La violenza di genere, domani al Carcere Borbonico



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Al Carcere Borbonico di Avellino, domani si parlerà di Violenza di genere, con la testimonianza di una madre. Parlarne è fondamentale, ogni giorno 

Domani, 22 novembre, presso la sala blu – auditorium del Carcere Borbonico di Avellino, alle ore 9:30, si terrà l’incontro Violenza di genere: Parliamone, con la casa di accoglienza per donne maltrattate Antonella Russo. 

Antonella non accettava la relazione di sua madre con quell’uomo, troppo violento. Antonella lo aveva letteralmente messo alla porta, cambiando la serratura dell’appartamento e denunciandolo.

Lui l’ha aspettata. Sapeva che accompagnava la mamma al lavoro, ed anche quella mattina. L’ha aspettata, e le ha sparato col fucile quattro, cinque, sette colpi, attraverso il finestrino della vettura. Il suo coraggio si è spento lì, in quella strada, insieme a lei.

All’ incontro interverranno Anna Montuori, psicologa CADMA “Antonella Russo”, Marianna Mazza, Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Avellino, Vincenza Luciano Consigliera di Pari Opportunità della Provincia di Avellino; Ida Mazzarotti psicologa CADMA “Antonella RUSSO” Donatella De Bartolomeis, editrice e giornalista, Anna Cotone di Rete REAMA e Giovanna Zizzo, testimonianza di una madre.

Violenza

“Ho accettato di partecipare a questo convegno – ha dichiarato Donatella De Bartolomeis – perchè fermamente convinta che le vere rivoluzioni si fanno con le parole (noi siamo le nostre parole, le nostre parole nascono dai nostri pensieri e creano i nostri pensieri e dai pensieri scaturiscono le azioni e i comportamenti).

Credo che ognuno debba mettere i suoi piccoli talenti al servizio degli altri. Io cerco di farlo tutti i giorni, con l’esempio, con l’ascolto, pubblicando libri strettamente attinenti al sociale, facendo attenzione ai messaggi che mandano e a come potrebbero essere percepiti.

In questo caso ho voluto pubblicare la storia di una donna boliviana, Yuyam Justiniano, che si è messa a nudo, raccontando le violenze subite, come si è riscattata attraverso la cultura, e come oggi vive la sua felicità.

Si impara più dalla vita degli altri che da mille testi scientifici. Il mio augurio per tutte le donne che sono state e sono vittime di violenza è che abbiano un cuore vuoto, pulito da ogni residuo, da ogni maceria e che riescano ad amare ancora, prima se stesse e poi gli altri, che riscoprano che esseri meravigliosi sono e che niente e nessuno potrà più sporcare la loro anima”.

Nell’immagine compare una donna. La vediamo di schiena. Una profonda ferita le solca proprio la schiena. Petali rossi escono da lì, svolazzando.

O donne povere e sole,

violentate da chi

non vi conosce.

Donne che avete mani

sull’infanzia,

esultanti segreti

d’amore tenete conto

che la vostra voracità

naturale non

sarà mai saziata.

Mangerete polvere,

cercherete d’impazzire

e non ci riuscirete,

avrete sempre il filo

della ragione che vi

taglierà in due.

Ma da queste profonde

ferite usciranno

farfalle libere.

Questa è la speranza. La violenza che si trasforma in libertà. 

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