“Nessun titolo”, il secondo romanzo di Vincenzo Fiore. Intervista con l’autore



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Vincenzo Fiore, classe 1993, è in libreria con “Nessun titolo”, suo secondo romanzo. Avellino.Zon ha incontrato il giovane scrittore irpino. Ecco l’intervista

Classe 1993, una laurea triennale in Filosofia conseguita con il massimo dei voti, un racconto e due romanzi all’attivo. Vincenzo Fiore, giovane talento irpino, è attualmente in libreria con “Nessun titolo“, opera edita da Nulla Die.

Libro più venduto su Ibs nella storia della casa editrice, a soli due mesi dalla pubblicazione, “Nessun titolo” racconta il dramma della nostra instabile contemporaneità attraverso le vite di De Tommasi ed Emanuele, i due protagonisti.

nessun titoloLo scrittore che, al momento, prosegue il suo percorso accademico all’Università degli studi di Salerno e collabora con il “Quotidiano del Sud“, ha risposto ad alcune nostre domande.

Il primo elemento della tua ultima opera a incuriosire è, senza dubbio, il titolo. Qual è la ragione di questa scelta, che potrebbe definirsi metalinguistica?

«Spero che ogni lettore trovi la sua risposta nascosta fra le righe. Credo che la letteratura non debba arrogarsi il diritto di indicare una sola strada, un romanzo è come un viaggio, ognuno lo intraprende a suo modo».

In “Nessun titolo”, come nel tuo precedente romanzo, “Io non mi vendo” (Mephite, 2013), centrale è la dimensione interiore dei protagonisti che sembrano vivere sempre un rapporto conflittuale con la contemporaneità. Il disagio esistenziale che racconti è prerogativa dell’essere umano oppure è una condizione legata all’epoca in cui viviamo?

«Il disagio esistenziale è prerogativa dell’esser coscienti, parafrasando un grande pensatore: “vivo perché le montagne non sanno ridere né i vermi cantare”. Il disadattamento metafisico è figlio del pensiero critico, l’uomo incosciente ha maggiori possibilità di essere felice, questo già lo spiegava bene Schopenhauer qualche secolo fa. I miei personaggi si lasciano alle spalle un paradiso perduto, vivono un’angoscia esistenziale proprio nel momento in cui si mettono a pensare. Ogni epoca è giudicata di decadenza da coloro che la vivono, questa è un’idea banale già riscontrabile nell’antica Grecia, penso al mito di Crono, per questo me ne distacco anche tramite i miei personaggi. Il vero problema del mondo contemporaneo è che gli uomini hanno le condizioni e gli strumenti adatti per migliorarlo, tuttavia, restano immobili. Uno schiavo dell’antico Egitto aveva un alibi, noi no».

nessun titoloDomanda di rito. Quali sono i tuoi autori preferiti, quelli che consideri modelli di riferimento?

«La mia formazione culturale risente sicuramente degli influssi di Marx, Nietzsche e Cioran. Sentirsi scisso fra la costante oscillazione di voler cambiare lo stato di cose e la presa di coscienza della reale natura dell’uomo. Sono un nichilista che prova a fare qualcosa ad ogni costo; un romantico innamorato degli sconfitti».

“Nessun titolo” sta avendo un buon riscontro di pubblico. Adesso, qual è il tuo prossimo progetto? Stai già lavorando a un nuovo romanzo?

«Non posso immaginare un futuro senza scrittura, è come se mi togliessero l’ossigeno. Ho diverse idee che vorrei trasformare prima o poi in inchiostro, ma nulla ancora di preciso. D’altronde non scrivo soltanto per pubblicare, ma scrivo per un bisogno. Il moltiplicarsi di persone che scrivono è dovuto proprio a questo: prima ancora di avere la possibilità di valutare il proprio lavoro hanno già prefissato il progetto di esporlo ad ogni costo. Questa è la spiegazione del proliferare di tanti piccoli “scrittori”, “poeti” e “cantastorie” che sono destinati a spendere migliaia di euro per autofinanziare la propria opera che, inesorabilmente, venderanno soltanto ai loro amici e parenti. Se domani mi dovessi accorgere di non aver raggiunto un livello più alto, non avrei problemi a tenere le mie future pagine nascoste in un cassetto».

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