giovedì - 11 Agosto 2022
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    Video – «La filosofia dei Genesis», il rock incontra il teatro

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    Ieri, al «Godot» di Avellino, Donato Zoppo ha presentato il suo ultimo libro, «La filosofia dei Genesis». Mini-concerto acustico del Notturno Concertante. Guarda il Video di Avellino.Zon

    [ads1]Grande successo, ieri sera, per la presentazione del libro di Donato Zoppo, «La filosofia dei Genesis. Voci e maschere del teatro rock», al «Godot Art Bistrot» di Avellino. In una sala accogliente, un pubblico numeroso e attento, appartenente a tutte le fasce d’età, ha assistito all’evento, in cui l’autore, vero intenditore di rock progressivo e conoscitore di una vasta cultura musicale, ha illustrato in vari passaggi il percorso artistico dei Genesis, dalle origini fino allo scioglimento del gruppo britannico.

    La filosofia dei Genesis
    “La filosofia dei Genesis”
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    Moderatrice della serata, la giornalista Antonella Russoniello, che ha aperto le danze parlando delle sue impressioni da lettrice e appassionata dei Genesis:

    «Donato Zoppo torna qui al “Godot” dopo la presentazione, dell’anno scorso, dell’opera magnifica “King Crimson. Islands”. Altrettanto magnifico è questo libro sui Genesis, un po’ diverso dal precedente. Questo libro, La filosofia dei Genesis, è strutturato in maniera diversa. Il volume è una piacevole sorpresa, innanzitutto perché Donato riesce a dare una ricostruzione molto precisa, puntuale, dettagliata, ricca di aneddoti e storie, citando un’enorme quantità di personaggi, gruppi e artisti che faranno la felicità di chi, come noi, ama quel periodo storico e quella musica. Il tutto è contenuto in un formato piacevolmente agile; La filosofia dei Genesisl’ho visto come un compagno di un viaggio, sfogliando queste pagine siamo catapultati in un mondo colorato, creativo, di cui, credo un po’ tutti, abbiamo nostalgia. La qualità letteraria del testo è piacevolmente alta, si può cogliere una serie di riferimenti che ci danno la possibilità di avere questo libro come compagno per un periodo di tempo molto lungo perché possiamo andare ad approfondire, scoprire cose che magari non abbiamo ascoltato. Insomma, un piccolo vademecum che attraversa tutta questa straordinaria epopea musicale, che è quella dei Genesis di Peter Gabriel».

    Durante la serata, il gruppo Notturno Concertante (formato, per l’occasione, dal duo chitarristico Lucio Lazzeruolo-Raffaele Villanova) ha tenuto un mini-concerto, una sorta di live acustico dove hanno suonato alcune musiche dei Genesis.

    La filosofia dei Genesis
    Donato Zoppo durante il suo intervento

    «I Genesis nascono in un college, tra i più prestigiosi, che si chiama Charterhouse School, un’istituzione privata aperta ai rampolli delle classi più agiate, quindi all’alta borghesia britannica, dove fuori c’era una Londra variopinta, psichedelica, che davvero furoreggiava, riuscendo a calamitare l’attenzione dell’arte, della moda, della cultura, della musica. Indirettamente avevo scritto qualcosa sui Genesis qualche anno fa e avevo in mente da un po’ di tempo quest’idea di capire una delle cose più amate nella storia dei Genesis, ovvero l’immagine, nello specifico l’immagine di Peter Gabriel con le sue maschere, i suoi trucchi, e quali potevano essere le motivazioni (partendo soprattutto, da questa dimensione scolastica, collegiale), quali erano le caratteristiche e i legami con la musica, che è la cosa poi più importante quando si fanno queste narrazioni» ha specificato il giornalista Donato Zoppo.

    L’autore, poi, si è soffermato sulle origini differenti tra i Genesis, che nascono come vera e propria «college band», e alcuni gruppi della British invasion (The Beatles, The Rolling Stones, The Who), figli della cosiddetta «Working class», «storie proletarie vissute nei sobborghi londinesi».

    Donato Zoppo cita nomi, tra cui Tony Banks, il produttore discografico Jonathan King, il manager della band Tony Smith, fonti d’ispirazione (Arthur Brown) e gli altri componenti del gruppo (Mike Rutherford e Phil Collins), sciorinando curiosità sul fermento di quegli anni, facendo riferimento anche agli Audience e a John Lennon, illustrando i dischi dei Genesis, spiegando nei dettagli la loro maturazione e trasformazione artistica. Nel corso della manifestazione, sono stati anche proiettati due video: «The Musical Box» (in cui Peter Gabriel, durante l’esibizione sul palco, si trasforma in un anziano) e «Starman» di David Bowie.

    «Nel ’63, a 13 anni, Peter Gabriel era un ragazzo rotondetto, molto impacciato, timido e introverso, i Genesis erano dei ragazzi timorati. L’Inghilterra del dopoguerra non era poi forse così lontana dall’Italia, era una nazione che aveva ancora quel conservatorismo, quel perbenismo che sfociavano in forti moralità, anche se poi sarebbe diventata liberale molto più velocemente».

    Non manca il parallelismo con il provocatore statunitense Frank Zappa, il quale rivendicava di essere il fautore del primo teatro rock, e neppure con i Pink FloydArtefici di uno spettacolo visivo di musica concreta»), con Jim Morrison, i Dream Theater e con la collaborazione tra i Velvet Underground ed Andy Warhol, protagonisti di «spettacoli multimediali nei quali ci sono la danza, il costume sadomaso e una serie di elementi visivi che sono fortissimi».

    La filosofia dei Genesis
    Un momento del video proiettato

    «I Genesis arrivano al successo con una personalità già definita, manca però una cosa che accadrà sul palco, questa serie di invenzioni teatrali. Nel saggio La filosofia dei Genesis mi sono chiesto perché arriva questo teatro rock dei Genesis, dove trovano spunto questi ragazzi dell’alta borghesia britannica: la risposta è che riguarda la loro vicenda all’interno di una cornice generale, della cosiddetta cultura rock. La cosa che ha accomunato i ragazzi di quel periodo è la rottura radicale con le generazioni precedenti. L’opera rock dei Genesis era fondata su una vera e propria drammaturgia, non s’improvvisava, era uno spettacolo scritto e studiato nei minimi dettagli, anche perché c’era una regia di fondo, legata ai costumi e in profonda connessione con la musica, quindi uno spettacolo in tutto e per tutto. I Genesis avevano dei brani che raccontavano delle storie, che avevano nel costume di Peter Gabriel un completamento visivo. I concerti dei Genesis erano una sorta di fiaba, in cui venivi accompagnato» ha concluso il conduttore radiofonico.

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