Il Cantico delle Creature di San Francesco: lettura e riflessioni

0

“Il Cantico delle Creature” è stato il protagonista del primo incontro culturale organizzato dall’associazione ‘Liberi Per Liberare’. Una lezione di letteratura e di umiltà a cura del prof. Donnarumma

Si è tenuto ieri, alle ore 19:30 presso il Santuario S. Maria di Carpignano a Grottaminarda, il primo incontro del ciclo di letture e riflessioni sui grandi classici della letteratura italiana a cura del prof. Gerardo Donnarumma, organizzato dall’associazione ‘Liberi Per Liberare’. Il testo letto ed analizzato durante questo primo appuntamento è stato “Il Cantico delle Creature” di San Francesco di Assisi.

SLa serata si è aperta con una breve presentazione del Parroco del Santuario, Don Antonio Venuta, che ha poi passato la parola a Sonia Bruno, la quale ha spiegato la scelta del Cantico per inaugurare questa interessante iniziativa. Il messaggio contenuto al suo interno rientra a pieno titolo nelle manifestazioni e nelle scelte etiche portate avanti dall’associazione “Liberi per Liberare”, che da anni opera per il bene delle persone in difficoltà, anche a costo di enormi sacrifici. Perché donare e donarsi è la cosa più bella che si possa fare per qualcuno, e San Francesco ne è l’esempio più valido.

Dopodiché l’incontro è entrato nel vivo, con la lettura e l’analisi del Cantico delle Creature, parafrasato e argomentato con spunti di notevole interesse dal prof. Donnarumma. Il componimento è uno di quei testi che tutti abbiamo imparato fin dalla fanciullezza per la sua apparente semplicità espressiva, ignorandone però le innumerevoli complessità nascoste.

Esso, anche noto come Cantico di Frate Sole, è la poesia più antica della letteratura italiana e una delle prime testimonianze del volgare.

« Altissimu onnipotente bonsignore,

tue so’ le laude la gloria e l’honore et onne benedictione. »

Così inizia il Cantico delle Creature di San Francesco, un inno alla
potenza del Signore e alla bellezza della Natura
, una lode a Dio che si snoda con intensità e vigore, trasformandosi verso dopo verso in una vera e propria preghiera.

San Francesco elogia le creature canticoe gli elementi naturali in quanto immagini di Dio e simboli della realtà trascendente. La loro personificazione contribuisce a conferire ad ogni singolo elemento delle sembianze umane, creando quel senso di fratellanza e armonia che riassume tutta la prima parte del componimento.

A partire dal verso 23 il riferimento alla creazione dell’uomo diventa esplicita, e contemporaneamente il tono si fa più profondo e drammatico. L’umanità è divisa tra coloro che sopportano con fede privazioni e tribolazioni in nome dell’amore per Dio (e quindi potranno raggiungere la salvezza), e coloro che vivono nel male e nel peccato.

Questa bipartizione ha permesso al prof. Donnarumma di creare un parallelismo con la realtà contemporanea, in cui spesso ci si dimentica del valore del perdono, della solidarietà, dell’altruismo. Un esempio di queste virtù in via di estinzione è offerto da Papa Francesco, che con la sua semplicità è riuscito a conquistare i cuori di tantissimi fedeli, che hanno riconosciuto in lui il vero merito della fede e dell’amore disinteressato.

cant 2Quanti di noi sono ancora capaci di tacere di fronte a un torto subito? Quanti sanno andare oltre facili egoismi e subdole vendette?

Siamo talmente immersi nel caos della modernità, che spesso dimentichiamo quali sono le cose importanti, e tendiamo ad allontanarci dalla redenzione divina. Basta confrontare la bellezza della natura descritta da San Francesco con le recenti immagini che ritraggono la Terra dei fuochi, per renderci conto di quanto degrado  abbia “inquinato” le nostre fragili esistenze.

Al termine della lauda emerge una concezione del tutto innovativa anche della morte, vista come “sorella” e non temuta da chi muore nell’amore di Dio, perché consente di ricongiungersi a Lui. Gli ultimi due versi, inoltre, riprendono la preghiera dell’incipit, ponendosi come esortazione a lodare Dio con l’umiltà tipica dello spirito francescano.

cantUn’umiltà di anima e d’intenti che è emersa chiara e forte attraverso la riflessione del prof. Donnarumma, che a conclusione della conferenza ha invitato tutti i presenti ad indagare dentro di sé e ad usare gli spunti offerti da San Francesco per donare il proprio tempo e il proprio cuore, nonostante la dilagante decadenza morale che già Dante denunciò parlando del santo di Assisi, e che oggi più che mai minaccia le nostre vite.