Alla Malzoni bimba muore nella pancia della mamma



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Malzoni

Una donna, 36 enne residente a Villa San Nicola, in attesa di una bimba, domenica pomeriggio, si è recata alla clinica Malzoni di Avellino per effettuare un controllo, allarmata dal non movimento della creatura. Qui la drammatica scoperta

La donna, giunta alla trentanovesima settimana di gravidanza, prossima al parto, era seguita costantemente dall’équipe medica della clinica Malzoni, nota clinica di Avellino. La gestazione procedeva senza problemi e la bambina che portava in grembo era sana. La famiglia Piccirillo aveva deciso di chiamare la piccola Antonia ed attendeva con grande trepidazione e fermento il momento della nascita.

La futura mamma era stata più volte ricoverata perché in passato aveva subito un’operazione alla colecisti e gli elevati acidi biliari sintetizzati nel fegato e immersi nella bile, rappresentavano un rischio per la creatura. Per scongiurare il pericolo di recare danno all’esserino in lei presente, la 36 enne per ogni minima cosa raggiungeva l’ospedale.

Sabato era tornata a casa felice e spensierata, dopo un periodo di ricovero, sicura che la bambina si muovesse e respirasse regolarmente, diagnosi accertata dall’ultimo monitoraggio, effettuato in quella giornata. Domenica pomeriggio, la signora allarmata dal non movimento della piccola, ha raggiunto nuovamente la clinica ed i medici le hanno comunicato che il cuoricino della sua creatura aveva cessato di battere. 

Un dolore dal quale non ci si riprende mai, una ferita che non si chiude. La morte di un figlio è qualcosa di inaccettabile per natura, ti traumatizza, ti cambia, è come se il tempo si fermasse a quel tragico epilogo. 

Il corpicino di Antonia è nell’obitorio dell’ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino. Si è aperta un’inchiesta interna alla clinica per accertare le cause del decesso della piccola e le eventuali negligenze professionali.

I genitori quasi sicuramente sporgeranno denuncia per rendere giustizia ad Antonia, alla quale è stata negata la possibilità di vivere, consapevoli però, che niente e nessuno potrà restituirgli quanto perso. 

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