono i residenti di località come Quindici o Castelfranci). Allo stato attuale, dunque, a fronte di una popolazione di 423506 abitanti, gli irpini residenti all’estero risultano ben 106588. Svizzera, Argentina, Regno Unito e Germania sono le mete preferite da chi emigra dalla provincia di Avellino.

    Un’emorragia inarrestabile se si considera che nell’ultimo decennio l’intera regione Campania ha visto partire oltre 55mila persone. La fascia d’età maggiormenirpiniate interessata è quella compresa tra i 18 e i 34 anni con un incremento del 23% rispetto al 2015.

    Nella nostra provincia i centri più colpiti sono quelli dell’Alta Irpinia, territorio che sembra davvero sempre più condannato ad un rassegnato spopolamento. Secondo l’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) le situazioni di alcuni paesi rappresentano casi emblematici: Cairano per esempio conta 315 abitanti mentre sono ben 548, quasi il doppio, i cittadini fuori patria; Conza della Campania ha 1796 residenti all’estero a fronte di 1351 abitanti effettivi; a Teora si contano 1972 emigranti contro i 1516 residenti in loco.

    I dati parlano chiaro ed evidenziano la scarsa sollecitudine delle istituzioni e dei politici locali talvolta bravi solo con proclami roboanti ma poi incapaci di creare condizioni sociali ed economiche tali da incoraggiare i giovani a non andar via e ad investire le loro energie e competenze in Irpinia.

    L’emigrazione giovanile si conferma allora uno dei peggiori mali della nostra terra: essa comporta un impoverimento delle comunità da un punto di vista non solo meramente numerico e statistico, ma soprattutto umano e sociale. Abbandonare il paese d’origine significa recidere i rapporti con la comunità che ha allevato e formato culturalmente i suoi figli vedendosi così messi in pericolo patrimoni immateriali inestimabili fatti di usi e tradizioni in quanto vengono a mancare i giovani che dovrebbero riceverli in eredità da chi li ha preceduti, vivificandoli e trasmettendoli poi a loro volta alle generazioni future.

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