La corsa all’infelicità. E se ci fermassimo…?



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Pubblicità, infelicità, comunità e territorio

La pubblicità genera desiderio. Il desiderio non soddisfatto genera malcontento. Il malcontento, prolungato nel tempo, produce paranoia, desolazione o peggio, depressione. Oggi siamo bombardati oltremodo dalla pubblicità, soprattutto da quella televisiva. Si può arrivare a dire, non abusando di semplificazione, che la televisione genera infelicità.

Quali desideri ci infliggono?

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Ph. Pellegrino Tarantino

Sicuramente la perfezione fisica ed il sesso sono fra i primi. Una volta si andava al mare per abbronzarsi, oggi ci si abbronza con le lampade per andare al mare. Tristemente anche l’amore diventa marketing ed immagine. Tutti devono essere omologati e chi fa scelte diverse è fuori.

Il punto è: fuori da cosa?

Secondo la pubblicità dal “mondo”, tanto è vero che ci affanniamo ad avere sempre l’ultimo modello di tutto: iphone, smartphone, ipad, pc, eccetera. Il problema grosso è che la pubblicità, così come l’osceno modello televisivo, rappresenta un mondo che non esiste nella realtà, ma che ci affanniamo a rincorrere.

In questa corsa a vuoto cresce l’infelicità.

 

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Ass. Info Irpinia, ph. Pellegrino Tarantino

Noi di Info Irpinia facciamo “contro-pubblicità”. Nel senso che pubblicizziamo la bellezza della nostra terra, delle nostre tradizioni, dei rapporti umani. Cose che non si comprano, si vivono. Crediamo che la migliore risposta a questo disagio, acuito dove si è in pochi e c’è solitudine, sia quella della comunità.

Riscoprire lo stare insieme.

Ritrovare nella natura le risposte e le gioie più vere. Rivalutare quella passeggiata o quel bicchiere di vino fra amici. Proteggere quegli attimi semplici dalla propaganda pubblicitaria: un anziano che ci dona un pezzo della sua vita in un racconto, vale molto più che tutte le miserie che il consumismo ci ha imposto.

gse_multipart36321Liberiamoci dalle balle della tv, dalla pubblicità, dall’omologazione e guardiamo agli altri non come nemici, ma come la nostra unica ricchezza.

 


Autore: Francesco Celli (17/05/15)

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