domenica - 5 Dicembre 2021
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    Irpinia 1980. Quarantuno anni e novanta secondi

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    L’Irpinia ha tremato quarantuno anni fa. Oggi il ricordo di un dolore che sopravviverà sempre in ciascuno di noi

    Irpinia 1980. Ore 19:35. No, non sono solo numeri. È la nostra triste storia. La terra trema per novanta interminabili secondi. Tremano le scale e tremiamo e barcolliamo noi, andiamo a zig zag. Poi il boato si allontana. Il mondo si ferma. Il mostro ci ha scavalcati. Silenzio.

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    Sono passati quarantuno anni da quel silenzio/frastuono. Ogni scossa, un fremito. Ogni suono, un allarme. Uno sguardo all’altro, un chiedere sollievo, un lamento.

    L’urgenza porta a non riflettere sulla Bellezza che il passato ci lascia, un attimo dopo ci si accorge che le case da ricostruire sono tante – scrive Paolo- parole che diventano lame taglienti.

    Fate presto. Fate presto, per salvare chi è ancora vivo e per aiutare chi non ha più nulla. Riecheggia nell’aria la disperazione delle parole del Presidente Sandro Pertini che, quarant’otto ore dopo il terremoto, si recò nei luoghi del disastro:

    “Italiane e italiani, sono tornato ieri sera dalle zone devastate dalla tremenda catastrofe sismica. Ho assistito a degli spettacoli che mai dimenticherò. Interi paesi rasi al suolo, la disperazione poi dei sopravvissuti vivrà nel mio animo” .

    La memoria è un presente, che mai finisce di passare. È necessario ri-cordare, far tornare alla memoria, chi non ce l’ha fatta, chi è ferito, fuori e dentro, chi non ha mollato, chi ha lottato e chi ha resistito.

    Un minuto, trenta secondi e qualche decennio é il titolo forte e d’impatto scelto da Paolo De Vivo per il suo racconto, edito da Il Papavero, che simboleggia il senso d’un tempo che si è fermato e che ci ha fermati.

    Il libro è stato presentato questa mattina presso la Scuola Media Statale F. Solimene, con il contributo della giornalista Titti Festa, moderatrice dell’incontro, del Professor Antonio Colacurcio, del Dottor Carlo Di Donato.

    Presenti anche il Sindaco del Comune di Serino, Vito Pelosi, gli Assessori della nuova giunta comunale, l’autore Paolo De Vivo e la Preside Antonella De Donno.

    Ogni contributo è stato prezioso per portare alla memoria una pagina di storia della nostra amata Irpinia, attraverso ricordi personali e dibattiti su svariati temi, come la potenza della cultura e la forza della Resilienza. 

    La Preside De Donno ha colto nuovamente l’occasione per sottolineare l’importanza della lettura e dell’approccio verso il flusso della scrittura, dando spazio agli scrittori emergenti della nostra Terra, che tentano di far rivivere un passato oramai trascorso ma più vivo che mai.

    Si è parlato di Costruire, di Rinascere, di provare Empatia, di Resilienza; parole che dominano il nostro presente oramai da un anno e che abbiamo tatuato addosso assieme alla parola Hope – Speranza.

    Un commosso Carlo Di Donato ha trasportato i presenti in una dimensione dolorosa, fatta di paesi smembrati, ed ospedali gremiti di gente ferita.

    Irpinia
    La locandina dell’evento

    Un libro, questo, che ci ha permesso di guardare indietro e guardarci dentro, dolorosamente, in un tempo dominato dall’oscurità causata dal Covid-19, che continua a distruggere vite e frantumare sogni.

    Siamo fragili, temiamo il buio come i bambini, siamo addolorati. Per quel che è accaduto e per quel che accade ancora. E per quel che accadrà.

    Storie, quelle del 1980 e quelle di oggi, che sono diventate cicatrici, segni profondi che il tempo conserva pur modificandone l’essenza e l’intensità.

    Pagine, quelle di Paolo, che portano alla luce dolori e disperazione, sofferenze e distruzione.

    Una sofferenza che accomuna tutti, senza distinzione alcuna, come asserisce Vito Pelosi, un dolore che valica la politica e che unisce attraverso la solidarietà e la reciprocità.

    L’urgenza porta a non riflettere sulla Bellezza che il passato ci lascia, un attimo dopo ci si accorge che le case da ricostruire sono tante, sono parole estrapolate dal libro e che diventano lame taglienti.

    Paolo diventa, così, uno scrutatore della triste realtà, un osservatore dai molteplici punti di vista, un osservatore in incognito del mondo che lo circonda.

    Paolo ci racconta di persone, illumina la loro vita, scava a fondo nella loro esistenza.

    Tutto vive. Anche il vento diventa un vero e proprio personaggio; si tramuta in una personificazione, diventando attore di una cornice e di un tempo trascorso. Il vento soffia, annuncia, spazza via vite e progetti. Costringe a ricostruire e mutare gli sguardi. Porta con sé una nota di tristezza, di amarezza.

    La maggior parte di noi e di voi lettori non ha vissuto quella catastrofe, gli è stata raccontata da parole ed immagini, oppure ha potuto ricostruirla attraverso lo studio della storia e mediante la memoria dei propri cari.

    Ne condivide, però, il dolore. Ne condividiamo quel lutto e quello sconforto incancellabili. E dovremmo guardare bene indietro, con attenzione. Non per inseguire la perfezione, ma per essere quantomeno migliori perché le catastrofi non sempre ci hanno insegnato il giusto o migliorato.

     

     

     

     

     

    Per approfondire il Tema terremoto dell’Irpinia del 1980, leggi anche https://avellino.zon.it/il-tuono-che-ti-scoppia-addosso-irpinia-1980/

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