Paolo Speranza, 40 modi per vedere Montevergine

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Paolo Speranza ha curato l’introduzione del libro “Montevergine. Il paesaggio e la juta raccontati da scrittori e reporter”. Quaranta testimonianze di letterati e poeti che hanno viaggiato fino al Santuario

Ieri pomeriggio, nella Sala Consiliare del Comune di Mercogliano, è stato organizzato un incontro-dibattito sul libro “Montevergine. Il paesaggio e la juta raccontati da scrittori e reporter” (186 pagine, Edizioni Mephite). Il volume, curato da Paolo Speranza, è una raccolta di quaranta testimonianze di giornalisti e poeti che abbracciano diversi secoli, tra cui Alfonso Gatto, Guido Piovene, Henry Swinburne e Raffaele Viviani, i quali descrivono tradizioni religiose, paesaggi affascinanti ed emozioni attraverso un viaggio spirituale e scientifico, definito “Grand Tour” dallo stesso Paolo Speranza nell’introduzione dell’opera. Un testo dall’aspetto internazionale, che racchiude scritti importantissimi; quaranta modi diversi di narrare la montagna, l’armonia del luogo, la luce particolare e l’espressione di spiritualità che avvolgono Montevergine.Paolo Speranza, 40 modi per vedere Montevergine

L’evento è stato il decimo appuntamento nel segno di “Mercogliano Lab – Rassegna Libri in Comune”, un progetto curato dall’Assessorato alla Cultura e Pubblica Istruzione, diretto da Lucia Sbrescia, in collaborazione con l’I.C. “Mercogliano”, guidato dalla preside Maria Goretti Oliviero, patrocinato dal Club UNESCO, sezione di Avellino, e dall’Ufficio Provinciale Scolastico di Avellino, con la partecipazione dei volontari del Servizio Civile e di Garanzia Giovani di Mercogliano.

La musica è stata un veicolo di emozioni, grazie ad alcuni componenti del Conservatorio Domenico Cimarosa e dell’orchestra MIR di Avellino, che hanno eseguito delle riflessioni musicali su un testo del Mahatma Gandhi (1869 – 1948), politico, filosofo e avvocato indiano.

I talentuosi Livia Guarino al pianoforte, Alessandro Di Giacomo al violino e Roberta Di Giacomo al violoncello, accompagnati dalle voci virtuose del soprano Annarita TePaolo Speranza, 40 modi per vedere Monteverginerrazzano e del mezzosoprano Maria Gesualdi, hanno suonato quattro brani degli altrettanto validi compositori Luigi Bellino (“Il germoglio della vita”), Emanuele D’Onofrio (“Cielo”), Rino Faggella (“Mantieni i tuoi pensieri positivi”) e Vincenzo Tammaro (“Positivity”).

Hanno aperto la serata i saluti istituzionali del sindaco di Mercogliano, il prof. Massimiliano Carullo, e dell’assessore Lucia Sbrescia, che ha dichiarato: «Il nostro intento è quello di promuovere la cultura. Vogliamo sottolineare l’importanza della memoria storica, del territorio, delle nostre radici culturali, perché siamo convinti che un territorio possa crescere solo se si tutelano e si valorizzano le tradizioni locali. La crescita di un territorio passa obbligatoriamente attraverso il rilancio della cultura. Il libro di Paolo Speranza mira a valorizzare l’identità culturale, la storia, la memoria, la testimonianza e anche le tradizioni popolari legate a Montevergine. Approfondire la conoscenza attraverso la lettura di questo interessante libro, significa anche rafforzare il concetto di appartenenza».

Le prof.sse Mirella Napodano (presidente nazionale dell’associazione “Amica Sofia“) e Sofia Ocone (docente di Lettere e Filosofia) hanno letto qualche estratto del libro curato da Paolo Speranza, mentre anche gli altri relatori, il prof. Carlo Preziosi (Università degli Studi di Salerno) e il dott. Paolo Matarazzo, sono stati moderati dal giornalista Fiore Carullo.

Paolo Speranza, 40 modi per vedere Montevergine
Le luci della sala

«Avellino è l’unica provincia della Campania che non ha un’università, ma quello che fanno tutte queste associazioni presenti stasera vale forse più di un ateneo e di tante altre istituzioni. Montevergine è sicuramente uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti e popolari d’Europa. Nel libro ho preferito far parlare gli autori, alcuni dei quali sono ancora inediti – e di questi ero particolarmente curioso -, alcuni sono stranieri e altri in gran parte sono già noti, come Domenico Porzio, che è stato uno dei più importanti critici letterari italiani, oltre ad aver collaborato con Panorama; veniva da Taranto e ha vissuto pochissimi anni ad Avellino, lasciando delle poesie bellissime, alcune delle quali sono state proposte in questo volume, altre saranno successivamente pubblicate» ha spiegato il prof. Paolo Speranza, illustrando, in seguito, il saggio.

«Per il libro è stata necessaria una selezione “aspra”; ho selezionato 40 autori su più di 120 in base a due criteri: il primo in base ai più importanti, ai più noti se non altro, il secondo scegliendo anche autori di un passato ormai lontano. C’è tutto un capitolo, quello della nuova Candelora, che è interessantissimo. Montevergine ha una particolarità rispetto a tutti gli altri luoghi dell’Irpinia: i viaggiatori, i turisti, gli scrittori non erano di passaggio ma venivano apposta per scelta, per convinzione, per curiosità, per scoprire, conoscere e vedere con i propri occhi una terra inospitale, lontana dai grandi circuiti, difficile da raggiungere, da percorrere e da comprendere; mi riferisco soprattutto ai grandi letterati, anche stranieri, come Cesare Zavattini negli anni ’50, Giuseppe Marotta ed Edward Lear, che hanno lasciato pagine meravigliose».

Paolo Speranza, 40 modi per vedere Montevergine
Il prof. Paolo Speranza

Il direttore della rivista “Quaderni di CinemaSud” ha concluso il convegno parlando dei progetti futuri: «Intendo raccogliere i principali reportage giornalistici che riguardano l’Irpinia, e l’anno prossimo credo che finalmente uscirà un libro sul filmMontevergine – La grande luce” del 1939, con Amedeo Nazzari (per leggere la recensione del film clicca qui, ndr); ho raccolto ormai documenti sufficienti e rari, che voglio mettere a disposizione della comunità di Mercogliano, di quella irpina ma anche della comunità cinematografica nazionale, perché si è trattato di un film importante».

FRASE DI GUIDO PIOVENE SU MONTEVERGINE

«Il tempio ed il convento, appollaiati, quasi una piccola città massiccia, sulla parete a picco ad oltre 1.200 metri dall’altezza, guardano un panorama immenso, e nelle giornate chiare l’occhio si spinge fino a Napoli e Capri».