Mercogliano e il sisma del 1980, parole per non dimenticare



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Mercogliano

Mercogliano, il sisma del 1980 raccontato dalle dichiarazioni di allora raccolte tra gli abitanti

Mercogliano, un paese in ginocchio in quel terribile mese di novembre del 1980.

Nessuna vittima per fortuna, ma i danni al paese visibili a tutti.

Le attività commerciali bloccate, la fiorentissima industria del turismo compromessa, circa il 30 per cento delle abitazioni notevolmente danneggiate.

Mercogliano

Allora a Mercogliano risultavano residenti 5863 abitanti ed i nuclei familiari erano 1466.

A restare senza tetto ben 1359 abitanti.

Queste alcune dichiarazioni fatte a caldo da abitanti della città e che sono riportate in un dossier terremoto su Mercogliano stampato in numero unico nel maggio 1981.

Salvatore Napoletano, pensionato di 65 anni: “Quella sera mi trovavo in casa con mia moglie al momento della scossa…Gli amministratori locali li ho visti una sola volta in quattro giorni, quando vennero a portarmi dei viveri che ho rifiutato perchè non ne avevo bisogno. Ora penso di tornare a Mercogliano ed ho già fatto richiesta di un prefabbricato. Nella graduatoria sono tra gli ultimi, e per questo in alcune occasioni ho già protestato vivacemente contro il sindaco ed il segretario comunale. Per il futuro, spero soltanto di tornare a vivere qui e di rivedere il paese come era prima.”

NEVOLA, il farmacista: “Per me è stata un’esperienza terribile. Avevo mio figlio in ospedale, operato quattro ore prima di appendicite. Sono corso subito lì, a portare al sicuro mio figlio. Gli hanno continuato la terapia in macchina, al freddo, la notte, con il rischio di morire. In farmacia ho avuto tutto distrutto. Sono fatalista. L’esperienza del terremoto, della paura, e del pericolo di quel momento, mi ha insegnato a non cadere nello sconforto. Perciò sono fiducioso nel futuro , nella ricostruzione“.

Giuseppe De Rosa, pensionato: “Con i soldi e le amicizie si ottiene tutto. Chi è vecchio e povero come me, a quale Santo deve rivolgersi? Gli anziani vengono sempre trascurati. Ho chiesto un alloggio, non ho casa, vivo presso parenti, ma non ce la faccio più, non ho nemmeno la forza per protestare. E poi chi mi ascolterebbe?..”

Don Giovanni Pellecchia, sacerdote: “In nottata iniziai il giro per il paese per vedere se c’erano vittime, per portare una parola di conforto a chiunque ne avesse bisogno. Fortunatamente si registrò solo un ferito ma tantissimi danni. La mia chiesa sbriciolata. Vado a dire la messa in una baracca di lamiere. No, il terremoto non ha insegnato proprio niente alla gente, non c’è stato nessun miglioramento morale, anzi si è accentuato l’egoismo, la cattiveria, il menefreghismo“.

Parole per non dimenticare.

 

 

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