domenica - 5 Dicembre 2021
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    Sibilia, sette anni senza il commendatore dell’Us Avellino

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    Il commendatore Antonio Sibilia morì quella mattina nella sua casa di Mercogliano

    Quella mattina il mondo dello sport avellinese si è svegliato con un lutto molto grave. L’imprenditore irpino Antonio Sibilia era molto malato, e si spense nella sua casa di Mercogliano; era stato il patron dell’Avellino Calcio negli anni importanti, quelli dei 10 anni in Serie A (1978-1988).

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    A 93 anni, quasi 94 perché il 4 novembre ne avrebbe compiuto 94, vantava quasi mezzo secolo di calcio. Conosciuto anche come “Il Commendatore di Mercogliano” era anche uno scopritore di talenti, come ad esempio: Nando De Napoli, Beniamino Vignola, Stefano Tacconi, Luciano Favero e soprattutto Juary. Nomi importanti che nel calcio irpino hanno lasciato il segno, quindi il Commendatore ci aveva visto giusto.

    Non ci aveva visto giusto, però, per la giustizia; con cui ha avuto più di un guaio. Negli anni del terremoto, infatti, davanti ai giornalisti e alle telecamere dava tre baci al superboss della Camorra Raffaele Cutolo. Diceva che era un supertifoso, tanto da fargli consegnare una medaglia dell’Avellino da Juary. Poi è stato incriminato per l’uccisione del procuratore della Repubblica di Avellino Gagliardi, ma venne assolto subito. Quindi talenti, guai e amore per la sua terra. La sua terra, la sua tifoseria che lo ha amato perché al Partenio hanno giocato grandi campioni, anche come avversari.

    I funerali di Antonio Sibilia si svolsero nella Chiesa di San Modestino di Mercogliano e vicino al Commendatore i figli: l’onorevole Cosimo, Stanislao e Concetta.

    L’AS Avellino 1912, nella persona del Presidente Walter Taccone, esprime le proprie condoglianze alla famiglia.

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