venerdì - 18 Giugno 2021

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    ISOCHIMICA , PIANGIAMO L’ENESIMA VITTIMA DEL PROFITTO E DELL’OMERTA’

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    Con una nota il segretario di Rifondazione Comunista Irpina Tony Della Pia commenta la morte dell’ultima vittima tra i lavoratori della ex Isochimica 

    Apprendo con dolore della scomparsa di un altro lavoratore ex isochimica, nel porgere le condoglianze alla famiglia, ai suoi amici e agli ex compagni di lavoro esterno tutto il disprezzo verso i responsabili. Con la stessa indignazione denuncio, a titolo personale e a nome di Rifondazione Comunista che i lavoratori suboscono l’umiliazione di un  processo che dopo undici anni non solo  non ha ancora attribuito le evidenti responsabilita’ ma addirittura rischia di diventare una farsa , lasciando senza verita’ e giustizia le vittime di questa mattanza. Ieri come oggi il potere difende il potere, il becero profitto mortifica la dignita’ , nel silenzio complice e assordante degli attori politici e istituzionali che dovrebbero garantire i diritti costituzionali. Dopo 40 anni la vergogna di Stato continua!

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    Nel 2019 è stata posta una nuova targa per ricordare le vittime dell’ex Isochimica di Avellino.

    «A perenne ricordo delle vittime dell’amianto e del profitto, contro l’omertà e l’indifferenza. I lavoratori posero. Avellino 24-4-2013». Così recita la targa apposta all’esterno del cancello dell’ex Isochimica, che riprende quella già installata nel 2013.

    L’opera è stata realizzata e donata dal maestro Tonino Iannaccone, di Ospedaletto d’Alpinolo, in memoria di tutte le vittime provocate dallo stabilimento di Elio Graziano.

    Isochimica

    «Sono stato onoratissimo, perché mi hanno investito di questo incarico che è stato bellissimo. Tra l’altro lì (sulla targa, ndr) ci ho lasciato un pezzo di cuore, perché avevo cinque amici che avevano lavorato in questa fabbrica, Ospedaletto ha avuto cinque morti – ci aveva spiegato, profondamente commosso, il maestro Iannaccone – Il mio pensiero va ai familiari, che con dignità affrontano il dolore della perdita dei loro cari. Io non ho fatto quasi niente, la mia mano si muoveva da sola, erano loro che da lassù mi spingevano. Adesso da lassù stanno ridendo, perché gli stiamo tutti intorno per ricordarli.»

    CONTINUA SU AVELLINO ZON

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