Mercogliano: un’installazione artistica per la rotonda di Torrette



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“Questa chiave va utilizzata una volta sola, per aprire porte e cuori”. La “Chiave di Milot” diviene protagonista dell’uscita autostradale di Mercogliano

 

A Mercogliano, proprio alla terminazione del casello dell’A16, verrà impiantata un’opera di un’artista internazionale italo-albanese: Alfred Mirashi Milot.

Il merito dell’iniziativa è del presidente della provincia, Domenico Biancardi, che ha avuto l’intuizione di ingentilire la rotatoria di Torrette di Mercogliano. Chi arriva dai paesi del circondario avellinese deve poter ricevere un messaggio, anche visivo, di ospitalità rappresentata da una degna immagine e non da un’aiuola triste e vacante.

Domenico Biancardi
Domenico Biancardi

“Ogni volta che esco ad Avellino, vedo questa aiuola centrale, che non è un buon biglietto da visita per l’Irpinia perché l’ho sempre vista trascurata. Nelle altre regioni, invece, il verde e l’accoglienza sono sempre una cosa importantissima”.

La dichiarazione del capo di Palazzo Caracciolo non lascia dubbi e conferma che è stato compiuto questo protocollo d’intesa con la città che cederà lo spazio in questione per poter effettuare l’intervento programmato.

Il primo cittadino di Mercogliano, Vittorio D’Alessio, ha sottoscritto in consiglio provinciale, nella giornata di ieri, l’atto per la concessione dell’area verde allo scopo di valorizzare il territorio.

mercogliano
La “Chiave di Milot”, già presente nel comune di Cervinara, in pronvincia di Avellino, è un impianto di dimensioni pari a 20 metri di altezza e misura 40 quintali di peso, ma oltrepassando le mere caratteristiche strutturali dell’opera, occorre sottolineare il significato intrinseco che vuole trasmettere.

L’allestimento è simbolo di accoglienza, per questo motivo si è deciso di apporla all’entrata, per un benvenuto che sortisca un impatto gradevole e appropriato, inoltre, sarà orientata in direzione del Santuario di Montevergine.

Un flash sull’artista Milot..

Milot
Alfred è arrivato in Italia nel marzo del 1991 come profugo albanese, dopo aver affrontato il cosiddetto viaggio della speranza, su una nave, quando era poco più di un ragazzino ed aveva 19 anni. Nessun trolley lo accompagnava figurarsi denaro. Lasciava un paese che non ammetteva sogni, nel tentativo di approdare in un posto migliore.

Così arrivò al porto di Brindisi, si parlava di bene 27.000 migranti che abbandonavano le loro famiglie per scappare dalla fame e dalla dittatura dei comunisti. Milot giunse a Cervinara, in Irpinia, dove non si è sentito un fuggitivo, al contrario, fu accolto senza alcuna avversione. Ciò non era un fatto che accadeva molto spesso, in quanto, gli albanesi in quel periodo storico non venivano ricevuti in maniera gradevole.

Comincia facendo quello che era in grado di fare, ovvero lavorare il legno, però il richiamo del talento pulsa dentro di lui e una famiglia generosa gli regala l’opportunità di poter coltivare, studiando, questa sua particolare maestria.

Nasce da qui l’impresa di quest’artista, ormai conosciuto in tutto il mondo, che ha donato nel 2017, “La chiave di Cervinara”,per ringraziare il paese del trattamento riservatogli.

“Questa chiave va utilizzata una volta sola, per aprire porte e cuori, dopodiché va piegata affinché non serva più a richiudere ciò che ha aperto”.

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