venerdì - 10 Luglio 2020

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    Il 2018 è un anno da dimenticare in fatto qualità dell’aria, secondo il dossier di Legambiente, Avellino è  la città più inquinata della Campania

    Avellino – Preoccupanti i dati di Mal’aria 2019, il dossier annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico in Italia, che restituisce un quadro del 2018. Un anno da codice rosso, che costerà multe salate all’Italia deferita dalla Corte di giustizia europea in merito alle procedure di infrazione per qualità dell’aria.

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    A niente è servito il blocco delle auto messo a punto dalla giunta comunale, Avellino ha registrato il maggior numero di giornate fuorilegge in Campania, con 89 giorni (46 per il Pm10 e 43 per l’ozono). Segue Napoli con 72 giorni e Benevento con 27.

    Quindi ben 3 capoluoghi di provincia su 5, hanno superato i limiti giornalieri previsti per le polveri sottili o per l’ozono (35 giorni per il Pm10 e 25 per l’ozono). Conseguenze dirette ricadono sulla salute di noi cittadini, costretti a respirare aria inquinata per circa 4 mesi all’anno.

    Stando ai dati dell’Agenzia Europea per l’ambiente, sono oltre 422mila le morti premature all’anno per inquinamento atmosferico e l’Italia si colloca tra i paesi europei peggiori – con più decessi in rapporto alla popolazione, pari a più di 60.600 nel solo 2015.

    avellino

    Anche questo 2019 lancia dati preoccupanti sulla qualità dell’aria. Secondo i dati dell’Arpac nei primi 21 giorni di gennaio sono ben undici le città campane che registrano già oltre cinque giorni di superamenti dei limiti giornalieri previsti per le polveri sottili.

    Un quadro preoccupante che indica un’urgenza a livello nazionale di pianificare misure strutturali capaci di riportare l’aria a livelli qualitativamente accettabili.

    “Anche nella nostra regione – dichiara Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania – continua a pesare enormemente la mancanza di una efficace strategia antismog e il fatto che in questi anni l’emergenza inquinamento atmosferico è stata affrontata in maniera disomogenea ed estemporanea. I sindaci delle nostre città devono ancora metabolizzare politicamente che la sfida importante che oggi devono affrontare è quella di fare della mobilità sostenibile il motore del cambiamento e di ripensare le città per le persone, non per le auto. È questo il cambio di paradigma che deve prendere piede nella nostra regione.

    E – conclude Imparato – se a livello nazionale per far uscire l’Italia dall’emergenza cronica dello smog occorre realizzare in primis un Piano Nazionale contro l’inquinamento con misure strutturali ed economiche di ampio respiro e redigere PUMS ambiziosi ripensando l’uso di strade, piazze e spazi pubblici delle città, creando ampie “zone 30” e prevedendo nuovi spazi verdi nei centri urbani, a livello locale è fondamentale incentivare davvero la mobilità sostenibile, potenziando il trasporto pubblico locale, urbano e pendolare, vera spada di Damocle delle nostre città. Meno efficienza e efficacia del trasporto pubblico significa inevitabilmente più auto private per strada e più smog per i polmoni dei cittadini”.

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