Irpinia, cresce il disagio tra i giovani: generazioni e sogni a confronto



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L’associazione Info Irpinia ha raccolto la testimonianza di una mamma irpina, una delle tante, preoccupata per il futuro dei propri figli e noi, abbiamo provato a risponderle

Info Irpinia si è fatta portavoce del dolore di una madre, che come tante famiglie in questo momento storico, non riescono a vedere un futuro concreto per se stesse e i propri figli.

Il concetto è sempre quello: fin quando tutti stanno zitti convinti che le cose non si possano cambiare, non cambieranno mai. Per questo motivo è estremamente necessario raccogliere testimonianze come queste e provare a farle arrivare, come una voce all’unisono, a chi si compete.

La signora ha deciso di restare in anonimato e d’altronde poco serve sapere il suo nome. Ma in questo articolo, la chiameremo Maria, così come è il nome della Madre delle Madri. 

Maria ha scritto una lettera carica di dolore e disperazione. Da madre vede ogni giorno, negli occhi del figlio, il dramma di una società che ha fallito miseramente nel suo intento. È la mancanza di prospettiva ciò che spaventa di più la signora Maria, i sogni rubati alle nuove generazioni. irpinia

Il figlio della signora Maria è un giovane emigrato, in cerca del proprio posto nel mondo. Nessuno mai vorrebbe abbandonare la propria terra d’origine o comunque, tutti sperano di ritornare un giorno. Alla vigilia della Festa della Repubblica Italiana ci viene quasi da ridere nel ricordare l’incipit della nostra Costituzione:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

A 71 anni dalla nascita della Repubblica, inutile dire che mai frase è apparsa più grottesca. La criticità italiana e in particolare quella meridionale è risaputa: tutti ne parlano ma nessuno mette in campo i mezzi e le competenze necessarie a risollevare tale situazione.

Quest’atroce condizione ci fa alzare dal letto senza voglia di fare, senza motivazioni, senza spinta vitale. Così non c’è più vita. La morte non è soltanto quella fisica, esiste anche una morte interiore che svuota i nostri figli e quindi noi, di ogni energia.

Così scrive la signora Maria sopraffatta dalla disperazione. Ma allora noi giovani siamo destinati ad un futuro di stenti lontani dalla nostra terra? No. Accettare le sorti che ci sono state date dalla nascita è da vigliacchi. È vero, è difficile, troppo, trovare un lavoro che possa realizzarci, ma questo non ci dà il diritto di morire. Per le generazioni più grandi le prospettive si abbassano ulteriormente e perdere il proprio posto fisso è un dramma terribile. Ma io da giovane che cerca il suo posto nel mondo, mi rivolgo ai tanti giovani in Irpinia e non solo, a quelli che ancora ci vogliono credere nel futuro e quelli che stanno perdendo le speranze.

Ogni epoca ha avuto le proprie difficoltà: basti pensare ai nostri nonni, usciti distrutti da una guerra che aveva svuotato tasche ed emozioni. Eppure loro avevano la certezza che la vita dei loro figli sarebbe stata migliore. E in effetti così è stato: la generazione dei nostri genitori è stata la più fortunata, essi infatti hanno potuto veder nascere e crescere il progresso intorno a loro e di conseguenza i sogni nei propri cassetti. Le generazioni degli ultimi anni ’90 e ancor di più quelle del 2000 non godono di tale posizione: siamo nati benestanti e l’idea di poter tornare anche di un solo passo indietro ci fa tremare di paura. Eppure tra tante difficoltà, i lavori precari e sottopagati, non ci rendiamo conto dei vantaggi e delle comodità che abbiamo. Le nuove tecnologie ci hanno aperto un mondo di nuove opportunità e sta a noi imparare a reinventarci.

Io non so se quei 200 milioni di euro in arrivo in Irpinia, saranno investiti per il futuro dei giovani, ma ciò che mi sento di dire alla signora Maria e a tutti quei genitori che fanno proprie le sconfitte dei figli è di non sottovalutarci. Non sottovalutateci. Siamo giovani e proprio questo ci consente di trasformare le delusioni in nuove energie.

E se la politica si è dimenticata di noi e appare così distante dai nostri bisogni, beh non ci resta che ribadirli fino a quando non ci sarà qualcuno di noi seduto su quelle belle poltroncine e allora potremmo restituire vigore alle nostre terre dimenticate.

Clicca (qui) per leggere la lettera aperta di una madre irpina.

 

 

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