sabato - 11 Luglio 2020

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    Al Moscati profughi con sospetta Tbc, organizzazione da rivedere

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    Il Moscati sta curando otto richiedenti asilo, alcuni dei quali hanno sintomi tipici della Tbc. Non ci sono rischi di contagio, ma l’organizzazione va rivista

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    Sono otto gli ultimi profughi che, sbarcati sulla costa di Salerno, sono stati successivamente accolti nei centri irpini di Dentecane e Venticano. Tra venerdì e sabato, diversi ospiti dei centri di accoglienza temporanea irpini hanno avuto bisogno di assistenza medica, dopo aver accusato sintomi legati all’apparato respiratorio. Il Pronto Soccorso del nosocomio avellinese, dunque ha dovuto gestire questa ondata inaspettata di pazienti che andavano urgentemente curati. Attualmente otto di loro sono ancora in cura e alcuni presentano sintomi che fanno pensare alla Tbc. I richiedenti asilo, come giusto che sia, hanno ricevuto non solo un’accoglienza di tipo medico, ma anche dalla forte sfumatura umana e fraterna. Ad occuparsi immediatamente dei nuovi pazienti ci ha pensato il primario del Pronto Soccorso, il dott. Mario Raimo. Nonostante il sospetto di Tbc, il primario del reparto di Malattie Infettive Giuseppe Rosato ha dichiarato che non esiste alcun rischio di contagio. Patologie che talvolta minano la salute dei richiedenti asilo, quali tubercolosi, scabbia e hiv, infatti, non sono esotiche, ma radicate anche nel territorio europeo. Va, dunque sfatato, il falso mito degli “untori”, perché il rischio non è tanto il nostro, quanto il loro, che possono trovare un Soccorso poco Pronto ad accogliere l’emergenza. Proprio l’organizzazione, difatti, è risultato il punto debole del Moscati.

    centri di accoglienza, tbcIn estate aumenteranno gli sbarchi e i timori della dirigenza del nosocomio avellinese sono proprio di carattere logistico. Non risulta sostenibile né per i pazienti né per medici e infermieri lavorare nelle condizioni degli ultimi giorni. Il supporto di associazioni di volontariato quali Croce Rossa e Caritas, coadiuvato da quello dei centri specializzati, rende l’Irpinia una terra in prima linea nel supporto ai migranti. Come sottolineato dal segretario provinciale della Cgil Vincenzo Petruzziello, però, c’è bisogno della collaborazione di tutti e delle Autorità in primis. Qualora la cortina balcanica, fortemente sottoposta alla spinta del flusso migratorio, dovesse cedere, il numero di profughi aumenterebbe a dismisura e in quel caso anche i nostri centri potrebbero vivere momenti di criticità. Monteforte Irpino, Mercogliano, Manocalzati, Venticano, Dentecane, Flumeri, Pietrastornina, Montoro e Teora sono alcuni dei centri che accolgono i migranti. Un migrante, per chi lo accoglie, “vale” circa 30 euro al giorno, ma impegnarsi ad accoglierli non vuol dire fare affari, quanto prendersi cura, nel senso letterario del termine. Accogliere vuol dire fare proprie le preoccupazioni del richiedente asilo, in attesa che si trovi una soluzione adeguata per il suo futuro, compatibilmente con i diritti di cui gode nel nostro Paese in quanto stato di diritto. Proprio per questo, la salvaguardia in termini sanitari del richiedente asilo, spetta in primo luogo al centro di accoglienza che, per primo deve prestare la necessaria assistenza sanitaria, senza abusare del Pronto Soccorso come fosse un ospedale di propria pertinenza. La stessa Tbc, in quanto malattia infettiva, seppur comune, sarebbe facilmente diagnosticabile e isolabile in una comunità popolata come un centro di accoglienza se i suoi ospiti fossero opportunamente seguiti da un supporto sanitario. Con un supporto adeguato ed un’equa distribuzione dei compiti può essere fornito l’aiuto di cui i richiedenti asilo necessitano.

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