Irpinia, terra mitica e leggendaria: il drago di Montefusco



0
drago

Un drago che infesta le terre al confine tra Montefusco e Benevento; un indomito e coraggioso cavaliere che decide di opporsi a quel flagello sacrificando la sua stessa vita. L’eterno scontro tra bene e male in una leggenda tutta irpina

L’Irpinia è sempre stata una terra di miti e leggende, sospesa tra il reale e il fantastico: storie di streghe, spiriti maligni, lupi mannari si tramandano da tempo immemorabile nei nostri paesi e costituiscono un patrimonio prezioso di letteratura orale e di cultura popolare.

Tra gli innumerevoli esseri fiabeschi che popolano questi racconti potevano forse mancare i draghi? Certo che no e un esempio è rappresentato dal drago di bosco Perrotta situato nell’agro montefuscano.

Il drago è un essere fantastico che popola l’immaginario di tutte le civiltà del mondo: in Oriente è simbolo delle forze creative e benefiche, mentre in Occidente è simbolo di devastazione e pericolo. Il drago inoltre incarna il lato oscuro presente in ogni uomo che quasi sempre è ignorato o rinnegato; ma chi decide di conoscere sé stesso fino in fondo, si scontrerà con questi tratti occulti e nascosti del proprio carattere che dovrà dominare per trarre maggiore forza, proprio come l’eroe che, vincendo il mostro, esce dalla lotta accresciuto in conoscenza, gloria e onore.

La storia dell’ammazzadraghi Antonello Castiglione

Ma arriviamo alla nostra vicenda.

drago
Boschi e panorama di Montefusco

Siamo nei primi decenni del XV secolo. Secondo la leggenda un terribile e feroce drago infestava le terre di confine tra Montefusco, Capitale della Provincia di Principato Ultra, e Benevento, enclave pontificia nel Regno di Napoli.

Il mostruoso animale uccideva tutti i viandanti, arrecando al contempo grave danno sia alla popolazione locale sia ai rapporti commerciali tra l’Irpinia e il Sannio.

Un giorno transitò per quegli infausti luoghi una carrozza con a bordo, tra gli altri, il giovane cugino del Signore di Montefusco. Il drago distrusse il convoglio e divorò i passeggeri.

La notizia della sciagura fu riferita ad Antonello Castiglione, Signore di Montefusco, il quale giurò a se stesso che avrebbe vendicato la morte del congiunto. Iniziò immediatamente a prepararsi allo scontro: a tal fine dipinse sulle mura del suo palazzo l’effige del drago per addestrare i suoi cani a riconoscere e ad attaccare il nemico.

Ben presto la voce dell’eroica impresa che stava per compiersi si diffuse per i villaggi circostanti ed alimentò forti speranze in quanti desideravano la morte del drago per iniziare finalmente a condurre una vita sicura e tranquilla.

Il giorno dello scontro arrivò. Era il 15 giungo 1421.

Quando Antonello, in groppa al suo fedele destriero ed armato di lancia, giunse al bosco Perrotta, trovò il mostro che si sfamava con le carcasse di due cavalli. Questa visione fece trasecolare il giovane e aizzò i cani che si scagliarono contro la bestia. Subito il nostro eroe si lanciò in un primo attacco ma il drago si alzò in volo, disarcionò l’uomo, mise in fuga il cavallo e si avventò sui cani, divorandoli.

Il Castiglione, rimessosi in piedi e sprezzante del pericolo, aspettò l’offensiva del mostro e, poco prima che questo lo colpisse, balzò di lato ferendolo con la spada di striscio. Il sangue imporporò l’erba.

La battaglia continuò pedragor ore: il nobile montefuscano era stremato e stordito anche a causa delle esalazioni velenose e mefitiche che il drago emetteva dalle sue enormi narici.

Proprio quando tutto sembrava perduto, si sentirono suonare le campane della chiesa di San Francesco. Allora il cavaliere ricordò che in quel giorno ricorreva la festa di San Vito: si affidò alla protezione del Santo e, avvertendo nuove forze rianimare il suo corpo, riprese a battersi con rinnovato vigore tanto da riuscire a prevalere sul drago.

Antonello Castiglione venne celebrato come un eroe ma poté godere poco di tale gloria: a causa delle ferite riportate nello scontro, morì pochi giorni dopo la sua impresa. Il corpo fu seppellito nella chiesa di san Francesco, mentre la carcassa del drago fu esposta pubblicamente a Montefusco prima di essere portata, per ordine del viceré, a Napoli, affinché tutto il Regno non dimenticasse quelle straordinarie gesta.

È solo fantasia?

Al di là dell’evidente contenuto mitico, la storia possiede un oggettivo fondo di verità.

Di un terribile scontro con una belva combattuto e vinto dal Castiglione agli inizi del 1400 ne parlano documenti e rescritti coevi conservati negli archivi delle chiese di San Francesco e San Giovanni del Vaglio di Montefusco, nonché antiche pubblicazioni consultabili presso la Biblioteca Arcivescovile di Benevento.

Riguardo alla bestia uccisa dall’impavido cavaliere, bisogna tener conto che i boschi dell’Irpinia, in passato, erano abitati da orsi, lupi e cinghiali. Non è da escludere dunque che la leggenda del dragone sia stata alimentata da uno di questi animali di taglia abnorme, tanto da essere visto, nella fantasia popolare, come un drago.

Il fine è anche celebrativo: elevando a protagonista della storia un animale fiabesco, si voleva esaltare ed accrescere ulteriormente la fama e l’eroismo del giovane cavaliere.

Leggi anche