Laceno d’Oro 2015, Gebo e l’ombra



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Gebo e l'ombra

Presentato ieri sera presso il cinema Panopticon di Avellino, “Gebo e l’ombra”, film “rivoluzionario” del regista portoghese Manoel de Oliveira

Nella serata di ieri, 20 settembre, presso il cinema Panopticon del carcere Borbonico di Avellino, è stato proiettato il film “Gebo e l’ombra” del regista portoghese Manoel de Oliveira. Il film, inserito nella programmazione della rassegna cinematografica Laceno d’Oro 2015, è stato presentato fuori concorso il 5 e 6 settembre 2012 alla 69ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, ed è stato trasmesso in televisione da Raitre a Fuori orario. Cose (mai) viste il 10 settembre 2012, con titoli di testa e dialoghi in lingua francese, e con i dialoghi sottotitolati in lingua italiana.

Gebo e l'ombra
La locandina del film

Il ruolo principale (Gebo) è interpretato da Michael Lonsdale, attore francese di numerosi film all’avanguardia (come i film di Marcel Hanoun); presente nel cast anche l’attrice italiana Claudia Cardinale, nel ruolo di Doroteia, moglie di Gebo.

Il film è ambientato a Parigi in epoca contemporanea, ed è ispirato alla pièce teatrale in 4 atti O Gebo e a Sombra di Raul Brandão del 1923, nel quale si denunciavano i cambiamenti sociali che si manifestavano nella società portoghese negli anni venti, negli ultimi anni della prima repubblica portoghese, con impoverimento generale della maggior parte della popolazione e il repentino arricchimento di speculatori e finanzieri.

Verso la fine del XIX secolo, nonostante l’età avanzata e la stanchezza, Gebo continua l’attività di ragioniere e contabile con cui mantiene la sua famiglia; Vive con la moglie Doroteia e la loro nuora Sofia, ma le preoccupazioni di tutti sono rivolte a Joao, il figlio di Gebo, che dopo essersi reso responsabile di alcune azioni poco onorevoli è scappato di casa e non ha dato più notizie di sè. L’ignara Doroteia attende con speranza che Joao possa un giorno fare rientro a casa, mentre in Sofia l’attesa si mischia alla paura. Quando Joao si ripresenta all’improvviso, ogni cosa cambia e prende una piega differente. Mentre Doroteia crede che il suo ritorno sia un bene, Gebo non si fa illusioni e decide di non nascondere la quantità colossale di denaro che sta custodendo per conto della compagnia per cui lavora.

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Il regista Manoel de Oliveira ha dichiarato di aver voluto fare un film sulla povertà e sulla crisi economica, ed infatti il film riflette sulle condizioni di vita di una famiglia devastata da un dramma privato e sociale: il ritorno del figliol prodigo Joao, quello che dovrebbe essere un momento di gioia si trasforma nell’infausta condanna della povera ma onesta famiglia di Gebo. De Oliveira porge il suo apologo morale, questo scontro di generazioni, quasi spiegandolo nell’immobilità indifferente di un affresco.

Il risultato è un dramma contemporaneo.

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