giovedì - 18 Agosto 2022
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    Presidente della Repubblica, era il 1964 quando De Mita fu sospeso dalla Dc

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    Nel 1964 Saragat diventò Presidente della Repubblica e De Mita fu sospeso per un anno per aver disobbedito alle direttive del partito

    Mentre sono in corso le varie Chiama per l’Elezione del Presidente della Repubblica ritorniamo indietro nel tempo, quando nei partiti era difficile essere dissidente, ma ancora di più nella Democrazia Cristiana, che sospese De Mita e non solo. Era il 1964 e si stava per scegliere il quinto Presidente della Repubblica. Ci vollero allora 20 scrutini e 12 giorni delle feste natalizie per scegliere un nome.

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    Oggi si prospetta una settimana o poco più per arrivare ad un nome unitario. Ma c’è una storia che viaggia di pari passo con le elezioni del Presidente della Repubblica, come quella dei franchi tiratori e dei grandi elettori che vengono fuori ogni sette anni per essere interpellati. Nel ’64 erano altri tempi in cui i partiti erano scuola e come scuola avevano delle regole.

    Regole che dovevano essere rispettate a priori, a differenza di oggi dove la scissione della scissione ed anche un singolo elemento fa partito da solo. In questa storia che andiamo a raccontare si parla della Democrazia Cristiana che in Irpinia ha avuto personaggi illustri.

    saragat
    Giuseppe Saragat, Presidente della Repubblica
    1964 – 1971

    L’Ansa ci ricorda in un articolo degli inizi di dicembre dello scorso anno che in lizza per l’Elezione del Presidente della Repubblica c’erano Fanfani, Scelba e Pastore, “ma alla fine, il giorno prima dell’inizio delle votazioni, i gruppi scelgono a scrutinio segreto di puntare sul presidente della Camera Giovanni Leone. Lo sfidante è il socialdemocratico Giuseppe Saragat, che ancora una volta punta sulle crepe nello scudocrociato per raggiungere il traguardo. Sulla carta Leone ha la possibilità di farcela dal quarto scrutinio.

    Ma i franchi tiratori non gli lasciano spazio: Leone è costretto a una lunga via crucis nella quale i suoi voti fluttuano senza mai avvicinarsi al quorum. Vista la mala parata Leone sarebbe dell’avviso di ritirarsi, ma la Dc non vuole cedere. “Questa è la mortificazione di una Dc stracciata” dice il segretario della Dc Mariano Rumor, sperando in un pentimento dei frondisti . Le votazioni si susseguono inutilmente, mentre si avvicina il Natale. Al ministro calabrese Gennaro Calviani, arrivato a Montecitorio ingessato per un incidente automobilistico, qualcuno dice: “Farai prima a toglierti i gessi che noi ad eleggere il presidente””.

    Questi erano i nomi ed il sussulto che ne derivava in quelle sedi di partito. Ci fu un seguito a tutto questo e fu la scelta del Partito Socialista di votare per il proprio segretario Nenni e la scelta dei comunisti di votare Terracini. dopo dodici scrutini però le due fazioni convergono sul nome di Nenni. 14° scrutinio: 406 voti Leone, si può sperare, ma avviene la discesa. La sera di Natale si vota, ma la Dc decide di astenersi. Nenni arriva a 349 voti. 

    E qui che la Democrazia Cristiana “usa il pugno duro contro due franchi tiratori rei confessi: l’ex sindacalista Carlo Donat-Cattin e il giovane Ciriaco De Mita vengono sospesi per un anno per aver disobbedito alle direttive del partito”, come scrive l’Ansa.

    Ma si arriva finalmente al 28 dicembre quando si è deciso: sarà Giuseppe Saragat il nuovo presidente della Repubblica italiana con 646 voti favorevoli. 

    Oggi di via vai di senatori e ministri se ne vedono anche pochi, a causa della tecnologia che permette di riunirsi in video chiamata, ma quello che è cambiato è sicuramente il metodo. I partiti, ma soprattutto le dirigenze, non hanno nessun potere, se non quello della persuasione.

    CONTINUA SU AVELLINO ZON

     

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