Scandalo ex Scoca: nuove proteste per i corsi professionali non autorizzati



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Continua la lotta degli alunni dell’ex I.I.S.S. “Salvatore Scoca” di Avellino per la scandalosa vicenda emersa in settembre. Nuove incertezze sul conferimento della qualifica professionale. Organizzato questa mattina un nuovo presidio di protesta

Durante la mattinata appena trascorsa alcuni alunni dell’ex I.I.S.S. “Salvatore Scoca” di Avellino si sono riuniti nello spiazzale della scuola per un nuovo presidio di protesta. Si tratta della terza dimostrazione ufficiale di dissenso, dopo un video diffuso sul web e un corteo, per portare alla ribalta il vergognoso scandalo che ha visto coinvolto l’Istituto. Infatti, nello scorso mese di settembre, gli iscritti al  corso di “Operatore del Benessere” , presente nell’offerta didattica sin dal 2014 per garantire qualifiche professionali nel settore estetico, sono stati messi al corrente dell’inutilità di tale indirizzo. Questo perché la scuola ex Scoca non aveva precedentemente ottenuto l’autorizzazione regionale, agendo quindi nell’illegalità e rendendo impossibile il rilascio delle qualifiche.

Proprio a seguito delle precedenti proteste, i genitori degli alunni truffati erano riusciti ad ottenere un colloquio con le Istituzioni competenti. Più precisamente il sig. Antonio Barone, rappresentante delegato dei genitori, lo scorso 30 settembre era stato ricevuto presso la sede della Regione a Napoli. L’incontro era avvenuto grazie alla spinta del Consigliere regionale Carlo Iannace, vedendo l’impegno dell’Assessore regionale alla Formazione, Chiara Marciani, per la risoluzione dell’amara vicenda. A questo ne era seguito un altro il 6 ottobre.  Si prospettava perciò un lieto fine e, soprattutto, a breve termine. Tuttavia così non è stato o quantomeno i tempi sembrano essere ancora molto lunghi. I genitori e gli alunni hanno continuato le loro rimostranze, preoccupati soprattutto dalla mancanza di accordi scritti, che possano rassicurarli sul loro futuro, mentre tutto ciò che hanno ottenuto fino ad ora sono soltanto volatili parole.

“Noi ancora non abbiamo capito nulla- afferma il sig. Barone in rappresentanza di tutti i genitori- non abbiamo in mano ancora niente di scritto, non sappiamo cosa succederà in questa scuola. Come vedete qui i genitori sono agitatissimi, alcuni non sanno neppure cosa fare. Siamo qui perchè vogliamo un aiuto… non ci fermeremo. Adesso non crederemo più a nulla finché non sarà messo per iscritto”.

Intanto quei moderni laboratori, nei quali fino a poco fa si svolgevano le attività del corso, hanno iniziato ad essere smantellati, confermando il dubbio degli studenti: il corso, così come era stato programmato, non avrà più realizzazione, di conseguenza la qualifica non sarà mai rilasciata. Queste le uniche e terribili certezze, che fanno da contrasto alle parole sempre più vaghe delle Istituzioni. A tal proposito la Dirigente dell’IPIA “Alfredo Amatucci”, a cui lo Scoca è stato accorpato dal 1° settembre 2016, ha dichiarato di aver già fatto il possibile per spingere la Regione a stabilire una sanatoria, per cui non resterebbe che aspettare il trascorrere di quei “tempi tecnici” utili all’iter già avviato. A suo, avviso, perciò tali manifestazioni di protesta di genitori e alunni sarebbero eccessive per il momento.

Totalmente contrastanti sono invece le parole degli alunni dell’ex Scoca, che hanno riportato le dichiarazioni della Dirigente che gli sarebbero state fatte durante una riunione interna all’Istituto e svoltasi lo scorso venerdì. “Non siamo stati assolutamente rassicurati sulla questione – ha affermato una ragazza – anzi la Preside ci ha detto che i corsi assolutamente non si faranno e a chi non sta bene è libero di andare via.” Se le preoccupazioni riguardo il loro futuro non bastassero, ad alimentare il malcontento sono giunte dichiarazioni che vorrebbero la professoressa organizzatrice del corso per “operatore del benessere” colpevole di una grave offesa. Le studentesse hanno infatti affermato di essere state definite da lei “oche” e “pezzenti”. La motivazione? Perché chiedono di essere rimborsate delle spese scolastiche e in particolare di quelle per la formazione professionale sostenute per un corso, di fatto, fantasma. È proprio il caso di dire: oltre al danno la beffa.

Fotogallery Margherita Vistocco.

 

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