mercoledì - 20 Gennaio 2021

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    Il tuono che ti scoppia addosso. Irpinia 1980

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    23 novembre 1980. Irpinia. Un tuono che non esplode in cielo ma che ti scoppia addosso. Tetti collassati e distruzione. Distruzione ovunque 

    Irpinia, millenovecentottanta. Da qualche parte ho letto che quando la terra trema, tuona. E che il terremoto ha un rumore: un tuono che non esplode in cielo ma ti scoppia addosso. È questo quello che è successo quarant’anni fa.

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    Il 23 novembre 1980 tutto cambiò, per sempre. La memoria è materia viva e chi lo ha vissuto, chi ha sentito e provato quello scoppio, non potrà mai dimenticarlo.

    La mente ricostruisce ogni istante di quella catastrofe e ne imprime il ricordo. Ogni santo giorno. Come una cicatrice invisibile che ti ha lacerato l’anima, seppur nessuno possa vederla.

    Solo tu, uomo o donna, puoi sentirla, quando ti urla dentro la sofferenza che ha provato e che prova, e mentre brucia.

    Un minuto, trenta secondi e qualche decennio. Non è solo il tempo che scorre inesorabile e che ti è piovuto addosso, ma anche il titolo di un libro, edito dalla casa editrice Il Papavero. 

    Un minuto, trenta secondi e qualche decennio è, difatti, il flusso di coscienza e di scrittura di un uomo/fanciullo, Paolo De Vivo.

    Un tetto che si apre e dalla casa piove il cielo, negli occhi di un bambino uno sguardo da gigante. Avellino. Zon ha chiesto a Paolo di raccontarci in breve quello sguardo dinanzi a quel tetto che si lacera. 

    La toccante dichiarazione di Paolo De Vivo

    La realtà ha tante sfaccettature, potremmo pensare ad essa come alla faccia di un diamante: a secondo di come la guarderemo rifletterà parte della luce che la colpisce.

    La realtà di un evento catastrofico e tragico come quello capitatoci quarant’anni fa ha tante sfaccettature quante sono le vite di chi l’abbia vissuta.

    Irpinia

    Vuoi per testimoniare, vuoi per stigmatizzare, ognuno sentì l’impulso irrefrenabile e, per alcuni versi, sacrosanto di raccontare la sua realtà, quella vissuta sulla pelle.

    Così facendo l’esperienza personale diveniva racconto, ed il racconto tende per sua natura a scivolare nel mito, nel non vissuto, nel solo immaginato.

    Se questo processo avviene nella mente di una persona adulta cosa accade in quella di un bambino?

    I bambini hanno la capacità unica di superare la realtà e di sublimarla, questa diverrà l’unica possibile ai loro occhi.

    Avete mai osservato un bimbo a cui la mamma legge un libro di favole?

    Arriverà all’ultima pagina, la fine della storia sarà evidente anche per lui, d’altro canto l’ha letta già un centinaio di volte, sa che è finita.

    Ma cosa fa? Girerà la pagina e chiederà alla mamma: “E poi?” 

    Ecco. E poi… Agli occhi di un bambino esiste sempre un poi.

    La fine non è contemplata, che sia la distruzione della casa in cui vive o la morte di qualcuno della famiglia a quel bambino non interessa fino in fondo, perché sa che esiste un poi.

    D’ altro canto i bambini si trovano all’inizio dell’esistenza, non potrebbe essere diversamente.

    La cosa che però il bambino non fa è modificare il ricordo nel tempo, non ne ha bisogno, l’ha già fatto nel momento in cui guarda la realtà.

    Questo permise al bambino di otto anni di ricordare.

    Abbiamo chiesto a Donatella De Bartolomeis di raccontarci le sue di sensazioni rispetto a questo testo.

    È  un libro che mi ha riportato indietro nel tempo – ci ha raccontato l’editrice -. Da un lato il dramma del sisma, che anche io, da bambina, ho vissuto sulla mia pelle.

    Dall’altro la malinconia e la dolcezza di un mondo visto attraverso gli occhi di un bambino, che della fantasia ne fa strumento di evasione trasformando anche gli orrori in parte di un mondo incantato che solo chi non ha perso lo sguardo di un fanciullo può comprendere e rivivere.

    Credo sia questa la novità assoluta. Per la prima volta il sisma ci viene raccontato da un bimbo, con il suo modo di esprimersi, di percepire la realtà circostante e libero di dichiarare le proprie emozioni, sensazioni e dubbi.

    … siamo fuori che ancora trema, tremano le scale e tremiamo e barcolliamo noi, andiamo a zig zag.
    Poi il boato si allontana. Il mondo si ferma. Il mostro ci ha scavalcati. Silenzio”.

    È lo scenario, triste scenario, di quel lontano ma vicino millenovecentottanta in Irpinia. E non solo.

    Leggi anche San Michele di Serino, 4 appuntamenti per tenere viva la memoria del Terremoto

    Oppure https://zon.it/irpinia-23-novembre-1980/?amp

    Continua su Avellino. Zon

     

     

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