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Cronaca

Violenze asilo nido di Milano, incredulità a Caposele per Milena Ceres

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La gente di Caposele è incredula per la triste storia delle violenze ai danni dei piccoli ospiti di un asilo nido di Milano che ha visto Milena Ceres protagonista 

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È come nelle favole oppure nei film,  dove se da una parte c’è il buono dall’altra è inevitabile che ci sia anche il cattivo. E tutto sembra impossibile, irreale, lontano dalla nostra realtà. Ma più che una favola questa è una storia triste e sconcertante allo stesso tempo e non è tanto lontana. La gente di Caposele,  piccolo comune irpino, è scossa ed incredula per la vicenda che in questi giorni vede protagonista, anzi antagonista, della cronaca la compaesana Milena Ceres, accusata di gravi violenze ai danni dei bambini di un asilo nido di Milano.

La donna avrebbe coronato il suo sogno di formare una famiglia, sposandosi, nel fine settimana, nel santuario di San Gerardo a Caposele. Una famiglia semplice la sua, comune e ramificata.

milena ceresLa sua scelta di vita nel trasferirsi a Milano, per poter lavorare nell’attività propria del suo compagno di vita e presto sposo, Enrico Piroddi, accusato di essere complice dell’orrore. Il volto in quelle immagini sconcertanti è proprio quello di Milena, l’insegnante.

Il sindaco del paese, Pasquale Farina, è esterrefatto dalla vicenda, come lo sono i cittadini di Caposele che in questi giorni stanno vedendo le forti immagini trasmesse di continuo alla televisione, ma che per il momento scelgono il silenzio perché ancora increduli, avendola conosciuta personalmente.

Una persona allegra, seria professionalmente in quanto educatrice, trasparente, col senso della giustizia,  dicono; ma quello che il materiale audiovisivo ha fornito come prova racconta un’altra storia.

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Studentessa universitaria, laureata in Lettere curriculum Pubblicistica, presso l'Università degli Studi di Salerno. Scrivo per amore della scrittura. Chi scrive per passione (con la speranza di crearne una professione), si ritrova nella condizione di Don Chisciotte e nei panni di chi combatte una battaglia già persa. E alla fine vince.

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