domenica - 17 Gennaio 2021

Coronavirus, 36 nuovi casi di positività in Provincia. Ecco dove

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    Dopo il giorno del ricordo del Terremoto del 23 novembre di 40 anni fa ci affidiamo alle parole di un esperto: il Disaster Manager Felice Preziosi, che lancia un messaggio a tutte le amministrazioni

    Terremoto – “Oggi tutti ricordano il sacrificio di migliaia di vittime, i politici continueranno a sfilare, ad esporre i già tanti e noti problemi, e poi domani nessuno ricorderà più nulla di quella tragica notte.

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    “Irpinia” – 23 novembre 1980 – ore 19.35 Per non dimenticare

    Novanta secondi e nulla fu più uguale. Domenica 23 novembre 1980, ore 19,35. La data che segna il prima e il dopo, Cambiò la vita a milioni di persone.

    Infatti in 2.998 persero la vita in quella calda, inquietante sera di 40 anni fa.

    La memoria dell’uomo è labile, e il tempo cancella i ricordi attraverso i quali si potrebbe imparare per costruire il futuro.

    “Ma il ricordare fatti di un recente passato, configura la civiltà di un popolo quando si è ripreso”.

    Ormai a 40 anni dal devastante sisma che nel 1980 sconvolse l’Irpinia ritorna più che attuale il discorso della prevenzione dei rischi.

    Il sisma del 1980 distrusse vite, alterò la geografia dei luoghi, stravolse modelli sociali, suscitò ingenue speranze, produsse laceranti delusioni. Eppure quelli furono i giorni del volontariato e della solidarietà. Centinaia, migliaia di giovani accorsero dal Nord nel profondo Sud per sostituirsi ad uno Stato assente ed impotente.

    Li chiamarono “gli angeli” del terremoto. Oltre 8.000 furono i soccorritori intervenuti.

    Forse, fu l’ultima mobilitazione popolare nel nome dell’unità d’Italia. Ogni centro raso al suolo ha avuto il suo “villaggio piemontese”, la sua “piazza Parma”, la “mensa emiliana”, segni concreti di una solidarietà operativa.

    Perché 40 anni dopo, abbiamo provato almeno a cambiare, sanando antichi svantaggi, mostrando dignità, restando Italia, senza mai contrapporsi a luoghi meglio sviluppati del paese.

    Il 23 novembre, alle 19.35 di ogni anno, c’è chi si fermerà un attimo per ricordare. Chi ha il dono delle fede forse si segnerà in memoria di tanti lutti.

    Chi possiede il laico dubbio della ragione, si interrogherà su quel che andava fatto meglio e di più, ma non è stato fatto.

    I terremoti prima o poi ritornano, ritornano sempre negli stessi luoghi, e questo è una certezza; non si conosce quando, ma prima o poi ritornano.

    Ritorna, poi, la conta dei morti, dei feriti, dei danni, dei tratti in salvo grazie alla efficiente macchina dei soccorsi ed agli immensi Vigili del Fuoco.

    Si perché nel soccorso siamo ormai bravi. Ma il soccorso rappresenta solo la terza fase dei compiti di un Sistema Nazionale di Protezione Civile eccellenza nel mondo. Tutti però dimenticano le altre due fasi: la previsione e la prevenzione. Due termini che ad ogni tragedia riecheggiano nelle nostre orecchie.

    Il terremoti non provocano morti, ma è la trascuratezza dei nostri territori che provoca danni, lutti e distruzione.

    Ma intanto fra qualche settimana, al massimo qualche mese, tutto tornerà come prima nell’indifferenza più completa verso due aspetti importantissimi quale quello della previsione e della prevenzione.

    Mancano previsione e prevenzione.

    Gli enti locali continuano ad essere impreparati. Ogni cittadino deve sollecitare i propri enti ad adottare e, soprattutto, a pubblicizzare e divulgare adeguatamente, i piani comunali di protezione civile. Molti piani, ancora oggi, sono chiusi nei cassetti dei sindaci: è come non averli!!!

    Ci sono comuni, in Campania, che non sono per niente al sicuro. “Occorre mettere in pratica dei seri progetti di messa in sicurezza del territorio”.

    Il Sindaco è Autorità di Protezione Civile sul proprio territorio comunale, Autorità di Protezione Civile 365 giorni all’anno e non solo nel giorno della memoria.

    Tutto ha inizio con la conoscenza dei rischi, la previsione e la prevenzione. Ma soprattutto – occorre lavorare seriamente, per la preparazione di adeguati Piani Comunali di Protezione Civile, che siano provati e testati, aggiornati periodicamente, rendendo partecipe la popolazione al discorso procedurale di gestione delle emergenze”.terremoto 40

    Il Piano di Emergenza è il supporto operativo al quale il Sindaco si riferisce per gestire l’emergenza col massimo livello di efficacia. Solo attraverso una precisa distribuzione di sforzi volti:

    • a conoscere le vulnerabilità territoriali ed antropiche;
    • ad organizzare una catena operativa finalizzata al superamento dell’evento,

    Il Sindaco disporrà quindi di un valido riferimento che determinerà un percorso organizzato in grado di sopperire alla confusione conseguente ad ogni evento calamitoso.

    In tempi di pace i piani di emergenza comunale vanno provati, testati, collaudati e quindi periodicamente aggiornati in modo da verificare quali possano essere i punti deboli di una catena di comando di cui bisogna avvalersi in caso di emergenza in modo da rendere efficace ogni tipo di intervento in caso di necessità e quindi quando la normalità venga meno.

    L’auspicio e la speranza è che quando si procederà all’approvazione nei rispettivi consigli comunali ci si avvarrà di tecnici qualificati del settore, quale il Disaster Manager, che al momento rappresenta la figura professionale maggiormente in grado di testare, provare e verificare un piano di emergenza comunale.

    Prima che sia troppo tardi……perché prima o poi ritornano!!!”.

    Felice Preziosi (Disaster Manager)

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