«Il bene mio», un film poetico che tocca le corde più profonde dell’anima



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Il bene mio

Inquadrato anche il salone di Tommaso Conza. In alcune scene è visibile il palo del barbiere, forse per omaggiarlo. Ecco la recensione de «Il bene mio»

«Il bene mio», film diretto da Pippo Mezzapesa, racconta le vicende di Elia, ultimo abitante di Provvidenza, un paese fantasma del Sud Italia, abbandonato a seguito di un disastroso terremoto. A differenza degli altri residenti, che si sono spostati a valle con l’intenzione di ricostruire per dimenticare, il protagonista si rifiuta di adeguarsi al resto della comunità e di trasferirsi nel borgo nuovo, anche in ricordo della moglie Maria, che perse la vita proprio a causa del sisma nella scuola elementare dove insegnava.Il bene mio

«Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti» scriveva Cesare Pavese nel suo ultimo romanzo «La luna e i falò».

Come Anguilla, il personaggio principale del libro dello scrittore torinese, Elia, interpretato da uno straordinario Sergio Rubini, riscopre quel senso di appartenenza verso il proprio paese, un legame indissolubile con le proprie radici.Il bene mioAttaccato ossessivamente ai suoi luoghi e agli oggetti, tra cui una tromba, che raccoglie tra le macerie per prendersene cura riparandoli minuziosamente, Elia sembra voler ricomporre i pezzi di un passato che è stato smembrato, vivendo di fragili resti, diventando così, a tutti gli effetti, custode della memoria.Il bene mio

Malinconico e nostalgico, solo in apparenza scorbutico, Elia nasconde una forte dose di ironia, che gli permette di rimanere in equilibrio sul filo della follia, mentre perde la fede (eloquente la scena nella chiesa) e i bulletti del luogo, tra cui uno figlio di un professionista del villaggio, lo scherniscono con i loro schiamazzi notturni. 

Nella sua solitudine, gli fanno compagnia alcuni degli ex cittadini: l’amico fraterno Gesualdo (Dino Abbrescia), organizzatore di viaggi, che spesso lo va a trovare scortando turisti stranieri (tra cui giapponesi e statunitensi), il quale tenta in tutti i modi di convincerlo a partire con lui verso la prossima meta, quella di Lourdes.Il bene mio

E proprio come Nuto ne «La luna e i falò», anche Gesualdo sembra non capire sempre le scelte di Elia, pur essendo l’unico disposto a comprenderlo, spettacolarizzando però la sua condizione di eremita al fine di incuriosire i visitatori, definendolo come «l’ultimo dei mohicani» (chiaro riferimento a «Balla coi lupi», pellicola del 1990 diretta e interpretata da Kevin Costner).

Il bene mio
Dino Abbrescia e Sergio Rubini

Un altro collegamento con la realtà è rappresentato dalla figura di Rita (Teresa Saponangelo), ex collega della consorte scomparsa, che gli procura il necessario per vivere, facendogli anche delle commissioni.

Il bene mio
Teresa Saponangelo e Sergio Rubini

Pur tentando di fargli cambiare idea, entrambi accettano la sua decisione, mentre chi gli oppone resistenza è il sindaco di Nuova Provvidenza, nonché ex cognato (un brillante Francesco De Vito), che vorrebbe imporgli un trasloco forzato per mettere i sigilli a quelle case diroccate, ormai svuotate ma piene di vita.

Il bene mio
Francesco De Vito e Sergio Rubini

Elia è un uomo turbato, dagli occhi persi. Le luci della città con i suoi fuochi artificiali sono lontane, i rumori del vento, le finestre che sbattono e il belare delle pecore, che vagano senza padrone, interrompono il silenzio dell’atmosfera ovattata e surreale di Provvidenza (che prende il nome della barca naufragata ne «I Malavoglia»). 

Sospetta che qualcuno si sia introdotto nell’edificio scolastico, del quale si sente il guardiano ma di cui egli stesso non riesce a varcare la soglia (suggestiva la scena, accompagnata da un sottofondo musicale, dove cammina per il borgo deserto, quasi a contemplarlo, terminando la sua passeggiata davanti al cancello dell’istituto).Il bene mio

Ed è in quella struttura fatiscente che si nasconde Noor (Sonya Mellah), una rifugiata siriana, in fuga dal proprio Paese e da se stessa. Noor riesce ad andare verso il futuro lasciando la sua nazione, ma la società le mette delle barriere perché è un’immigrata irregolare; Elia, invece, si chiude volontariamente in una corazza, tracciando dei confini ideali, ma non glielo permettono innalzando dei muri reali.

Il bene mio
Sonya Mellah

«Il bene mio» (il titolo fa il verso a una delle canzoni più celebri del cantautore foggiano Matteo Salvatore) racconta una comunità dissolta, affrontando diversi temi, tra cui: l’amore, la distruzione, l’importanza del ricordo, l’elaborazione del lutto, l’immigrazione e lo spopolamento dei paesi.

Prodotto da Cesare Fragnelli e distribuito da «Altre Storie», è stato girato a Gravina in Puglia e in gran parte ad Apice Vecchia, incantevole ghost town del Sannio, al confine con l’Irpinia (viene inquadrato anche il salone di Tommaso Conza, barbiere originario di Bonito, il quale può essere considerato un Elia ante litteram, dato che nel centro storico del borgo decise di riaprire la sua bottega dopo il devastante terremoto dell’80. In alcune scene è visibile il caratteristico palo del barbiere a strisce bianche, rosse e blu, forse proprio per omaggiarlo).

Il bene mio
Tommaso Conza

Pippo Mezzapesa, che ha scritto la sceneggiatura insieme ad Antonella Gaeta e Massimo De Angelis, nel suo secondo lungometraggio (a distanza di sette anni da «Il paese delle spose infelici»), disegna un personaggio inchiodato ai suoi ricordi, ancorato alle ombre di una storia che gli altri vorrebbero cancellare, affidando le chiavi del film a Sergio Rubini, una maschera espressiva che regge in maniera trascinante, con un’interpretazione magistrale, i 95 minuti della pellicola.

Il bene mio
Sergio Rubini, Pippo Mezzapesa e Dino Abbrescia

L’attore di Grumo Appula (il cast è prettamente pugliese) riesce a modulare una vasta gamma di emozioni, diverse e contrastanti, in brevissimi cambi di scena (come quella della processione). Una voce fuori dal coro, quindi, che resiste nella sua lotta individuale, supportato da un eccezionale Dino Abbrescia, che si è rivelato una spalla azzeccata ed efficace (perfetta l’intesa tra i due, sarebbe stato piacevole vederli insieme in più momenti).

Il bene mio
Dino Abbrescia e Sergio Rubini

Il cinema italiano, dunque, torna ad occuparsi dei borghi in declino, dopo la commedia «Un paese quasi perfetto» (2016) e il grottesco «Omicidio all’italiana» (2017), e lo fa con un film delicato, intenso, poetico, struggente, che tocca le corde più profonde dell’anima, con un finale commovente e imprevedibile allo stesso tempo.Il bene mio

Elia, nome ebraico che ricorda il profeta, come l’omonimo film di Dino Risi del 1968, a differenza di Vittorio Gassman (che vestiva i panni di un eremita), non si lascia corrompere dalla società, provando invece a educarla all’arte della resilienza.Il bene mio

Il protagonista, dunque, «non è il classico solitario che ha scelto di allontanarsi dal mondo ed è afflitto dalla depressione», come ha sottolineato Pippo Mezzapesa.

«Il bene mio», in fondo, rappresenta ciò che si ritiene più giusto per se stessi, che non deve coincidere necessariamente con quello che vogliono gli altri.

Suggerendoci che, per andare incontro al domani, bisogna inevitabilmente riappropriarsi del passato, che non esistono scorciatoie per esorcizzare il dolore, pur andando in una direzione controcorrente, affrontando crolli interiori nell’ostinato tentativo di rimarginare le cicatrici.Il bene mio

CURIOSITÀ

  • Pinuccio Lovero, il custode cimiteriale che sogna di fare il becchino, protagonista di «Pinuccio Lovero. Sogno di una morte di mezza estate» (2008) e «Pinuccio Lovero. Yes I Can» (2012), fa la comparsa, interpretando un fotografo per matrimoni.

    Il bene mio
    Pinuccio Lovero
  • In una scena, nella stanza di Elia si nota il poster di «Balla coi lupi», mentre in un’altra immagina di vedere il film nel (fittizio) cinema Astra. In una delle sequenze finali, nella piazza principale di Provvidenza, è visibile proprio l’insegna del cinema.

FRASI DAL FILM

  • Elia: «Voi non potete capire com’era bella Provvidenza. Lì dietro, c’era il bar Jolly, il nostro bar: è lì che l’ho incontrata per la prima volta. Maria diceva che a Provvidenza non sarebbe mai successo niente… c’aveva torto»
  • Gesualdo ai turisti: «Ed ecco a voi Elia, l’ultimo abitante di Provvidenza»
  • Elia: «Come si dice “ciao” in giapponese?». Gesualdo: «Sayonara». Elia: «Sayonara pure a te Gesuà!»Il bene mio
  • Sindaco: «Questo è un paese maledetto». Elia: «Questa è la cosa più semplice da dire»
  • Elia: «Non mi prendere per matto eh, io sento che c’è qualcosa di strano in paese». Rita: «Lo sai di che cos’hai bisogno tu? Di qualcuno con cui parlare, con cui ridere». Elia: «Mah, io non le trovo tutte queste cose da ridere francamente»
  • Elia: «La senti la forza?». Rita: «Che forza?». Elia: «La forza di gravità, è quella che ci tiene attaccati qua»Il bene mio
  • Elia: «Quella Madonnina fa parte di Provvidenza, piaceva tanto a Maria». Sindaco: «Le piacevi anche tu, inspiegabilmente, quando ancora eri un essere umano»
  • Elia: «Maria non sta al cimitero, sta qui!»
  • Elia a Noor: «Te ne devi andare, qua non ci può stare nessuno, non ci posso stare nemmeno io»
  • Noor: «I’m illegal». Elia: «Embè, che fa? Pure io sono illegale qua sopra!»Il bene mio
  • Sindaco: «Noi vogliamo dimenticare». Elia: «E vi sbagliate, ricordare bisogna»
  • Elia a uno dei bulli: «Eri carino con gli occhiali, gli occhi erano diversi»
  • Elia a Noor, parlando di Gustavo (Michele Sinisi): «Gustavo non è police, è vigile urbano, è police così!» (gesticolando per sminuire)

GIUDIZIO: ****Il bene mio

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