martedì - 18 Maggio 2021

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    Luis Di Gennaro, il pianista irpino dall’anima jazz

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    Luis Di Gennaro è un giovane pianista irpino, attivo da anni sulla scena musicale locale e nazionale.  A fine maggio prenderà parte alla rassegna pianistica “Piano City Milano”, mentre a luglio sarà in Toscana per “Naturalmente pianoforte”. Avellino.Zon lo ha incontrato. Ecco l’intervista

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    «Quando non sai cos’è, allora è jazz». Sicuramente questa felice “non-definizione” che Alessandro Baricco dà della musica jazz in “Novecento” potrebbe piacere a Luis Di GennaroPianista, classe 1988, l’irpino Di Gennaro ha, in effetti, fatto dell’improvvisazione la parola chiave del suo rapporto con l’arte.

    La sua musica rispecchia tutte le peculiarità del jazz: si muove fuori dai canoni, dalle regole e da ogni pregiudizio snob per inglobare gioiosamente spunti e generi musicali spesso diversissimi tra loro. Una formazione di base classica, impartitagli dal maestro Vincenzo Colella, si è, infatti, intrecciata nel tempo con lo studio del jazz,  l’interesse per il rock e il contatto con il pop.

    Luis Di Gennaro
    Luis Di Gennaro

    Conosciamo meglio, dunque, il talentuoso Luis Di Gennaro, attivo da anni sulla scena musicale locale e nazionale.

    Intorno all’età di 7 anni ti sei avvicinato per la prima volta allo studio della musica. Com’è nata questa passione e, in particolare, perché hai scelto il pianoforte?

    «All’inizio, come accade a quasi tutti i bambini, mi sono stati regalati degli strumenti musicali giocattolo. Prima una chitarra, poi un pianoforte che trovai sotto l’albero di Natale. Fin da subito, sono stato istintivamente più attratto dai tasti del pianoforte che dalla chitarra. Credo che in ognuno di noi esista un principio energetico, un nucleo vitale che ci porta verso l’unicità. Secondo me, iniziamo a soffrire quando non portiamo avanti questa nostra unicità. Mi è capitato di star male proprio nei periodi della mia vita in cui non suonavo».

    Sei coautore della colonna sonora del cortometraggio animato, tutto irpino, “Exit“, opera che si è aggiudicata importanti riconoscimenti tra cui la vittoria, lo scorso febbraio, al “Los Angeles CineFest” nella categoria “Film about Cosmos – Stars, Galactic”. Com’è stata l’esperienza di comporre musica per un’opera filmica? Ti piacerebbe continuare a percorrere anche questa strada?

    Luis Di Gennaro«Non voglio prendermi meriti che non sono miei, nel senso che si è trattato di un grande lavoro di gruppo. Mi era già capitato di comporre un brano musicale per un regista che poi, però, non l’ha utilizzato. Come in quel caso, anche la colonna sonora di “Exit” è nata in maniera estemporanea. Il lavoro è durato un paio di giorni e la registrazione circa due ore. Ho composto guardando le immagini che scorrevano. Comporre è anche questo: saper osservare e guardarsi attorno. Mi piacerebbe poter partecipare di nuovo a progetti simili e avere la possibilità di collaborare con altri artisti poiché credo che nella musica, come in tutte le forme di comunicazione, sia fondamentale il confronto».

    La tua ricerca musicale fonde l’improvvisazione tipica del jazz con la canzone d’autore, passando per la musica di gruppi come i Beatles e i Doors, senza disdegnare riferimenti alla musica lirica e all’arte di maestri come Art Tatum. Quali sono gli artisti contemporanei che più apprezzi o ritieni fonte d’ispirazione?

    «Molti, in realtà. Il mio mito assoluto è Danilo Rea che ebbi modo di sentire dal vivo, grazie all’associazione “Senza tempo”, quando suonò al Duomo di Avellino, alcuni anni fa, in occasione della “Notte bianca del cinema“. Io, che venivo dalla musica classica, lo sentii improvvisare al pianoforte sulle note di “Stairway to Heaven” dei Led Zeppelin e, da allora, capii che si poteva improvvisare su qualunque brano e, praticamente dal giorno successivo, intrapresi questa strada. Tra i contemporanei potrei, poi, citare anche Stefano Bollani, l’iraniano Ramin Bahrami, uno dei più importanti esecutori di Bach, o ancora il pianista jazz statunitense Brad Mehldau».

    Luis Di GennaroProssimamente ti aspettano importanti impegni: a fine maggio parteciperai, come unico pianista irpino, alla rassegna pianistica “Piano City Milano“, mentre a luglio sarai in Toscana per la manifestazione “Naturalmente pianoforte“. Parlaci di questi eventi e delle tue aspettative in merito.

    «Si tratta di eventi che danno respiro alle città. Mettere dei pianoforti nei posti più disparati della città è un’idea bellissima. A Milano, ad esempio, suonerò su un tram e sarò collocato, nella programmazione, accanto ad artisti come Michael Nyman e Stefano Bollani. I milanesi sono innamorati di questa rassegna internazionale che tocca i luoghi più importanti della città, come Parco Sempione e il Castello Sforzesco. “Naturalmente pianoforte” è, invece, una rassegna che si svolge a Pratovecchio Stia, in provincia di Arezzo. Noi partecipanti verremo ospitati da famiglie toscane e trattati come parte integrante della comunità locale. In entrambi i casi, si tratta di manifestazioni intelligenti fondate sull’idea di aggregare le persone. Ad Avellino, purtroppo, spesso ognuno pensa soltanto al proprio orticello e questo impedisce di fare comunità. Eppure, anche noi abbiamo eccellenze in campo musicale come, ad esempio, Simone Vignola, Carmine Ioanna e Vittorio Silvestri. A livello locale, però, c’è pochissimo spazio per il jazz. Ecco perché mi piace partecipare a questi eventi che hanno il grande merito di riunire tante persone intorno alla musica e alla cultura».

    Nel video, Luis Di Gennaro improvvisa per Avellino.Zon sulle note della canzone di Jovanotti “Le tasche piene di sassi“.

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