Intervista a Vincenzo Pirozzi, alias “Lelluccio” nella serie “Gomorra”. L’uomo oltre il personaggio



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Vincenzo Pirozzi, attore, sceneggiatore, regista. Amato dal grande pubblico per l’interpretazione di “Lelluccio” nella serie TV “Gomorra”, oggi ospite all’I.T.E. “Luigi Amabile” di Avellino. Ma oltre il personaggio c’è l’uomo: figlio di un boss, salvato dalla passione per l’arte, profondamente impegnato nel sociale

Una mattinata piena di forti emozioni, quella appena trascorsa per gli studenti dell’I.T.E. “Luigi Amabile” di Avellino. Nell’istituto, infatti, si è svolto “Live your School”, un incontro dedicato al tema della criminalità  e, soprattutto, a come combatterla insieme. Tra i relatori spicca il nome di Vincenzo Pirozzi, conosciuto dal grande pubblico per la brillante interpretazione nella seconda stagione della serie TV “Gomorra, il cui ultimo episodio è andato in onda il 14 giugno 2016. L’artista partenopeo in quella ha vestito i panni di Raffaele Migliaccio, alias Lelluccio, figlio della spietata boss Scianel (Cristina Donadio) e marito di  Marinella, prigioniera in una gabbia dorata (Denise Capezza).

Live your School
Vincenzo Pirozzi in una scena di “Gomorra”. Di spalle, l’attrice Cristina Donadio, che nella serie interpreta Annalisa Magliocca, detta Scianel, madre di Lelluccio

Una storia travolgente quella di Lelluccio, figlio di camorra e protagonista di un amore malato, di cui è  insieme vittima e carnefice. Un personaggio assolutamente negativo, come ci dice lo stesso Pirozzi, capace di mostrare tutto il male del “mito” del camorrista. Negativa, infatti, è anche la sua fine: trucidato a colpi di arma da fuoco, insieme ai suoi scagnozzi. Inoltre la sua vicenda è stata il mezzo per inserire nella trama un fatto di cronaca realmente accaduto: l’assassinio di Pasquale Romano. Quando nella fiction Marinella organizza un agguato al marito in combutta con il clan rivale, i sicari uccido un innocente. Uno scambio di persona che costò la vita, nella realtà, al giovane napoletano che, nel 2012, si trovò “nel posto sbagliato al momento sbagliato”. Pasquale è morto mentre aspettava la sua fidanzata sotto casa, nel quartiere Marianella di Napoli. Una vittima innocente di camorra, una storia che sconvolge ancora oggi l’opinione pubblica.

Le vesti di Lelluccio sono magistralmente indossate da Vincenzo Pirozzi, capace di rendere vivo il personaggio, di caratterizzarlo in maniera assolutamente realistica. Pirozzi, classe ’77, recita infatti da quando aveva soltanto 13 anni. Il debutto sul grande schermo arriva nel ’95 con “Pianese Nunzio, 14 anni a maggio”, diretto da Antonio Capuano. Si forma anche come regista e sceneggiatore, continuando a lavorare sia per il cinema che per il teatro. Tra le numerose collaborazioni, ricordiamo quelle con registi del calibro di Sorrentino e Castellitto. Ha inoltre curato la regia  della nota soap “Un posto al sole” e, tra gli ultimi lavori, spicca “Sodoma, l’altra faccia di Gomorra”. Apparsa nelle sale nel 2013, si tratta di una commedia ambientata a Napoli che ha per protagonisti tre “aspiranti camorristi”. Un’opera illuminante che, attraverso la satira, riesce a portare il pubblico alla riflessione su una tematica tanto complessa. Dalla cruda realtà di Saviano alla satira illuminante di Pirozzi, due strade diverse che convergono sul medesimo obiettivo: mostrare la realtà, smuovere le coscienze.Vincenzo Pirozzi

Ma oltre il personaggio e l’artista, quello che più ci colpisce è l’uomo. “Vengo da Napoli, da un quartiere non facile, il quartiere Sanità” – dice presentandosi agli studenti dell’Amabile – “Ho una storia particolare, particolare perché mio padre è in carcere in regime di 41-bis da quasi vent’anni, perché era un boss”. Il padre è infatti Giulio Pirozzi, braccio destro di Giuseppe Misso, arrestato nel 1998. “Sono vent’anni che un vetro mi separa da mio padre, anni in cui non ho potuto nemmeno toccarlo”. Un dolore enorme, sicuramente, ma che quest’uomo ha saputo rielaborare, traendone addirittura forza. Infatti l’aver vissuto in prima persona le sofferenze di una vita “da strada”, l’aver visto crollare a poco a poco quel “mito” del camorrista, quella vita parallela dei quartieri più disagiati, lo hanno spinto a crearsi un’alternativa. Vincenzo Pirozzi ha scelto la passione, ha scelto l’arte, che ci dice essere per lui un amore viscerale: “Questo mi ha portato fuori e mi sento fortunato, perché molti dei miei amici non ce l’hanno fatta”. Ma ciò che ha reso Pirozzi un vero e proprio vincente non è solo il fatto di essere tornato in quel quartiere, alla Sanità, nonostante il cognome e le difficoltà, ma di aver mostrato quell’alternativa di vita a chi era stato meno forte o meno fortunato di lui. Nasce così l’associazione culturale “Sott’o pont”: laboratori di danza,cinematografia e teatro, che dirige dal 2006, il cui scopo è recuperare i giovani attraverso l’arte. La sua è perciò una vera e propria missione: “Paradossalmente – conclude – la realtà si cambia con una piccola cosa, quella del vivere la quotidianità. Vivere il buono e il brutto, ma sapendo quale scegliere per sé. Il proprio destino si sceglie.”

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