venerdì - 18 Giugno 2021

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    Laceno d’oro: premio Giacomo d’Onofrio a Bartololomeo Pampaloni

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    L’anteprima del Laceno d’oro sta per volgere al termine. Al carcere borbonico di Avellino sale in cattedra Bartolomeo Pampaloni con il suo “Roma Termini”

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    Nella serata di ieri, nel cortile del Carcere Borbonico, è andato in scena uno degli ultimi atti dell’anteprima del Laceno d’oro. Nonostante le minacce di maltempo, è stato proiettato per il pubblico irpino il film documentario di Bartolomeo Pampaloni “Roma Termini”.

    pampaloni

    La stazione di Roma Termini è la più grande d’Italia e la seconda in Europa. Ogni giorno da lì, migliaia e migliaia di persone partono verso nuovi orizzonti. Per loro la stazione è un luogo di passaggio, un purgatorio che li separa dalla meta. Eppure c’è qualcuno per cui quella stazione rappresenta la vita, la quotidianità, la dimora. Una casa che però li aliena, li porta a sentire arredo della stazione, figure confuse nel trambusto dei treni sferraglianti. Agli occhi dei passanti sono dei clochard, dei barboni, cui i più magnanimi riservano un sorriso o una moneta, altri invece destinano loro insulti e senso di ribrezzo. Antonio, Stefano, Gianluca e un clochard dall’accento enigmatico, sono i protagonisti di “Roma Termini”, anzi gli abitanti invisibili della stazione romana. Tra il regista e gli attori involontari della pellicola si instaura un rapporto intimo. Un unico compromesso, quello di poter entrare nella loro intimità, raccontare la loro quotidianità nei minimi dettagli. Sono loro la voce di Roma Termini, quella che i treni non fanno sentire. Sono loro le figure di Roma Termini che Pampaloni vuole intimamente far conoscere a chi ogni giorno passa al loro fianco senza più farci caso. Pampaloni non intende rispondere al perché quegli uomini si trovino lì, all’ingiustizia e la crudeltà della vita nei loro confronti, queste sono domande che vengono lasciate allo spettatore. Sorgeranno spontanee le riflessioni debite nell’osservazione di un documentario lucido di una realtà radicata nella nostra macchina sociale.

    pampaloniBartolomeo Pampaloni, che già aveva presentato la sua pellicola al Festival del Film di Romaporta ora al Laceno d’oro uno dei suoi primi lavori. Pampaloni è nato a Firenze, nel 1982, da una famiglia lucchese. Dopo essersi laureato in Filosofia, ha studiato a Parigi come regista, presso lUniversité Paris 8-St. Denis. Rientrato in Italia, è stato ammesso al Centro Sperimentale di Cinematografia di Romadove ha collaborato con Paolo Virzì nello spettacolo “Se non ci sono altre domande”. Attualmente Pampaloni è rientrato in Francia.

    La serata di ieri si è aperta con le parole lucide e quantomai interessati di Pampaloni, che salendo sul palco del Carcere Borbonico ha dichiarato:

    Trovarsi a margine ti permette di avere un’identità, ecco, è quello che ho capito dopo l’esperienza non proprio felice al Centro Sperimentale, che mi ha aiutato, però, a prendere posizione, a capire dove stavo, dove volevo stare. Stare al margine ha dei grandi vantaggi, per esempio quello di non doverti mai sottomettere a nessuna ragione che non sia la tua o quella del film che vuoi fare. Il fatto di avere poco budget può dar vita ad una forma di libertà espressiva. Non ci tengo a vantarmi del mio ruolo marginale, anzi, penso che abbia una sua forza il fatto di poter dire la propria, senza stare proprio in mezzo all’agone. Clandestinità, esilio, io per questo sto in Francia, però, proprio nell’ombra spesso nascono le cose che poi un domani fioriranno e che però quando nascono non si vedono, non sono sotto gli occhi di tutti, proprio come i personaggi del mio film che sono delle storie potenti da raccontare, ma che nessuno ascolta.

    Dopo le sue parole, ha avuto luogo la premiazione. Il presidente del Laceno d’oro, Spagnuolo ha chiamato sul palco Marianna D’Onofrio (figlia di Giacomo, cui è dedicato il premio) e l’ex assessore Nunzio Cignarella. Quest’ultimo ha colto l’occasione per lanciare una frecciatina all’amministrazione affermando che:

    L’unico motivo per cui mi avete chiamato, è perché si parla di marginalità, di clandestinità, condizione alla quale sono tornato

    Dopo i complimenti dell’ex assessore e le parole commosse della D’Onofrio, Pampaloni ha ricevuto il premio, con l’augurio di una lunga e felice carriera. Alla premiazione ha fatto seguito la proiezione del film.

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