Tv pirata, anche Avellino nel Maxi Blitz che ha scovato il business



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Tra le città coinvolte nella lotta alle Tv pirata anche Avellino, collegata alla centrale di Napoli, dove operava la piattaforma Xtream Codes

Con l’inizio del campionato, ripartono anche gli appuntamenti imperdibili delle partite per i tifosi che hanno la possibilità di poterli guardare attraverso abbonamenti a Pagamento. Dovrebbe essere così, solo ad eccezione per due “tifosi greci”, che invece avevano pensato di creare un vero business sui pacchetti abbonamento, infatti ora sono indagati dopo un blitz della Guardia di Finanza contro le Tv pirata.

La scoperta è avvenuta in questi giorni nel corso di un Blitz del Nucleo Speciale per la Tutela e la Privacy che dopo i primi accertamenti hanno provveduto ad oscurare la Piattaforma Xtream Codes e al momento stanno indagando sui due Ideatori della stessa piattaforma.tv pirata

Da notizie rilevate dall’agenzia Adnkronos dopo il Blitz il cerchio degli indagati aumenta complessivamente a 25, diverse le centrali che risultavano collegate alla piattaforma Xtream Codes, con diverse sedi sparse in tutto il territorio da Avellino, Roma, Taranto ed altre città italiane, comprendendo anche città dell’esterno.

Dalle prime indagini sul caso ne è emerso che la base operativa rilevante aveva come sede Napoli. Durante il Maxi Blitz infatti sono stati ritrovati dei decoder, tessere, carte e materiale informatico. Come ritiene il GIP di Napoli Fabio Provvisier durante il sequestro di questo materiale “è probabile che questo sia il luogo operativo dell’intera struttura associativa nella quale si svolgono l’ideazione, la programmazione e quindi il fulcro del comando delle attività criminose con a capo i due cittadini greci che sono ritenuti a capo dell’organizzazione”.

Dopo il Maxi Blitz è stata disattivata la più importante rete internazionale di diffusione illegittima di contenuti provenienti dalle emittenti a pagamento come Sky, Mediaset ed altre, che stando alla nota ufficiale, la rete acquisiva illegalmente prodotti per poi rivenderli agli utenti finali ad un prezzo di circa 12 euro.

A rischiare sanzioni sono anche gli utenti che hanno usufruito del servizio, risultano essere più di 5 milioni gli utenti italiani che accedono a questa rete di diffusione di contenuti illeciti.

A cura di Marika Cifiello

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