martedì - 4 Agosto 2020

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    Rapporto Svimez: In Irpinia, aumenta il rischio spopolamento

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    Rapporto Svimez: aumenta il rischio spopolamento in Irpinia e per la Cgil c’è bisogno subito di interventi del governo per restituire speranza ai giovani 

     Il segretario generale della Cgil in Irpinia, Franco Fiordellisi, commenta i dati dell’anticipazione del Rapporto Svimez, chiedendo interventi immediati per il rilancio del Mezzogiorno: «L’Italia – osserva – è sempre più spaccata in due: la frattura tra Nord e Sud del Paese potrebbe diventare insanabile. Sono indispensabili interventi immediati per il rilancio del Mezzogiorno».

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    «Per attuare una strategia funzionale allo scopo, devono essere utilizzate al meglio le risorse messe a disposizione dall’Unione europea – Pon e Fse – e anche il governo nazionale deve agire velocemente con investimenti certi per recuperare i ritardi storici aggravati dalla crisi economica mondiale. E la reintroduzione dei voucher, nello stesso giorno in cui sono diramati questi dati, non è certo un buon segnale».

    «Il numero di famiglie meridionali, con tutti i componenti in cerca di occupazione, è raddoppiato: tra il 2010 e il 2018 si è passati da 362mila a 600mila, mentre nel Centro-Nord sono 470mila). In particolare, il Rapporto Svimez evidenzia sacche di crescente emarginazione e degrado sociale, che scontano anche la debolezza dei servizi pubblici nelle aree periferiche e definisce preoccupante la crescita del fenomeno dei working poors ovvero il lavoro a bassa retribuzione, dovuto a complessiva dequalificazione delle occupazioni e all’esplosione del part-time involontario».

    cgil avellino
    Il segretario della Cgil di Avellino Franco Fiordellisi

    «In un simile contesto, il rischio spopolamento aumenta. Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883mila residenti: la metà sono giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni.Un fenomeno preoccupante ancor di più per le aree interne e montane, come la provincia di Avellino».

    «Quella dello Svimez è la fotografia di una drammatica realtà, che la Cgil denuncia da tempo. Per uscire dall’impasse sono necessari forti interventi per creare lavoro di qualità che contrastino la povertà retributiva e restituiscano prospettiva ai giovani».

    «In Irpinia, servono misure specifiche che rilancino gli investimenti pubblici e privati: negli ultimi 10 anni sono stati, invece, ridotti drasticamente le risorse con il conseguente taglio dei diritti primari di cittadinanza. Come proposto nel Piano del lavoro Cgil queste misure sono l’unica strada per dare risposte concrete ai cittadini meridionali e determinare una crescita netta».

    «In sostanza, quello che servirebbe è un’Agenzia per lo sviluppo in grado di definire le politiche, orientare la specializzazione produttiva e coordini tutti soggetti istituzionali e non a vario titolo interessati. Solo così – conclude Fiordellisi – si potrà imprimere un’accelerazione nella realizzazione di infrastrutture materiali e sociali e fare sistema per progettare adeguatamente l’utilizzo di tutte le risorse messe a disposizione dall’Unione europea».

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