Sipari ancora chiusi. Crò: “Fare l’attore non è un hobby”

Crò
© Vanna Giannoccaro

Lockdown 2.0, in Irpinia e in Italia la cultura chiude nuovamente i battenti. Le parole dell’attore e regista Gian Crò

Alla fine del primo lockdown, quando la macchina della cultura sembrava cominciare a ingranare nuovamente la prima marcia, insieme a tutti i settori economici italiani, avevamo ascoltato le parole dell’attore e regista Gian Crò. Per lui, partenopeo che ha mosso i primi passi in Irpinia, il teatro è sicuramente una passione ma, ormai, è la sua professione. A giugno si era detto scettico sulla riapertura a capienza estremamente ridotta dei teatri e ora, la pandemia che abbiamo imparato a conoscere, ma non a sopportare, lo ha privato nuovamente della luce dei riflettori.

L’intervista

  • Poco prima del nuovo Dpcm, hai calcato il red carpet del Festival del cinema di Roma e sempre a Roma ti sei unito alla protesta degli artisti in piazza Montecitorio. Quanto è lontano in questo momento il mondo dei tappeti rossi e quanto vicino, emotivamente, quello delle bandiere rosse dei sindacati che vi hanno accompagnato in piazza?

In realtà, come movimenti sindacali, in particolar modo, ci ha sostenuto un’associazione nata da poco, che si chiama “Unita”, la cui presidente è Vittoria Puccini e accoglie attori del calibro di Alessandro Gassman, Edoardo Leo, Massimiliano Gallo e molti altri attori di spicco. Oltre loro, però ci sono tantissimi giovani attori come me. Sicuramente sono al nostro fianco, ma la situazione del CoVid non ci lascia scampo.

  • Il primo lockdown ha colto tutti alla sprovvista e non ha dato, forse, il tempo di riflettere, ma ha lasciato, poi, il segno delle cicatrici nei mesi successivi. Quanto costa al mondo del teatro e dell’arte una seconda stretta?

Non c’è stata un’analisi reale dell’epidemia in merito ai teatri e ai cinema e non c’è mai stata una vera e propria ripartenza. La riapertura estiva è stata sofferta e per pochi, non tutti hanno avuto la possibilità di tornare a fare spettacoli. Io mi ritengo fortunato perché ho potuto, almeno, rifare quattro repliche, su diverse tappe annullate. Forse settembre e ottobre hanno rappresentato, per noi artisti, uno spiraglio, perché avevamo ripreso, ad esempio, le prove. Ci sono professionisti, come quelli del mondo della danza, che avevano ripreso ad allenarsi in sala e adesso si trovano a farlo di nuovo in casa. Soprattutto per il teatro, non è un problema che si risolverà a breve. Non ci sono sforzi adeguati per venire incontro alla nostra categoria. In termini economici, questa seconda ondata costa tanto. Io sono giovane e ho ventisei anni, ma ci sono attori di cinquant’anni con famiglia che non hanno la fama per potersi permettere di rimanere fermi tre quattro mesi. Nel nostro settore molti lavorano in nero. Questo non è sicuramente un problema frutto del CoVid, ma sicuramente il virus ha fatto da lente d’ingrandimento.

Crò
Gian Crò sul red carpet del Festival del Cinema di Roma – © Vanna Giannoccaro
  • La mancanza di prospettiva è sicuramente ciò che più atterrisce. Personalmente come stai vivendo questo momento?

Se un giovane come me, prima riusciva a programmare le proprie attività di sei mesi in sei mesi, oggi non si può fare nemmeno da una settimana all’altra. Se anche volessimo incontrarci per provare dei testi per essere pronti per quando si potrà fare di nuovo teatro, non possiamo vederci in sala prove. Mi è capitato di incontrarmi con dei miei colleghi nei parchi, distanziati, con la mascherina, ma ti renderai conto che è poco produttivo. Non dobbiamo dimenticare che l’AGIS (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, ndr) ha pubblicato un documento in cui afferma che dal 15 giugno che hanno riaperto al 10 ottobre, che è l’ultima dato riportato, su 350000 spettatori circa c’è stato un solo contagiato. (Per 2782 spettacoli, 347262 spettatori e un contagiato, ndr). Per questo non capisco perché bisogna interrompere l’attività di cinema e teatri. La chiusura dei cinema porta una congestione dei set. Di conseguenza i progetti in programma per il 2021 non si sa se saranno portati a termine.

  • Come ci si può reinventare? Qual è la tua alternativa al teatro e quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro?

Ritenendomi una persona molto ottimista, la mia alternativa è soprattutto la scrittura. Ho scritto uno spettacolo nuovo a marzo, durante la prima quarantena che, con fatica, con la produzione, stavamo cercando di programmarlo per aprile 2021, ma adesso è fermo. C’era un progetto che sarebbe dovuto partire a dicembre con un teatro stabile, ma si è fermato anche quello. L’unica cosa che mi è rimasta è un cortometraggio a cui sto lavorando che cercherò di portare a Venezia l’anno prossimo. Se tutto va bene, sarà pronto per marzo o aprile 2021 per tentare la fortuna e perché no, portarlo al Festival di Venezia. Sto anche valutando delle eventuali dirette streaming da un teatro di Roma, se ce lo concedono, perché senza pubblico assumerebbero la stessa valenza della didattica a distanza. Se questo nuovo modo di fare spettacolo sarà possibile, aprirei un conto dove chiunque potrebbe donare una cifra da cinque euro in su per sostenere gli artisti che lo portano in scena. Se posso, vorrei sensibilizzare gli amministratori, i Comuni, le istituzioni. In questi giorni il nostro mondo è stato scosso dalla perdita di Gigi Proietti e vedere tanta gente riconoscente nei confronti di un artista dovrebbe far riflettere le istituzioni. Come si può non dare il giusto peso all’arte e alla cultura e poi applaudire una salma e inchinarsi davanti a un maestro del teatro, dopo aver chiuso il teatro in un modo così barbaro?. Fare l’attore non è un hobby, non è solo una passione, è una professione. C’è gente che lavora e vive di questo.

Questa il mesto ritratto di Gian Crò su un teatro sempre più buio e impolverato.

 

 

 

Leggi anche: ELEZIONI, QUELLO CHE INVIDIO DEGLI AMERICANI

Letture Consigliate