mercoledì - 28 Ottobre 2020

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    Irpinia: un territorio ad elevato rischio sismico

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    A 37 anni dal terremoto del 1980 l’irpinia resta una zona ad elevato rischio sismico: quali fattori vanno presi in considerazione? 

    Come tutti noi abitanti dell’Irpinia sappiamo, ricorre oggi il ricordo del terribile terremoto che, nel 1980, spezzò letteralmente in due la nostra terra e non solo. Ma quanto è a rischio il nostro territorio? Esiste la possibilità che la terra tremi ancora? Siamo attrezzati per evitare un’altra tragedia?

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    Secondo la Classificazione Sismica del territorio italiano del 2015, l’Irpinia è divisa in due aree: una a sismicità alta (prevalentemente l’Alta Irpinia) e una a sismicità medio-alta, ovvero i primi due gradini dei quattro contemplati da questa classificazione.

    La sismicità viene misurata in base alla PGA (Peak Ground Acceleration), ovvero il picco di accelerazione al suolo.

    irpinia
    Dati della Protezione Civile

    Il capoluogo di Avellino, come indicato nell’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274/2003, aggiornata con la Delibera della Giunta Regionale della Campania n. 5447 del 7.11.2002, rientra in una Zona Sismica 2. (Leggi QUI la classificazione dei singoli Comuni irpini). Il fatto che l’Irpinia sia tra la Zona 1 e 2, ovvero quelle con pericolosità alta e medio-alta, ci fa comprendere come non sia un’ipotesi remota che la terra possa tremare proprio sotto i nostri piedi.

    Periodicamente si registrano movimenti sismici nella nostra area, nulla di preoccupante da anni, ma questo non ci consente di stare con le mani in mano aspettando un altro 1980.

    Oltre alla Classificazione Sismica si deve tener conto anche del cosiddetto Rischio Sismico, ovvero la misura dei danni attesi in un dato lasso di tempo tenendo in considerazione pericolosità, vulnerabilità ed esposizione.

    • La pericolosità si definisce analizzando la sismicità e la frequenza dei terremoti su un territorio, considerando la loro magnitudo e la probabilità con cui si verificano.
    • La vulnerabilità, invece, rappresenta la predisposizione di un edificio ad essere danneggiato.
    • L’esposizione, infine, rappresenta la possibilità di avere danni economici, a beni culturali e perdita di vite umane.

    Quindi:

    RISCHIO = PERICOLOSITÀ x VULNERABILITÀ x ESPOSIZIONE

    che non sono altro che, rispettivamente: causa, effetto e conseguenze di un sisma.

    Le classi di rischio sismico vanno dalla A+ (minor rischio) alla G (maggior rischio). Si comprende, dunque, la difficoltà di riportare un valore di rischio sismico valido per l’intera Irpinia, ma qualche riflessione può essere fatta.

    Nel nostro territorio, a partire dal capoluogo, esistono ancora numerosi edifici ante-terremoto, che evidentemente hanno retto, ma che certamente non sono in possesso dei moderni requisiti antisismici. Se facciamo riferimento allo stato dei nostri beni culturali, basterebbe pensare alla Dogana per avere un’idea di come anche essi non versino sempre in ottime condizioni.

    Tutto ciò non serve a creare inutili allarmismi, ma serve a renderci consapevoli che siamo in una zona ad elevato rischio sismico. La morfologia del territorio non può essere cambiata e, dunque, possiamo fare poco o nulla sul fronte pericolosità, ma sulla vulnerabilità e sull’esposizione della nostra terra possiamo e dobbiamo lavorarci.

    Senza ombra di dubbio dal 1980 ad oggi, le moderne tecnologie edilizie hanno fatto fare qualche passo in avanti anche in Irpina, ma non dobbiamo dimenticarci dell’adeguamento e della manutenzione degli edifici più datati o storici. Soltanto prendendoci cura del nostro territorio e con un’edilizia responsabile possiamo vivere più serenamente la natura dell’Irpinia.

     

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