venerdì - 7 Agosto 2020

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    La labile linea tra bene e male di “Saulo, il male dentro” di Ciro Borrelli

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    Ieri sera, all’ombra della Dogana di Avellino, Donatella de Bartolomeis  ha presentato “Saulo, il male dentro” di Ciro Borrelli

    [ads1] Ieri sera A&D Arredamenti si è trasformato in un piccolo ed accogliente salotto letterario. Una luce soffusa, intima, per pochi. Maria Letizia Maggio legge i primi capitoli di “Saulo, il male dentro” il romanzo d’esordio di Ciro Borelli.

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    Il tutto all’ombra della Dogana di Avellino, perché possa essere un risveglio di anime e coscienze. Un posto voluto, ricercato. Non casuale. Le note  a tratti enigmatiche ed inquietanti di Mr Carmine Checco hanno introdotto la serata. Da sfondo il suo brano La casa del sole.

    Si alza la voce di Donatella De Bartolomeis, della Casa editrice Il Papavero. Il sole ed il buio, la notte ed il giorno, la verità e la menzogna, il bene e il male. Una linea sempre più labile. Sono poche le anime che custodiscono questa doppia natura, come la custodisce Paolo, il protagonista maschile di Saulo, il male dentro di Ciro Borrelli.

    Niente è come sembra, niente è come appare perché niente è reale.

    Due anime racchiuse in un solo corpo. C’è tanto di te in questo libro Ciro. Come ti senti quando scrivi un libro?

    Cerco di essere il più naturale possibile, non costruito, sono una persona semplice, non conformista, non borghese. Sono napoletano. Cerco di riversarlo nei miei libri. Il mio secondo libro “Racconti di un impiegato” è un vero e proprio fotogramma di emozioni di persone comuni, con le loro debolezze, ipocrisie.

    Amo le persone semplici. Le persone costruite lasciano quasi mai nulla. La semplicità si respira. Quale dei tuoi libri assomiglia più a te?

    Nel primo “Un’altra illusione” descrivo il mio percorso da elettore deluso. Il terzo “L’ultima vittoria” è quello più particolare perché metto a confronto tre eventi storici lontani nel tempo, ma accomunati da una cosa: rappresentano l’ultima vittoria prima della degenerazione finale. Se ti dico il quarto mi prendi per un serial killer. Forse il terzo, “L’ultima vittoria”.

    Assolutamente. In ognuno di noi c’è un piccolo serial Killer. Non saresti l’unico. Scrivere mi ha permesso di rendere le cose più sopportabili. A te scrivere cosa ha concesso ?

    Di liberare un lato di me che altrimenti sarebbe rimasto sempre inespresso.

    Hai un posto dove abitualmente scrivi ? O è un fuoco che non conosce luoghi , limiti? 

    Io scrivo ovunque, ma soprattutto la sera e le prime ore della notte. Quando tutto intorno a me rallenta, quando puoi ascoltare te stesso, scavando tra ricordi, emozioni, attimi, sguardi sfuggenti, rimorsi, rimpianti, gocce di felicità.

    Il titolo. Punto di partenza o punto di arrivo?

    Punto di arrivo. Ho scritto prima il romanzo e solo alla fine di tutto ho deciso il titolo.

    Saluto Ciro Borelli con la promessa che leggerò il suo “Saulo”.

    Fotogallery Elena Russo.

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