mercoledì - 14 Aprile 2021

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    Trivellazioni in Irpinia: il punto della situazione

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    L’appello del “Forum ambientale dell’Appennino Meridionale”: fermare le trivellazioni, ma al contempo provvedere alla tutela dei grandi bacini idrici irpini. Il punto della situazione con il dott. Eduard Natale del “Comitato NO Petrolio in Alta Irpinia”

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    La lunga situazione di stallo sul tema trivellazioni in Irpinia si è sbloccata nei giorni scorsi con il “sì” al referendum abrogativo di alcuni punti dello “Sblocca Italia” e del “Decreto Sviluppo”, quest’ultimo formulato durante il precedente Governo Monti. Referendum voluto dal “Coordinamento No Triv” nazionale e curato dal prof. Di Salvatore, docente di Diritto Costituzionale dell’Università di Teramo.

    TrivellazioniSono cinque le proposte portate avanti dal referendum che mira a restituire alle Regioni e agli enti locali la possibilità di partecipare alle decisioni assunte dallo Stato sul proprio territorio. Si tratta di uno sgarbo non di poco conto al premier Renzi da parte della regione Campania, che si accoda alle altre nove regioni a favore della consultazione popolare e in aperta opposizione alle linee nazionali del PD.

    Facciamo il punto della situazione con Eduard Natale del “Forum Ambientale dell’Appennino” e portavoce del “Comitato NO Petrolio in Alta Irpinia, uno dei vari movimenti popolari creatisi nell’area del permesso “Nusco”. Raggiunto telefonicamente il dott. Natale ci spiega come nell’area di Gesualdo (nell’ex cava a poche centinaia di metri dal paese) siano state già portate a compimento le prime fasi di ricerca e si attende di poter procedere al primo pozzo esplorativo. Pozzo che permetterebbe d’iniziare le cosiddette ‘prove di produzione’” dello scarso petrolio irpino.

    TrivellazioniFino alla decisioni dei giorni scorsi, la situazione era rimasta in una situazione di stallo per mesi. Il settore tecnico della regione aveva il potere di fermare le esplorazioni, ma l’indecisione della politica, in bilico tra il governo centrale e gli elettori, hanno fatto venire meno la possibilità di esprimere un parere contrario con l’approvazione dello “Sblocca Italia” (se prima la regione era limitata ad un mero “parere”, adesso le regioni possono essere praticamente scavalcate).

    Continuiamo la nostra intervista telefonica chiedendo al dott. Natale, chi sono le ditte interessata al petrolio irpino e come mai mentre i grandi paesi petroliferi sono in crisi l’Italia punti sul petrolio? L‘”Italmin”, piccola società d’esplorazione romana, detiene solo una quota del 20% del lotto; la restante parte è nelle mani della “Compagnia Generale Idrocarburi”.

    Trivellazioni
    Trivellazioni in Irpinia: il punto della situazione

    Natale prosegue spiegandoci che la tecnica del fracking sia stata giudicata dannosa negli Usa, dove è prevista un’alta tassazione per le attività estrattive. In Italia il guadagno per le società è assicurato da una timida tassazione e il basso prezzo del petrolio non frena l’appetito delle grandi compagnie. Venendo ai comitati presenti sul territorio irpino, la visuale di Natale è quella di vari comitati con diversi orientamenti politici che puntualmente convergono per collaborare nei momenti chiave.

    Il referendum abrogativo sui punti caldi dello “Sblocca Italia” potrebbe svolgersi già nel maggio 2016, a questo punto il messaggio del “Forum ambientale dell’Appennino Meridionale” alla regione è quello d’iniziare a costruire un’alternativa al petrolio attraverso la tutela degli strategici bacini idrici irpini.

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