domenica - 26 Settembre 2021
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    IL TEMPO SOSPESO NEL PRESENTE IN MOSTRA ALL’ABBAZIA DEL GOLETO

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    All’Abbazia del Goleto gli artisti irpini Maria Rachele Branca ed Ernesto Troisi dialogano visivamente, nel percorso espositivo a cura di Rossella Della Vecchia, su un tema fortemente attuale: il presente quale tempo sospeso. Ecco allora che il critico Francesco Rosetti ne ha tratto spunto per una riflessione estetico-filosofica

    Abbazia del Goleto – “Se nessuno me lo chiede, lo so; se dovessi spiegarlo a chi me ne chiede, non lo so” così Agostino d’Ippona definiva la propria esperienza del tempo, identificando l’esperienza stessa dell’umano come “dispositivo temporale”, secondo la ricostruzione magistrale di Paul Ricoeur. L’uomo è interno al tempo e non lo può definire: anzi l’uomo è il tempo come “distensio animi”, che simultaneamente si estende dal presente che esperisce verso il passato esperito e verso il futuro che esperirà. Questa seminale argomentazione agostiniana, vero punto di arrivo di tutta la riflessione pre e protocristiana antica, fornirà la pietra ad angolo a tutta la filosofia posteriore per le riflessioni sul tempo e le sue aporie.goleto

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    E l’arte, un’arte che si voglia parzialmente o completamente figurativa, ancora fiduciosa nelle possibilità della tela pittorica o della scultura, può restituire un’esperienza del tempo, o quantomeno della temporalità espansa percepita dal dispositivo temporale umano? Su questa domanda necessaria all’umano (il “da dove veniamo, dove andiamo” di Kant), basa la sua ricerca Rossella Della Vecchia nell’allestimento dell’esposizione “Il presente, un tempo sospeso”, riarticolandola nel tempo storico e, suggestione dopo suggestione, nel presente contemporaneo, in cui proprio la dimensione temporale, soggetta allo straniante eterno presente postmoderno, sembra venire a mancare. Riflettere sul tempo nell’arte, infatti, ha una duplice funzione, stabilire che tempo di temporalità pittura e scultura veicolino, ma soprattutto riattivare quel dispositivo temporale (ancora Agostino, Ricoeur e il Benjamin di Angelus Novus) che è l’uomo, coi suoi conflitti e la sua esperienza. Riattivare il tempo e distenderlo vuol dire per la curatrice Rossella Della Vecchia prima di tutto suggerire le due formazioni temporali a noi più note, lineare progressivo e circolare estatico, nella stessa evocatività della location scelta per la mostra, l’Abbazia del Goleto; in secondo luogo suggerire la coesistenza delle tre dimensioni temporali nelle opere in legno di Ernesto Troisi e nella pittura e nella scultura di Maria Rachele Branca.

    Si passa dall’uovo alieno di Troisi, vero archetipo della temporalità sospesa anche nell’ arte, eppure carica di futuro, data la propria relazione con la nascita (che può essere salvifica, come negli enigmatici solidi di Piero della Francesca e Brancusi, o minacciosa, come nell’ alieno di Ridley Scott e Giger), alle conversazioni tra donne di Branca, che  estrapolano la conversazione dal proprio contesto temporale e storico, per ritrasformare la parola e il senso da esse veicolato in apertura poetica.

    Se l’arte, e in essa quella figurativa, non può che mimare il tempo, senza svolgerlo, la maledizione fenomenologica che già riconobbe Lessing, può almeno aprirlo nella situazione cognitiva di chi guarda, nel percorso lineare quindi labirintico progettato da Rossella Della Vecchia nell’ estasi di un tempo che rimane.

    Testo di Francesco Rosetti

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