Scuola online, intervista ad una professoressa irpina



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Forino. montoro, scuola

La scuola vive un momento di difficoltà, mai provato prima sia per alunni e sia per gli insegnanti che ogni giorno si trovano davanti ad un computer a fare lezione

Il mondo della scuola, ma non solo, si sta attenendo al momento di emergenza Coronavirus che vive l’Italia. Vediamo come sta rispondendo il mondo scolastico della Provincia di Avellino.

Abbiamo chiesto alla Professoressa Lucia Genovese che insegna Italiano e Geostoria agli alunni del Liceo Classico dell’Istituto Omnicomprensivo “Francesco De Sanctis” di Lacedonia.

Professoressa Lucia Genovese, le attività didattiche della scuola stanno procedendo da casa in Smart working sia per i professori che per gli studenti, come sta andando?

«Salve a tutti. Si, sin da subito la scuola si è attivata per consentire agli studenti la Didattica a Distanza e quindi il diritto allo studio e ai docenti di svolgere il proprio lavoro. Per la prima settimana ci siamo autogestiti, attraverso video lezioni registrate, chiamate via Skype, piattaforme come Edmodo. Poi in un secondo momento la scuola ha creato degli account ufficiali per poter utilizzare, in maniera corale, la Google Suite for Education e quindi Classroom e Meet, rispettando il normale orario scolastico, ma con delle riduzioni, perché fare una lezione online di un’ora è impensabile. Quando parliamo in aula, o al bar, adattiamo il nostro parlare alle reazioni degli altri. Se capiamo che non capiscono, o che li stiamo annoiando, reagiamo. In una lezione sincrona (in diretta ma a microfoni spenti) o asincrona (registrata) questo scambio non c’è e noi insegnanti rischiamo di diventare noiosi.

Purtroppo tale modalità presenta delle criticità, innanzitutto perché non ci sono precedenti e quindi in alcuni casi si tende ad improvvisare; e poi perché la scuola è e rimane il luogo dell’incontro, della socialità, della relazione. Niente può sostituire la bellezza della scuola fisica. Tuttavia, questa crisi apre a nuove prospettive e, sicuramente, pone delle domande cui dobbiamo necessariamente rispondere. I ragazzi (i miei alunni frequentano un liceo classico) sono contenti di poter mantenere una “normalità” in una situazione che di normale non ha nulla, potersi “incontrare” nell’aula virtuale, porre delle domande ai docenti».scuola

Cosa potrebbe comportare questa chiusura prolungata per gli studenti?

«Sicuramente dei rallentamenti e delle lacune che poi dovranno essere colmate nei prossimi anni, ma non solo a livello didattico, ma anche e soprattutto a livello umano e relazionale.

La chiusura prolungata, come più volte ribadito dal Ministro Azzolina, porterà all’ammissione alla classe successiva per tutti gli studenti, anche per quelli che presentano insufficienze. Questa decisione porta inevitabilmente ad uno “scenario”, parola cara al Ministro, non positivo: venendo meno il rischio, viene meno la motivazione per lo studente e quindi anche l’impegno.

Per i ragazzi che invece frequentano le quinte, gli “scenari” sono addirittura 2: nel caso in cui si dovesse rientrare entro il 18 maggio, l’esame di maturità verrà svolto in presenza, con una prima prova di carattere nazionale e una seconda preparata dalle singole commissioni, tutte composte da membri interni e presidente esterno. In più poi l’orale. Nel caso in cui poi non si dovesse rientrare nemmeno entro il 18 maggio, l’Esame consisterà in un maxi colloquio orale online.

Potete immaginare lo stato d’animo di questi ragazzi. Io insegno in una splendida quinta e, inevitabilmente, li dovrò accompagnare, fisicamente o attraverso uno schermo, all’Esame di Maturità. Credetemi, ogni giorno cerco di sedare ansie, dubbi e malinconie, perché proprio dall’alto non arrivano indicazioni chiare.

Tutti noi ricordiamo il nostro Esame di Stato: è la prima vera sfida per uno studente; e per quante ansie possa generare è comunque un’esperienza che forgia l’attitudine allo studio, al confronto, all’essere esaminato, al parlare in pubblico e proietta verso l’ambiente universitario dove l’oralità rappresenta il mezzo principe per valutare l’esaminando. La “notte prima degli esami” purtroppo per questi ragazzi avrà una carica emotiva meno significativa. Peccato».

La scuola che tipo di strategia ha messo in campo per permettere agli alunni di studiare?

«La scuola sta cercando di “eliminare” ogni tipo di disuguaglianza, anche grazie ai finanziamenti stanziati proprio per le dotazioni informatiche. I ragazzi che non sono forniti di connessione internet o PC e tablet necessari per la Didattica a Distanza, sono stati segnalati alla segreteria dai vari coordinatori di classe e successivamente sono stati consegnati loro tablet e Sim, dai volontari dei singoli comuni o dalle Forze dell’Ordine».

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La Professoressa Lucia Genovese

Lei come passa le sue giornate in Quarantena?

«Sicuramente buona parte della giornata la impiego a lavorare: la mattina con le lezioni su Meet e parte del pomeriggio a creare PowerPoint, mappe concettuali, a caricarli nelle diverse piattaforme e a correggere poi gli elaborati dei ragazzi, che meritano e hanno diritto di ricevere indicazioni e incoraggiamenti per fare sempre meglio. Per la restante parte della giornata cerco di fare cose sempre diverse: leggo tanto, guardo qualche serie TV e faccio degli esperimenti culinari, soprattutto in vista della Santa Pasqua».

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