Borgo dei Filosofi: l’immenso Masullo “Migranti mentali”



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Masullo

Giornata di chiusura per la VII edizione de “Il Borgo dei filosofi”; nel pomeriggio a partire dalle 18.30 l’incontro con Aldo Masullo

Nel caldo pomeriggio di ieri si è riunito nella platea del Teatro Carlo Gesualdo di Avellino un pubblico misto: c’erano docenti, ragazzi e persone incuriosite dalla rassegna. Masullo Alle 18.30 sale sul palco Stefano Vetrano per presentare prime una serie di iniziative, come quella delle Pigotte, legate all’UNICEF, per poi lasciare la parola al preside Sasso, il quale è intervenuto per presentare i ragazzi che hanno partecipato alle olimpiadi della filosofia.

Nel canale nazionale ci sono stati due vincitori, nel canale internazionale Roberta del Pezzo, ragazza avellinese, che ha ottenuto un riconoscimento per l’elaborato svolto – un saggio filosofico in lingua-  e a maggio sarà rappresentante dell’Italia in Belgio.

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Gran bella soddisfazione per lei, per la scuola e per la città che ci dimostra, come anche lo stesso Sasso ha affermato, di voler riportare la conoscenza della filosofia al di là del manuale e alla lettura dei testi. E’ stata poi la volta del direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli: ha affermato che si dovrebbe ripensare al pathos non come sofferenza ma con il significato di “provare”, provare qualcosa di fronte all’esperienza estetica e provare a trasformare la realtà. Chi si confronta con l’arte deve sempre confrontarsi e provare, ha strumenti per combattere il nichilismo di cui parla Masullo.

Ed è proprio Aldo Masullo a prendere la parola, l’immenso filosofo e politico italiano.

La fama lo precede ed è inutile tratteggiarne la biografia, poichè basta ascoltarlo per capire il percorso della sua vita, fatto di riflessioni, studi classici e sguardo critico sul mondo. Presentato, ironizza sul fatto che non aspettava di trovarsi nel bel mezzo di una cerimonia, come quella del Borgo.  Tema della sua riflessione è la ragione idiota e la dissipazione dell’umanità.

“Quello che sta succedendo negli ultimi anni, la persecuzione di gruppi legati da fede religiosa, di gruppi non allineati con il potere, si è acutizzato in questo decennio. Il punto di partenza di ogni riflessione su ciò che noi siamo è la sofferenza, il dolore da cui siamo colpiti; per citare il tragico greco Eschilo, Παθει μαθος (pàthei màthos), ossia noi impariamo attraverso il dolore. […] Le sofferenze del Medio Oriente sono nate negli anni ’90, con le stragi, dove popoli europei dominati da scalmanati potenti hanno innescato questo fenomeno. Le parole del Papa vogliono ammonire tutti, sono parole di fortissima condanna per la responsabilità degli uomini. Tutto ciò che sta succedendo purtroppo non dipende da catastrofi naturali, eruzioni, terremoti, tsunami, ma da noi. […] quando ci avviciniamo a questo tema ci dobbiamo avvicinare con la severità filosofica, maniera di essere caratteristica dell’uomo che non fa sfuggire se stesso. Infatti la sapienza vera è conoscere se stessi: basti pensare all’Oracolo di Delfi, Γνῶθι σεαυτόν, Gnōthi seautón “conosci te stesso” o a Platone che diceva “l’occhio non riesce a guardare se stesso” proprio perchè da soli non riusciamo a capire e vedere chi siamo, ci serve uno specchio. Ed è per questo che siamo lontani e quindi “idioti”: idiota è un sostantivo greco che indica un individuo chiuso in se stesso. Ragione idiota poi è un ossimoro…”

Continua Masullo, e ci porta con lui sulle ali del pensiero, ci porta là dove si scopre che l’umanità è stata sempre migrante, perchè straordinariamente intelligente e, per assecondare i propri bisogni, migra. Ma ci dice Masullo che è un errore considerare migranti queste popolazioni che scappano da guerra e fame; sono piuttosto fuggiaschi. Inutile innalzare muri, costruire steccati e fare resistenza a questi popoli: servirà soltanto ad accrescere le sofferenze che si ripercuoteranno su di noi. Termina così, e con qualche battuta simpatica, l’intervento di Masullo, che definisce l’uomo che pensa un “migrante mentale”.

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