Mezzapesa: «Mi affascinano i luoghi dimenticati e chi ne diventa custode»

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Pippo Mezzapesa

«È per questo che ho deciso di raccontare la lotta di Elia, l’ultimo abitante di Provvidenza» ha affermato il regista de «Il bene mio», Pippo Mezzapesa

Riguardo al suo film, «Il bene mio», di cui vi abbiamo annunciato l’uscita (leggi qui), il regista bitontino Pippo Mezzapesa ha rilasciato alcune dichiarazioni.

Queste le sue parole: «Torno al lungometraggio con una storia che mi appartiene profondamente. Racconta di una comunità perduta, a causa di un terremoto, e di un uomo che si ostina a difenderne la memoria; un personaggio che resiste, visionario e lucido allo stesso tempo. È un film in cui la realtà inciampa nella magia, fatto di pietre abbandonate e incontri, rivelazioni e scontri, paradosso e sogno.Pippo Mezzapesa

Mi hanno sempre turbato i paesi fantasma, le case abbandonate, le strade deserte attraversate dall’eco di un passato dissolto – ha aggiunto Mezzapesa – Così come provo una profonda fascinazione per chi, di quei luoghi dimenticati, in fondo traditi, diventa custode. È per questo che ho deciso di raccontare la lotta di Elia, l’ultimo abitante di Provvidenza, la sua resistenza, lo strenuo tentativo di recuperare una comunità smembrata. Le luci della città nuova, bagliori di omologazione e rassegnazione, sono lì all’orizzonte, a tracciare la possibilità di una nuova vita. Ma per Elia bisogna ricordare, non basta fuggire per permettere alla ferita di rimarginarsi».

Pippo Mezzapesa, con questa pellicola, è al suo secondo lungometraggio. Tra i suoi lavori: «Come a Cassano» (2005), «Pinuccio Lovero. Sogno di una morte di mezza estate» (2008) e «Il paese delle spose infelici» (2011).