sabato - 24 Luglio 2021

A Montella una nuova Consulta delle Donne

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    La violenza sulle donne non è un’emergenza sociale ma un problema

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    La violenza sulle donne non è un’emergenza sociale ma un problema strutturale della società. La coordinatrice del Cav “Di Donna” Michela Iuliano spiega le attività e la presa in carico del Consorzio dei Servizi Sociali Alta Irpinia

    Violenza – “Sorella, amica, figlia, moglie, madre. La guerra innescata contro le donne non è una emergenza ma è un problema strutturale che riguarda tutti e tutto il tessuto sociale in maniera trasversale”. Così Michela Iuliano, referente del Centro Antiviolenza Di Donna per il Consorzio dei Servizi Sociali “Alta Irpinia” alla guida di un variegato gruppo di professionalità, impegnata a coordinare innumerevoli attività portate avanti dal Centro.

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    Telefono costantemente acceso, reperibilità h24 e grande capacità di problem solving. Perché la
    presa in carico dei servizi sociali non arriva soltanto attraverso il Cav in maniera diretta, ma anche attraverso
    la segnalazione della rete istituzionale e associativa che opera sul territorio. “Dal 2016 al 2020 le donne che
    si sono rivolte al Cav e sono state prese in carico dai servizi sociali sono 60, mentre soltanto nell’ultimo
    anno- dal 2020 a giugno 2021- le donne che si sono rivolte al centro sono 23, di cui 9 tramite pronto
    soccorso e 3 attraverso le forze dell’ordine” rivela Iuliano.
    Le prestazioni più richieste riguardano la consulenza psicologica, che copre l’80% delle prestazioni; la
    consulenza legale, l’ascolto e, infine con il 2% delle prestazioni, la protezione presso case rifugio. “Il dato
    rilevante che possiamo consegnare all’analisi del fenomeno, è che soltanto pochissime arrivano alla fase
    della denuncia: spesso le violenze non trovano riscontro nei verbali dei tribunali” continua. Per questa
    ragione il coordinamento del Centro prevede la necessità di monitorare i dati in maniera articolata e
    complessa, caratterizzata da forti discrepanze fra il numero di donne che si rivolgono al centro e quelle che
    concretamente denunciano gli autori delle violenze.
    Il presupposto per un’efficace attività è la capacità di costruire una rete di attori e professionalità capaci di
    interagire e interfacciarsi fra di loro per garantire intervento e supporto. “Il Centro garantisce innanzitutto
    l’ascolto e fornisce informazioni utili su come le vittime possono muoversi; ma c’è anche chi si rivolge ad
    altre strutture, che però attraverso la rete arrivano a noi, in quanto spesso negli episodi di violenza denunciati
    sono coinvolti i minori. Per questo nei nostri programmi attivati tramite il Consorzio dei Sevizi Sociali circa
    5 donne negli ultimi due anni sono state inserite nei tirocini lavorativi al fine di trovare lavoro e uscire dal
    circuito di provenienza. Circa 20 invece sono state destinatarie di un contributo economico erogato dalla
    Regione Campania attraverso appositi decreti per sostenerle nella prima fase di uscita dalla violenza”.

    Lavorare in rete significa, per ogni operatore, creare sinergie, integrare le proprie competenze, accrescere la
    conoscenza del proprio territorio per raggiungere un obiettivo comune. “Spesso mi chiedono perché nel
    Centro Antiviolenza lavorano solo donne” argomenta la coordinatrice. “È la relazione che si instaura tra la
    donna che ascolta e la donna che si racconta il tramite che permette a quest’ultima di raggiungere un
    cambiamento, una conoscenza più consapevole di se stessa e delle proprie capacità. Non viene avviato un
    percorso di cambiamento di sé, ma di realizzazione di sé; viene facilitato ciò che, per la donna, è
    potenzialmente e realisticamente possibile perseguire.
    Alle donne non vengono offerte soluzioni precostituite, ma un sostegno specifico e informazioni adeguate,
    affinché possano trovare la soluzione adatta a sé e alla propria situazione. La metodologia prevede che ogni
    azione (denuncia, separazione, attivazione dei servizi, ecc.) venga intrapresa solo con il consenso della donna
    e che si lavori sempre per il suo vantaggio, attraverso una modalità che consenta alla donna di parlare di sé,
    offrendole la possibilità di credere in se stessa, secondo i presupposti della protezione, della riservatezza e
    del non giudizio da parte delle operatrici.
    LE ATTIVITA’ DEL CAV IN PILLOLE. Il Centro progetta e realizza percorsi di formazione sia del
    personale interno che dei soggetti esterni (come medici, operatori delle forze dell’ordine, assistenti sociali,
    insegnanti, etc.) e consulenze per operatrici di altri servizi, grazie alla collaborazione con la Cooperativa
    “Gruppo Incontro” della Toscana leader in questo campo. Svolge attività di promozione e prevenzione nelle
    scuole per incidere più a lungo termine sull’aspetto culturale/strutturale della violenza di genere. Promuove
    eventi, sensibilizza, si occupa della diffusione di buone prassi e campagne di prevenzione sul territorio per
    rispondere all’esigenza immediata e operativa di sensibilizzare e rafforzare la rete dei servizi sul territorio.
    Promuove la ricerca (indagini qualitative e quantitative), anche attraverso la raccolta e l’elaborazione dei dati
    relativi alle donne che accedono al Centro, garantendo la massima riservatezza. Questi dati vengono raccolti
    ed elaborati dall’Osservatorio regionale sul fenomeno della violenza sulle donne. Infine promuove politiche
    e piani d’azione locali, contro la violenza, interloquendo con le amministrazioni regionali e locali.

    CONTINUA SU AVELLINO ZON

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