giovedì - 13 Agosto 2020

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    Unesco: la transumanza è Patrimonio culturale

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    L’Italia designata al riconoscimento dell’Unesco, insieme a Grecia e Austria, per la transumanza come patrimonio culturale. Ecco le parole del Deputato del M5S, Maraia

    L’ Unesco si è riunito mercoledì, nella celebre città colombiana di Bogotà, con la sua commissione di valutazione per dichiarare la transumanza Patrimonio immateriale dell’ umanità e lo ha fatto con l’approvazione unanime di 24 stati membri del comitato intergovernativo.

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    L’ Italia è stata candidata a marzo del 2018 insieme ad altre nazioni, quali la Grecia e l’Austria, dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Le regioni interessate a questo tradizionale “fenomeno” preso in considerazione sono state: la Puglia, la Basilicata, la Campania, il Lazio, il Molise, l’Abruzzo, la Lombardia e infine le province autonome di Trento e Bolzano.

    Ad essere precisi, è la terza nomina, seguita dalla giusta riconoscenza, che il nostro Paese guadagna portandoci al primo posto per numero di registrazioni in campo rurale e agroalimentare, a discapito di Belgio e Turchia che non possono far altro che mettersi in coda.

    Le prime due pratiche, insite nella tradizione autoctona di determinate località italiane, riguardano la coltivazione della vite ad alberello tipica dell’isolotto siculo di Pantelleria e l’arte dei muretti a secco, un prototipo di costruzione rurale caratteristico dei terreni che si sviluppano a precipizio.

    La Coldiretti lancia l’allarme per quanto riguarda la mancanza di persone che si apprestano a lavorare come pastori: “Con un milione di pecore in meno è emergenza pastori”.

    La transumanza delinea il punto di forza economico di alcuni posti che riescono ancora a resistere nonostante questa palese carenza a cui stiamo assistendo. Ad esempio la Calabria o ancora la Sardegna.

    Insomma per tutti gli Appennini sino alle Alpi speriamo ci sia un ritorno consistente a questa attività, non esclusivamente per un fattore finanziario, ma anche per un senso di protezione e valorizzazione del territorio e della sue tradizioni che devono essere tramandate da generazione in generazione.

    “All’indomani dei festeggiamenti dell’Italia per il riconoscimento della transumanza quale Patrimonio culturale immateriale da parte dell’Unesco, vorrei fare qualche considerazione sull’importanza delle scelte strategiche che possono valorizzare il nostro patrimonio culturale o distruggerlo.” E’ quanto afferma in una nota il deputato del Movimento 5 Stelle Generoso Maraia.

    “La transumanza è una tradizionale migrazione di bestiame che interessava buona parte della provincia, come dimostra la candidatura portata avanti dal comune di Lacedonia (faccio i complimenti al sindaco per questo) e la presenza di tratturi o tratturielli in molte delle nostre vallate.

    In particolare, il tratturo Pescasseroli-Candela, uno dei più importanti d’Italia, attraversa tutta la valle del Cervaro, toccando i territori di Casalbore, Montecalvo, Ariano, Villanova e Zungoli. Territori interessati dal progetto relativo alla costruzione di un biodigestore a Savignano, scalo Montaguto-Panni in località Ischia. Senza dimenticare la presenza di due discariche (Difesa Grande e Pustarza).

    Sarebbe il caso di fermarci un attimo e di ragionare insieme su quale futuro immaginiamo per le nostre terre. L’Unesco, riconoscendo la transumanza come patrimonio culturale dell’umanità, conferma quello che cerchiamo di dire da molto tempo: le nostre aree interne, pur soffrendo carenze infrastrutturali ataviche, custodiscono un patrimonio che dovrebbe essere difeso, valorizzato e, se possibile, sfruttato da un punto di vista turistico ed economico. Basterebbe mettere insieme le risorse umane ed economiche che abbiamo e programmare un piano serio di salvaguardia e promozione del nostro territorio, che non guardi all’immediato ma che abbia un respiro quanto meno ventennale.

    Prima di procedere alla distruzione del nostro unico ambiente rurale, quindi, mi appello alla sensibilità di tutti gli amministratori dell’area perché si possa avviare una serena discussione sul tema e perché si possa finalmente programmare uno sviluppo culturale ed economico, senza rassegnarsi ad essere la pattumiera della regione prima e della provincia dopo.

    Auspico, inoltre, che si proceda alla creazione di un tavolo di lavoro in Provincia di Avellino. Invito il Presidente Biancardi a farsi promotore, insieme al sottoscritto, e con la possibile collaborazione di Regione e Ministero, di un coordinamento tra diversi progetti annunciati ma mai realizzati, dai Gal al Progetto pilota.

    È necessario che gli amministratori irpini inizino a ragionare in una logica di rete. Non sono più concepibili divisioni interne tra alta Irpinia, Valle Ufita e Avellino: da Savignano a Lauro, bisogna mettere a sistema le risorse della nostra provincia, iniziando a programmare interventi sostenibili e coerenti con il sistema produttivo, il paesaggio, la cultura e l’identità di ogni angolo di Irpinia”.

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