Video – Manifestazione Libera, il racconto dei familiari delle vittime innocenti di mafia

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Sono 900 i nomi attestati attualmente nell’elenco delle vittime innocenti di mafia stilato in Italia. Non solo un numero, ma nomi, persone, pensieri, storie differenti che tuttavia hanno avuto tutte un simile e tragico epilogo. Oggi, 21 marzo, in occasione della marcia promossa da “Libera Avellino”, abbiamo raccolto la testimonianza delle famiglie di alcune di esse, affinché il ricordo si trasformi in memoria e impegno

Quando si parla di mafia, l’opinione comune è quella di un fenomeno circoscritto, riscontrabile soltanto in alcune aree più “sfortunate” del nostro Paese. Stessa cosa vale per la Campania, ammalata di camorra. Si crede che questo male sia proprio solamente di alcune zone: quella del napoletano, del casertano; mentre se si parla della provincia di Avellino, il dito viene puntato immediatamente verso l’area del Vallo di Lauro. Questo modus pensandi, questa visione di Avellino come “isola felice” che non è mai stata contagiata, si è rivelato tuttavia errato. Nostro malgrado, la criminalità organizzata, come un virus, è stata capace di diffondersi anche oltre le verdi colline che pensavamo isolarci dal resto della nostra regione. Ora, e in particolare nella giornata appena trascorsa, il popolo avellinese ha dato un chiaro segno della sua presa di coscienza, della sua voglia di uscire da questa pesante cortina di nebbia. Oggi, 21 marzo 2016, Avellino è stata per la prima volta città protagonista della lotta contro le mafie e della difesa della legalità. La “21° giornata della memoria e dell’impegno  in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”, promossa da Libera Avellino, ha visto scendere in strada uomini e donne, appartenenti alle categorie più disparate, ma tutti uniti per dare voce a chi voce non ne ha più. Voce a loro, ai 900 innocenti la cui vita è stata spezzata, affinché il loro non sia soltanto un triste ricordo, ma un coraggioso esempio. A guidare il corteo, in prima fila, i familiari di alcuni di essi, con una foto sul petto e tanta emozione sul volto. Tanto ci sarebbe da dire, ogni storia sarebbe degna di essere raccontata, ma ai nostri microfoni ne sono state affidate due, entrambe con scenario la provincia di Avellino.

Francesco Antonio Santaniello, proprietario di un’impresa di materiali edili di Lauro, francesco santaniello Mafieucciso dalla camorra nel suo deposito. “Totonno”, come lo chiamavano tutti, aveva solo 49 anni. Era il 31 gennaio del 2002. Francesco moriva per essersi sottratto alla logica del racket, per aver tentato con tutte le sue forze di lavorare nella legalità. Oggi, a distanza di 14 anni, il suo nome è stato ascritto al lunghissimo elenco dei 900, riconoscendo la matrice mafiosa del suo assassinio. Tuttavia, come testimonia il genero Clemente Scafuro, la famiglia cerca ancora di ottenere giustizia perchè a livello giuridico il caso non è ancora stato risolto.

Pasquale Campanello, nato ad Avellino,  Sovrintendente Capo del Corpo di Polizia Penitenziaria presso la Casa Circondariale di Napoli Poggioreale. Anche Pasquale ha pagato con la morte per essersi rifiutato di concedere “favori” ad esponenti di clan camorristici del napoletano. Un agguato sotto casa, a Mercogliano, ad opera di quattro sicari. Era l‘8 febbraio del 1993, aveva 33 anni. Oggi, la moglie Antonietta Oliva, ci parla dell’emozione che affianca il suo dolore. È l’emozione di vedere la città dove Pasquale viveva mobilitarsi tutta contro quel male che glielo ha portato via.

Pasquale-Campanello mafieSe ne vanno da uomini liberi Francesco e Pasquale, da chi ha guardato il male dritto in  faccia, ma che a quel male non ha voluto piegarsi. In loro ricordo, in ricordo delle altre centinaia di vite spezzate, ma anche nella speranza che le mafie non sono un male incurabile. Queste le idee che hanno spinto il popolo di Avellino e dell’Italia intera alla marcia.