mercoledì - 12 Agosto 2020

De Luca: obbligo di tamponi per i campani che rientrano dall’estero

Il governatore De Luca ha emanato una  nuova ordinanza che interessa tutti i cittadini residenti In Campania, che al loro rientro dai viaggi all'estero...
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    Irpinia, salviamo l’Area del “Greco di Tufo” in nome dell’intera Provincia

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    Riceviamo e pubblichiamo l’appello del coordinamento “No al biodigestore, Si al Greco di Tufo” per salvaguardare l’area del pregiatissimo vino d’Irpinia

    Irpinia – Quella  del biodigestore sta assumendo sempre più i contorni di una vicenda ingarbugliata e opaca  che, per come è gestita, rischia di lasciare delle ombre lunghe sul suo stesso esito. Eppure le cose sono state messe in chiaro   dallo  Studio di fattibilità predisposto dagli Uffici interni deputati che l’Ente d’Ambito ha fatto proprio basando su di esso le deliberazioni di merito successive. Per  cui non si comprende il senso e il perché tali indicazioni siano state stravolte e interpretate in modo arbitrario proprio dal Presidente dell’ATO Rifiuti di Avellino.coronavirus - irpinia

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    Ma stiamo in modo rigoroso ai fatti e cerchiamo di spiegare il perché di questo nostro convincimento, già autorevolmente espresso negli ultimi giorni dai Sindaci dell’Areale, dal Presidente del Consorzio di Tutela dei vini d’Irpinia dott. Stefano Di Marzo, dal dott. Franco Mazza,  dal Prof. Piero Mastroberardino, e dagli altri soggetti  del nostro Coordinamento.

    Al paragrafo “10” dello Studio di fattibilità si legge testualmente  “La disponibilità di più siti per l’ubicazione dell’impianto di trattamento della frazione organica, ha fatto sì che per la scelta dell’area si valuteranno, con un Gruppo di Lavoro, le alternative di localizzazione. Lo scopo dell’analisi sarà quella di individuare “l’alternativa” più idonea al soddisfacimento delle esigenze del ciclo centro abitato, della viabilità, nonché della posizione baricentrica all’interno del bacino di raccolta della FORSU e del verde urbano. Il Gruppo di Lavoro, inoltre, esaminerà gli “impatti attesi” in ciascun sito, tra i quali l’impatto territoriale, che terrà conto anche degli effetti che si genereranno nei territori limitrofi. Al termine della fase di valutazione, propedeutica al processo decisionale, l’Ente d’Ambito individuerà, trale aree rispondenti ai requisiti tecnici quella dove l’impianto sarà meglio accettato dalla comunità” .

    Come si può  dedurre non si fa alcun riferimento a una eventuale graduatoria ma a una valutazione tecnica dei singoli siti rispetto ad alcuni parametri di riferimento che corrispondono innanzitutto a fonti normative in modo che al termine di essa gli Organi esecutivi e assembleari dell’ ATO individuassero   quella maggiormente corrispondente a  determinati  requisiti, precisando addirittura “dove l’impianto sarà meglio accettato dalle comunità”. Rispetto a questa precisa indicazione è doveroso ricordare, anche agli Organismi Istituzionali superiori,   che i territori limitrofi, insieme a importanti   Enti sovra comunali come la Comunità Montana del “Partenio” e la  Provincia di Avellino, sono tutti contro  a tale ipotesi e che sulla vicenda pendono numerosi ricorsi inoltrati alla Giustizia amministrativa.

    La Commissione  doveva limitarsi a tradurre tecnicamente la lettura dei quattro siti in esame rappresentandoli in modo sinottico perché i componenti elettivi potessero avere tutti gli elementi per decidere con cognizione di causa in tal senso, secondo una logica di responsabilità istituzionale in un contesto di valutazione socio-economica che solo un Organismo elettivo può realizzare.

    Invece è accaduto che alla Commissione tecnica sia stato assegnato impropriamente  il diritto di definire una graduatoria espropriando e condizionando di fatto quello che doveva essere il ruolo esclusivo degli Organismi amministrativi e di direzione politica dell’Ente d’Ambito.

    E se non bastasse questo abbiamo avuto come Presidente del Gruppo di Lavoro lo stesso estensore dello Studio di fattibilità, il Direttore Generale Barbati, la quale nello stesso documento esprimeva impropriamente un giudizio politico meritevole nei confronti del Sindaco di Chianche definendolo con il termine alquanto fuori luogo di “avanguardista”   presentando di riflesso gli oppositori  all’insediamento del biodigestore come quelli  del “no nel mio giardino”  .

    Dott.ssa Barbati, un Sindaco come quello di Chianche  che decide un insediamento di tale portata attraverso una semplice delibera di Giunta monocratica, senza convocare il Consiglio comunale, né una Conferenza dei Servizi territoriali, tantomeno una pubblica assemblea di cittadini, lei si sente di gratificarlo pubblicamente nelle vesti di Pubblico funzionario terzo per il suo decisionismo e poi si pone alla testa della Commissione di valutazione che lo riguarda ?

    Ma come si può pensare di realizzare una valutazione serena in tale contesto, in Irpinia,  quando non vi sono elementi e parametri oggettivi di valutazione, ma solo un libero discernimento, tra l’altro, svolto anche  da parte di alcuni Commissari che da mesi hanno sostenuto sui social o attraverso la stampa un proprio pronunciamento politico e personale a favore del sito di Chianche?

    Presidente Tropeano ma a che gioco stiamo giocando.  

    L’ATO è un Ente pubblico che soggiace a precise regole amministrative, non è “Giochi senza frontiere” quando Lei impunemente ci parla di “possibilità di ribaltamento” , perché così facendo mette inopinatamente  sullo stesso piano una struttura meramente operativa e un organismo elettivo istituzionale, come sostenuto anche  da diversi Consiglieri d’Ambito, i quali  coraggiosamente hanno provocato il necessario rinvio dell’adunanza esecutiva.

    La misura è davvero colma e a noi in Irpinia non ci resta che chiedere un intervento diretto e risolutivo del Presidente della Regione Campania perché si assuma la responsabilità politica e morale di evitare questo obbrobrio gestionale dell’Ente d’Ambito e di condannare un’area pregiata come quella del “Greco di Tufo” ed esposta come la “Valle del Sabato” , per le ragioni ampiamente spiegate in questi anni di battaglia di civiltà, a una vocazione innaturale che penalizzerà un intero settore trainante dell’economia irpina e campana e le stesse civili e laboriose popolazioni di questo territorio.

    Coordinamento “No al biodigestore, Si al Greco di Tufo”

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