“Il tempo e un amore”, le poesie del prof. Domenico Pisano presentate al Circolo della Stampa



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Domenico Pisano
Un'immagine della presentazione tenutasi al Circolo della Stampa di Avellino

Ieri pomeriggio, al Circolo della Stampa di Avellino, il prof. Domenico Pisano ha presentato la raccolta poetica “Il tempo e un amore”. Presenti anche i professori Alberto Granese e Leonardo Festa

«La parola tempo, all’interno delle poesie di Domenico Pisano, prima si agglutina e poi si scioglie, verso un’onda di libertà. L’autore gioca sull’elemento del tempo che si chiude e si apre, come una sistole e una diastole. Proprio questo è il tempo che è collegato ai ritmi del cuore, che sono i ritmi dell’amore».

Così Alberto Granese, professore ordinario presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Salerno, ha inquadrato il senso profondo della raccolta poetica “Il tempo e un amore(Manni Editore, 2019). L’opera del prof. Domenico Pisano, insegnante di italiano e latino presso il Liceo statale “Publio Virgilio Marone” di Avellino, è stata presentata ieri pomeriggio al Circolo della Stampa.

Oltre all’autore stesso del libro e al prof. Granese, ha presenziato l’evento anche Leonardo Festa, docente di storia e filosofia presso il Liceo “Fermi” di Vallata. Proprio quest’ultimo ha introdotto così l’opera di Pisano:

«L’autore indaga la relazione tra i concetti di tempo e amore: un’operazione decisa e ambiziosa. Cerca l’essenza dell’amore combinandola alla domanda sull’essenza del tempo: se capire l’amore ci aiuta anche a capire cos’è il tempo e viceversa. Da Aristotele in poi, c’è una lunga tradizione filosofica che si interroga al riguardo. Il tempo va di pari passo con il cambiamento. Capiamo il tempo attraverso il mutamento delle cose. Noi stessi, nell’arco di sette anni, cambiamo tutte le nostre cellule».

«La nostra esigenza è quella di stabilizzare le cose, di fissarle, di tirarle fuori dal tempo. Il prof. Pisano cerca di mettere in relazione l’amore e il tempo perché vuole in qualche modo salvare l’amore dal tempo. L’amore svolge per l’autore la funzione che per Schopenhauer svolgeva l’arte: quando siamo rapiti da ciò che stiamo vivendo, ci scordiamo del tempo. È vero anche che siamo dominati dal tempo, ma abbiamo sempre un’occasione di riscatto».

Domenico Pisano

Nel corso dell’incontro, gli interventi dei docenti sono stati intervallati dalla lettura, da parte di alcuni dei numerosi studenti presenti all’evento, di diverse liriche tratte dal libro di Pisano.

L’intervento conclusivo è spettato proprio all’autore del “canzoniere d’amore“, per usare la definizione che Granese ha dato dell’opera:

«Non è mai semplice parlare di se stessi. La vera scrittura è quella che cerca di dare agli altri tanto di sé. Un’operazione pericolosa. Un atto di coraggio, forse di follia. Una necessità di darsi all’altro. La prima protagonista del mio libro è la parola. La poesia, secondo me, è il momento più alto della scrittura. La parola deve essere scarna, essenziale, efficace e affinché sia essenziale deve essere una parola onesta, altrimenti è retorica».

Pisano ha proseguito riflettendo sulla crisi comunicativa che stiamo vivendo:

«La nostra è una crisi di parola, di comunicazione, quindi una crisi etica prima ancora che economica. L’uomo è parola e la parola è l’uomo. Se, però, non la utilizziamo, se ne abbiamo addirittura vergogna o, peggio ancora, la tradiamo con tanta ipocrisia e luoghi comuni, come possiamo andare verso l’altro? Come possiamo comunicare, cioè entrare in comunione con l’altro?».

Infine, il professore si è soffermato su un’altra protagonista de “Il tempo e un amore”: l’attesa. Un elemento da lui considerato una sorta di quarto tempo, accanto a passato, presente e futuro:

«L’attesa è il mio tempo. La vita è costantemente un’attesa. L’attesa può essere rinuncia, illusione, speranza. A me, però, interessa che ci sia. Attendere significa rinnovarsi, riconquistarsi, vedere nell’altro un’occasione opportuna di rinascita. Non parlo di fede o speranza cristiana. Parlo di un’attesa umana, quotidiana, necessaria e ancestrale. L’attesa più alta è quella di incontrare me stesso. La scommessa più forte e la conquista più difficile. È attendere me laddove forse mi sono smarrito, confuso, per ricongiungermi in un legame organico. Io so di essere questo. La mia fragilità, la mia incertezza di essere dimenticato. Non voglio essere ricordato per il successo, ma essere dimenticati è la morte peggiore. Non so se c’è un’altra vita, ma essere ricordato in questa e, al limite, dimenticato nell’altra… Ci metterei la firma».

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