Serino, insieme per riflettere sulla violenza



0

 

A Serino insieme, per contrastare la violenza, l’odio e l’indifferenza. Una panchina rossa per indurre alla riflessione, per far riflettere sul rispetto

 

Domenica mattina, a Serino, nei giardini pubblici, é stata installata una panchina rossa, simbolo della lotta contro la violenza di genere e contro l’indifferenza. Un fenomeno dilagante, in continua crescita, che é necessario combattere.

La panchina guarda sulla strada, si rivolge ai passanti, e sembra sussurrare:

Qui siede chi non guarda se non con gli occhi dell’amore, chi non possiede ma abbraccia, chi non giudica ma accoglie, e chi non fa spazio alla violenza. (Maria Cristina Foligno)

Il Dottor Masulli ci porta alla mente i dati ISTAT, sconcertanti, che ci rammendano ogni giorno quanto il problema della violenza sia assai diffuso, nonostante le nuove e ripetute campagne di sensibilizzazione. L’inaugurazione di una panchina come gesto simbolico, necessario per portare gli uomini a riflettere. O per educare i bambini alla Non violenza. Un messaggio forte, come il suo colore. Quanto il suo peso.

Un messaggio per chi ogni giorno è vittima di violenza e non riesce a trovare una via d’uscita, quando basterebbe soltanto aprire gli occhi ed avere il coraggio di vivere, nonostante tutto. E capire che esiste una vita possibile. Al di là dell’odio, al di là della violenza. E trovare, con l’auducia, una strada da percorrere, tutta nuova. E senza sangue o cicatrici sul corpo. O, peggio, dentro all’anima.

Toccante la benedezione della panchina, in presenza delle autorità, del primo cittadino di Serino, Vito Pelosi, dell’assessore Marcello Rocco e di gente comune, del popolo. Le note che hanno accompagnato un momento così commovente come il suo scoprire e liberarla del suo  telo bianco, sono state quelle dei Sonora Junior Sax.

Bianco contro Rosso. Due mondi così lontani come la purezza pronta a scontrarsi con la violenza, con il colore del sangue e delle passioni malate che portano alla veemenza.

“La panchina rossa vuole essere un segno, un simbolo, una sorta di tassello iniziale – ha dichiarato Vito Pelosi. Un sostegno morale per chi vive queste problematiche, perché costruire una comunità sana e forte può essere possibile solo attraverso il dialogo, affrontando queste tematiche sociali e soprattutto parlandone”.

La strada é ancora lunghissima e scoscesa, tutta in salita – ha commentato l’assessore Rocco, che ha voluto fortemente che fosse dedicata ad una grande donna come Nilde Iotti, prima donna nella storia dell’Italia repubblicana a ricoprire una delle tre massime cariche dello Stato, vale a dire la presidenza della Camera dei deputati:

“Dal momento che alla donna è stata riconosciuta nel campo politico la piena eguaglianza col diritto di voto attivo e passivo, ne consegue che la donna stessa dovrà essere emancipata dalle condizioni di arretratezza e di inferiorità in tutti campi della vita sociale, e restituita ad una posizione giuridica tale da non menomare la sua personalità e la sua dignità di donna e di cittadina”. 

Una mattinata graffiante per le parole e la voce rotta di chi, invece, ha avuto il coraggio di denunciare. Quelle di una donna che ha raccontato la sua storia, per in – segnare qualcosa che l’ha segnata, e che disgraziatamente segna troppe ma troppe donne.

” Per ogni donna che muore, vi é una donna che rimane in silenzio”, ha detto.

Serino

E poi l’intervento di Rita Nicastro, una donna che si é sempre battuta per tutte le donne, perché se muore una donna, moriamo un po’ anche noi. Ecco quello che ha dichiarato:

Il fatto che una donna non ci sia più, non significa che l’abbiamo dimenticata. A chi vive la violenza, noi siamo vicine. Anni di lotta non hanno sopperito ad un problema che ha radici culturali. Qualcosa non ha funzionato, qualcosa é andato storto. La violenza contro le donne, é una violenza contro l’intera comunità”. 

Riflettiamo sulla violenza. Non riflettiamo la violenza. E poi, se rimane del tempo, riflettiamo anche sul Rispetto. E riflettiamo il Rispetto, come uno specchio che ci guarda. 

M. Vistocco

 

 

 

 

Leggi anche