A Montella, in un sabato estivo, l’inclusione diventa reale

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A distanza di qualche giorno dalla “1° Edizione della Giornata dell’Inclusione” celebrata a Montella si può dire che talvolta l'”inclusione” esce dai trattati europei e di politica sociale e diventa realtà

Un dato è certo: se c’è ancora bisogno di celebrare l’inclusione in un’apposita giornata, com’è accaduto a Montella il 30 giugno scorso, evidentemente è perché siamo ancora lontani dal garantire alle persone con disabilità il pieno inserimento nel contesto sociale e la piena condivisione delle esperienze di vita collettiva.

Ciò non toglie, tuttavia, che per superare alcuni pregiudizi o anche solo delle difficoltà pratiche questi eventi diventano un ottima occasione di confronto e di sperimentazione concreta della disabilità e, quindi, ben vengano!montella

La giornata è stata voluta dall’associazioneNoi un sorriso e gli autismi e, con il patrocinio del Comune di Montella e la partecipazione di molte realtà associative e di volontariato del territorio, si è riusciti a creare una piccola “oasi” di integrazione e condivisione negli spazi della Villa  “E. e C. De Marco”, parco pubblico che ha ospitato una serie di attività sportive, ludiche e creative aperte a tutti, inclusive e gratuite.

Così, ben 14 bambini e ragazzi autistici e 5 ragazzi con altra disabilità (l’indicazione dei numeri vuole solo dare un’idea dell’importanza della giornata) hanno potuto condividere con i loro coetanei montellesi tante attività che, purtroppo, spesso sono loro precluse altrove.

Una maratona “in blu”, un flash mob, un torneo di calcetto, un laboratorio creativo, il drum circle, una grande tavolata “sociale” e un’area gonfiabili. Attività che, in questo moltiplicarsi di campus estivi, diventano scontate, per una giornata assumono l’emozionante veste dell’integrazione e lasciano il segno nelle coscienze assopite dei partecipanti!

Nei discorsi che, anche in tali contesti, si fanno con le famiglie di questi ragazzi (soprattutto di quelli che, per un balordo sistema italiano, non hanno la possibilità di rimanere a scuola dopo i 18 anni) quello che viene fuori è proprio la necessità di trovare luoghi e attività che rendano l’inclusione reale.

Molti dei ragazzi che erano a Montella sabato purtroppo sono costretti a vivere ventiquattro ore in casa e, laddove abbiano la possibilità di frequentare un centro diurno, i genitori devono augurarsi che funzioni in maniera adeguata e che venga garantita la continuità malgrado tutto – come, in centri noti a noi e alla cronaca giudiziaria, in cui gli operatori non percepiscono lo stipendio ed è difficile garantire l’assistenza!

Ci si rende conto, quindi, che c’è ancora tanto da fare e che in un momento storico-politico come questo il cd. “welfare dal basso”, garantito dalle associazioni e dal volontariato, è una realtà che va salvaguardata ed incentivata.