A Montella grande partecipazione all’incontro con le famiglie per parlare di autismi

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Si è tenuto ieri, presso la scuola primaria “G. Palatucci” di Montella, l’incontro con le famiglie e gli operatori del settore per parlare di autismi

Negli ultimi anni l’interesse per l’autismo è aumentato esponenzialmente, purtroppo anche per l’incremento altrettanto considerevole delle diagnosi e, soprattutto in occasione del 2 aprile – giornata mondiale per la consapevolezza dell’autismo – non mancano convegni, manifestazioni e monumenti illuminati di blu. Ben vengano tutte queste iniziative, se riescono ad insinuare curiosità e magari spronano ad interrogarsi su cosa si può fare per aiutare le famiglie che vivono quotidianamente l’autismo.

La formula utilizzata, invece, per l’incontro che si è tenuto ieri presso l’Istituto Comprensivo “G. Palatucci” di Montella, voluto dall’associazione “Noi, un sorriso e gli autismi“, permette di compiere un passo in più verso la consapevolezza, perché sono i diretti interessati a raccontare gli autismi ed i presenti hanno l’opportunità di trascorrere qualche ora anche con dei bambini autistici, sperimentando “con mano” la loro particolare sensibilità, piuttosto che le loro stereotipie o frustrazioni.

Si tratta di un format all’avanguardia“, come ha sottolineato il dr. Antonio Acerra – psichiatra e direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL AV1  – “perché l’approccio esperenziale permette ai presenti di cogliere molte più informazioni sull’autismo di quanto succede normalmente con la proiezione di slides e con un approccio medico-scientifico“. Capire, infatti, quali siano i tratti di quello che viene chiamato “spettro autistico” e che ha una notevole ampiezza non è cosa semplice ed il racconto di una madre o di un padre permettono a chi li ascolta di cogliere delle vere e proprie unicità che ogni bambino autistico ha e che non possono essere generalizzate.

Il racconto della presidente dell’associazione “Noi, in sorriso e gli autismi“, Imma Faravolo, madre di Antonio di 15 anni ne è la prova lampante. Si tratta della storia di vita di una famiglia che ha scoperto l’autismo quando ancora non se ne conoscevano le caratteristiche e non vi erano strutture e associazioni di riferimento. La diagnosi, quindi, spesso lascia le famiglie sole e se rispetto alla lentezza  del sistema sanitario nazionale non si riesce ad intervenire in maniera incisiva, il sostegno sociale è quello che non dovrebbe farsi attendere. “Noi famiglie di ragazzi autistici – evidenzia Faravolo – riusciamo a fare rete tra di noi, ad accettarci, ma i nostri ragazzi hanno bisogno di stare con gli altri, di sentirsi inclusi ed accettati“.

La platea si emoziona, poi, quando la presidente racconta dell’amicizia nata tra il figlio ed un compagno di classe del Gambia, che “non sapeva cosa fosse l’autismo, quindi per lui Antonio non era diverso” e che oggi lo aiuta a fare tutte quelle cose che un ragazzo adolescente dovrebbe fare. Questo è quello che chiedono le famiglie, sapere di poter contare su qualcuno che alleggerisca quel peso che inevitabilmente si portano dietro nella loro vita quotidiana. Sapere di potersi ammalare, perché c’è il vicino di casa che accompagnerà i loro figli a scuola!

La d.ssa Maddalena Erculanese – psicologa infantile e logopedista – ha sottolineato anche quanto conti una “educazione alle differenze” da attuare soprattutto in campo scolastico, approfittando magari della presenza in classe di un compagno con delle particolari esigenze. “Nelle mie terapie inserisco spesso i compagni di classe dei bambini autistici e, attraverso la loro esperienza diretta, ho modo di renderli partecipi delle esigenze di un bambino autistico. Mi è capitato, ad esempio, di dover spiegare che uno scherzo per un bambino autistico può essere difficile da capire, perché senza un senso razionale e così i compagni hanno capito che non avrebbero ottenuto sorrisi facendolo, ma al contrario un disagio“. L’interazione è fondamentale per i bambini autistici e solo un contatto diretto, libero da pregiudizi, può consentire a chiunque di sperimentare quanto semplice sia l’inclusione. 

Il dr. Acerra ha illustrato le caratteristiche del Centro per l’Autismo che dovrebbe sorgere a Sant’Angelo dei Lombardi. Sì tratterà di un centro semiresidenziale all’avangurardia, che garantirà un’adeguata presa in carico del bambino autistico e della famiglia e che non escluderà la partecipazione anche di bambini “normodotati”, proprio al fine di rendere reale l’inclusione. I tempi di realizzazione, forse, non saranno brevi ma il dr. Acerra – incalzato dalle domande delle famiglie – ci tiene a garantire che si farà.

La platea dell’incontro di ieri lascia ben sperare che si possa realizzare una rete virtuosa sul territorio per aiutare le famiglie. C’erano rappresentanti dell’Asl e del Consorzio dei Servizi sociali Alta Irpinia, oltre a medici, terapisti ed ai ragazzi del servizio civile che spesso hanno a che fare con ragazzi autistici. C’erano anche gli amministratori locali ed in particolare l’assessore Moscariello del Comune di Montella, che si è impegnata a realizzare degli eventi estivi in collaborazione con l’associazione. La dirigente Mariacarmela Iorio, infine, ha ribadito che le porte della scuola sono aperte a progetti inclusivi ed a una collaborazione con gli operatori e le famiglie.

La speranza è che la consapevolezza sull’autismo, tanto pubblicizzata il 2 aprile, diventi qualcosa di concreto nella vita quotidiana di ciascuno di noi, perché non si può più pensare che non ci riguardi.