Sagra della castagna di Montella, è tempo di bilanci



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Foto di Carlo Fierro

Si è chiusa domenica la 35^ sagra della castagna di Montella ed il bilancio non può che essere positivo, ma questa terra ha bisogno di respirare anche gli altri 362 giorni dell’anno

Fare un bilancio di un evento come la Sagra della Castagna di Montella non è cosa semplice, soprattutto perché gli interessi coinvolti sono tanti, l’impegno organizzativo è notevole e le aspettative economiche dei partecipanti raramente vengono tradite.

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Ph Sorrentino Gerardo

Basta, quindi, aggiungere un “ma” al “tutto perfetto” che si passa per i soliti detrattori. Ma non si può ignorare il fatto che questi eventi rappresentano ancora delle isolate boccate di ossigeno per un territorio in grado di attirare 200.000 persone e di fare del turismo (quello con la T maiuscola, non quello degli avventori della salsiccia!) un settore trainante, se affiancato all’enogastronomia e alla cultura.

La programmazione ha dato i suoi frutti e si tratta di un cambio di mentalità necessario, perché se non si ragiona in un’ottica di lungo periodo si possono raccogliere soddisfazioni saltuarie ed occasionali, ma non si potrà parlare di un successo per la collettività ed il territorio. Perché deve essere chiaro l’obiettivo, che non è quello di fare entrare un po’ di denaro nelle tasche dei paesani, ma di creare un sistema economico virtuoso per il quale valga la pena rimanere in Irpinia, investire, sfruttare le potenzialità connesse ai prodotti di eccellenza locali ed alle bellezze naturalistiche e storiche.

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Del resto, il turista da intercettare non dovrebbe essere quello che si fa i km per mangiare a poco prezzo un alimento saporito (presumibilmente paesano). Il turista che guarda all’Irpinia dovrebbe essere quello che cerca una natura ancora incontaminata, sicuramente anche un prodotto alimentare genuino, ma che magari si aspetta di scoprire il territorio, di visitare uno dei nostri castelli, di apprezzare un potenziale sito FAI.

Non perché il turismo debba essere elitario, ma perché è la qualità che fa la differenza in una prospettiva di lungo periodo. Non necessariamente il paese deve subire la violenza dell’assalto per potersi dire soddisfatto e le modalità di selezione dell’utenza rientrano senza dubbio negli aspetti da programmare imparando dall’esperienza ormai ultratrentennale.

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Gli incassi a Mointella ci sono stati e anche corposi, la castagna era prevalentemente quella locale, non sono mancate novità culinarie e sperimentazioni, la direzione artistica ha confermato un’attenzione alla tradizione locale, ma anche alla musica internazionale (per mero gusto, un po’ di folklore in meno non mi dispiacerebbe!), il tempo ci ha baciati (almeno sino a domenica sera) e vi è stata anche la possibilità di fare beneficenza.

È arrivato anche il treno, a dare l’illusione che si possa ritornare sui passi di una selvaggia e penalizzante centralizzazione di servizi che ha colpito l’Irpinia in questi anni. Insomma, i presupposti per essere ottimisti ci sono, ma questo dovrebbe essere solo uno dei tanti eventi che nel corso dell’anno permette, a chi non ci vive, di scoprire questo territorio e, a chi a scelto di rimanerci, di respirare!

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